Quando Eric Holt si presenta su una linea di partenza per una corsa, una qualunque, dovunque sia, spicca, si distingue. Si guarda attorno e vede che gli altri hanno tutti cose che lui vorrebbe, ma non ha. La maglia, per esempio. La sua non ha un logo e le scarpe se l’è comprate da solo. Holt è uno dei migliori americani sui 1.500 metri, eppure correndo non guadagna quanto vorrebbe. Non solo non guadagna, i soldi li perde. Lavora nel reparto psichiatrico di un ospedale e vive nella casa dei suoi. È così che all’età di 29 anni può ancora sognare di darsi all’atletica a tempo pieno. Ora come ora non potrebbe permetterselo, ma nel mondo dei Trials di Eugene c’è anche la sua storia, in mezzo a quelle di campioni del mondo, vincitori di medaglie olimpiche, volti sorridenti che appariranno sui cartelloni pubblicitari o in qualche spot. Dice il Washington Post che Holt è un sognatore, uno sensibile al fascino fondamentale dell’atletica leggera, perché “all’orologio non importa cosa indossi o se la tua ragazza ti paga il pasto. Gestisci il tempo e la tua vita può cambiare”.
LA SUA STORIA
Il Washington Post racconta che Holt ha corso al college con una borsa di studio parziale e non ha mai partecipato ai campionati NCAA. Non ha uno sponsor, si paga la propria attrezzatura, il fisioterapista e i viaggi. Ha trascorso anni ad allenarsi da solo dopo turni di 13 ore in clinica. Guida l’auto che lo porta in giro per gare in tutto il nord-est d’America, raramente guadagna qualche premio in denaro, pIù spesso finisce nella serie-B delle corse. Si è tesserato per un club semiprofessionistico, l’Empire Elite, si allena a un’ora di distanza da casa sua, nello stato di New York. Si è qualificato per i Trials olimpici del 2021 e non è arrivato alla finale. Ha raggiunto la finale dei campionati nazionali nel 2023 ed è arrivato ultimo. Deve ancora entrare in nazionale o trovare una stabilità finanziaria. Ma non ha smesso di credere che un giorno accadrà. Deve convincere uno sponsor, un finanziatore che gli dia fiducia, che gli consenta di staccarsi dal lavoro per fare quello che desidera.
Questo mese a New York, Holt ha finito una corsa fianco a fianco con il britannico Jake Wightman, il campione del mondo 2022. Il cronometro segnava 3:34.05, il miglior tempo in carriera per Holt, il quinto più veloce per un americano nel 2024, ma lui era arrabbiato.
Parlando con i giornalisti dopo la gara, si è rimproverato per essere arrivato secondo e ha implorato qualche sponsor di assisterlo. “Parla con cruda vulnerabilità – scrive il Washington Post – e corre con insolita disperazione. Sa che dovrebbe rilassare il viso e le spalle negli ultimi 100 metri di una corsa. Invece, è tutto muscoli sporgenti e denti stretti”.
Holt si dice terrorizzato ogni volta che si avvicina alla linea di partenza. “Una prestazione deludente potrebbe mettere in imbarazzo lui e la Empire Elite. Ma una vittoria in un campo di professionisti potrebbe dargli la vita che cerca da tempo”.