La 3Tre è il Wimbledon dello slalom

Il Wimbledon dello slalom. L’esame di Vinatzer

 

  Oggi lo slalom notturno di Madonna di Campiglio sulla 3Tre, considerata la pista più nobile del circuito mondiale per gli slalom. Una verifica per Alex Vinatzer, il ventenne gardenese al suo primo podio in Coppa del mondo domenica a Zagabria. 

Le occasioni giuste. Da anni ormai si dice che Alex Vinatzer è la risposta italiana a Clement Noel. Il francese è esploso la scorsa stagione – trionfi a Wengen, a Kitzbühel e a Soldeu -, dopo aver vinto i Mondiali juniores del 2018 in Svizzera. «Noel al momento è più forte di me – concede Vinatzer -, ma ha anche due anni in più. Lavoro per contendergli il primo posto». Gli aspetti su cui concentrarsi Alex li aveva chiari già in autunno. «Per fare delle belle gare sulle piste più tradizionali devo crescere sulla gestione dei dossi, sulle contropendenze». Dopo Madonna di Campiglio arrivano Adelboden, Wengen e Kitzbuehel, una dopo l’altra. Le occasioni giuste nel momento migliore. Simone Battaggia, la Gazzetta dello sport 

Vinatzer fa sogni. Campiglio, Adelboden, Wengen, Kitz, Schladming: c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma c’è una pista che lei sogna di conquistare? «Certo, Campiglio. Fin da bambino. È la gara alla quale tengo di più, perché è quella di casa. Rappresenta noi italiani. L’anno scorso ho sperimentato il tifo bestiale che arriva sul Canalone. Roba da brividi, spero di esaltarlo. E prima di tutto gestirlo».

Beh, a detta di tutti è uno che non sente la pressione. Generazione Scialla… (sorride) «Infatti sono sereno e cerco conferme, ma Campiglio non è una gara come un’altra e arrivarci dopo il primo podio vuol dire avere tutta l’attenzione addosso. Devo essere bravo a isolarmi, a mantenere alta la concentrazione».

Ha un suo metodo? (sorride) «Ho chiesto se c’è un tavolo da ping pong. È il mio hobby preferito e giocarci mi rilassa». | Giorgio Pasini, Tuttosport

dati   l’età del primo podio dei grandi italiani di Coppa  Gros 18 anni e 2 mesi. Thoeni 18 e 10 mesi. Plank 19 e 3 mesi. Tomba 20 anni. Paris 21 e 9 mesi. Innerhofer 24. Blardone 24 e 2 mesi. Rocca 24 e 7 mesi. 

Ha anche un allenatore privato: l’ex DT della Nazionale. È giusto riconoscere qualche merito anche a chi con il gardenese lavora nell’ombra da qualche anno. Il suo nome è Claudio Ravetto. Non è un segreto, perché i due quando sono assieme non si nascondono. Alex durante le feste di Natale si è allenato a Bielmonte, sulle piste di casa dell’ex dt degli Azzurri. Alex da quando è bambino ama lavorare tanto e in modo molto personalizzato e la scelta tempo fa è caduta su Ravetto, cui affidarsi per rifiniture tecniche, ma anche tattiche e mentali. È un bene che un allenatore capace come Claudio non sia uscito dal giro (se non da quello della Federazione) e possa ancora aiutare gli atleti italiani a dare il meglio. «Io non dico nulla, faccio solo il mio lavoro per chi sente di aver bisogno di me. So di essere un po’ fastidioso per qualcuno e questo è il motivo per cui preferisco lavorare nell’ombra, ma mercoledì sera sarò a Campiglio a guardare lo slalom della 3Tre. Ho davvero voglia di rivivere sul campo un grande evento. Con Jacques Theolier ho un ottimo rapporto e lui sa benissimo che seguo Vinatzer privatamente. Ci confrontiamo sul lavoro tecnico da portare avanti e ci scambiamo i suoi video». | Maria Teresa Quario, Sciare Magazine

Kristoffersen e la passione per il motocross. Henrik sulla 3Tre si è imposto due volte in slalom (come Hirscher), nel 2015 e nel 2016, e se dovesse concedersi la tripletta eguaglierebbe il mito di Tomba (il migliore è Stenmark con cinque perle). «In realtà, a pensarci bene, sono un mezzo pigro. Non sugli sci, ma mi piace stare a casa, leggere libri, guardare la tv. Beh, un hobby ce l’ho, ma solo in estate: il motocross. A papà quella moto non andava giù, abbiamo discusso, ma gli ho detto: “Che paura hai che mi faccia male, questa paura non ti veniva quando affrontavo una discesa…”. Poi ha capito che il motocross mi serve anche per lo sci. | Riccardo Crivelli, la Gazzetta dello sport

Gross scierebbe sempre di sera. Preferisce gli slalom diurni o quelli con i riflettori? «I secondi, tutta la vita. A parte che attirano più gente, soprattutto quando sono in paese: più pubblico, più festa, più spettacolo… bellissimo. E poi con la luce dei riflettori si vede meglio il tracciato, si vedono gli avvallamenti, le buche. Talvolta di giorno la luce è così piatta che diventa tutto più difficile. Penso che tutti gli slalom, o quasi, si dovrebbero disputare di sera, con i riflettori artificiali». | Paolo Marabini, la Gazzetta dello sport

Miracolato. L’Équipe dedica un articolo al belga Armand Marchant, 22 anni, che domenica a Zagabria è arrivato quinto in slalom ed è stato il più veloce nella seconda manche. A 19 anni i primi punti in Coppa del mondo. Poi, però, l’incidente ad Adelboden con piano tibiale fratturato, legamenti e menisco lacerati. Ha subito sette operazioni in due anni. Peter Verdonk, il suo chirurgo belga, elogia la sua capacità di resistenza e la sua forza mentale. “Non ho paura di dire che è un miracolato”. 

 

Alberto Tomba parla della pista delle piste. Alberto, che emozioni prova rivedendo il Canalone Miramonti? «Fortissime. È una delle gare classiche del calendario e lo stadio è incredibile. Quando scendi tra i pali sei sempre circondato dalla folla, è inebriante. Solo Schladming ti regala sensazioni così».

Lo slalom italiano si sta rialzando con Vinatzer? «Spero di sì e mi auguro che non rimanga un risultato isolato. Sul podio sono saliti i giovani, c’è un ricambio. Per l’Italia è un momento positivo. Le donne ci regalano soddisfazioni con Bassino, Brignone e Goggia. I settori che devono rialzare la testa invece sono lo slalom femminile e il gigante maschile». | Intervista di Daniela Cotto, la Stampa

 

Il nostalgico Girardelli. Che differenza c’è tra lo sci attuale e quello dei suoi Anni ’80? «Noi eravamo più coordinati, dei veri acrobati. I ragazzi di oggi, soprattutto nella velocità, puntano sulla forza. La nostra Coppa era di grande intensità, perché il calendario era interminabile e la lotta aperta fino all’ ultimo respiro. Senza Zurbriggen la mia carriera sarebbe stata più facile, ma credo che anche lui pensi la stessa cosa di me. Il circo oggi è un po’ noioso. Dipende anche dai tracciati, sono tutti uguali, manca fantasia. Si difende solo la libera, la disciplina regina. Gli organizzatori devono cambiare qualcosa».

Non ci sono più personaggi, concorda? «Sì. L’ultimo è stato Bode Miller, conosciuto anche fuori dalle piste. Carismatico, leader e campione. Gli altri sono un po’ dei signori nessuno, noti solo tra gli appassionati. In questa stagione, senza Hirscher, la Coppa si è riaperta. Speriamo ci sia maggior spettacolo. Anche l’Italia può essere protagonista con Paris. Se vince i supergiganti e le discese come ha fatto a Bormio ha la strada aperta». | Intervista di Daniela Cotto, la Stampa

la classifica maschile  Kilde 474, Paris 454, Pinturault 430, Kristoffersen 391, Mayer 362

 

Tessa Worley operata. Il nuovo anno inizia con un breve soggiorno in ospedale, per liberarmi dal dolore e dal disagio che ho provato con gli sci di recente. È stato un intervento non previsto, ma sono felice e sollevata di poter vedere il futuro serenamente ora e di potermi divertire sugli sci presto. Vi terrò aggiornati sul mio ritorno. È previsto prima della fine dell’inverno! Devo solo dare al mio corpo il tempo di guarire. Grazie al dottor Sonnery Cottet che sta iniziando a conoscere ogni angolo della parte interna del mio ginocchio. | Tessa Worley, facebook

 

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