Le stelle? Non mi servono. New Orleans e Miami ai play-off

La mia stella? Grazie, so farne a meno e vinco. È stato così per New Orleans contro Sacramento, è stato così per Miami contro Chicago. Gli ultimi due posti ai play-off sono andati alle squadre che parevano sull’orlo di una crisi di nervi per l’infortunio nel momento del bisogno dei loro fenomeni, Zion Williamson tra i Pelicans, Jimmy Butler tra gli Heat.

Anche senza Zion [stiramento al tendine del ginocchio sinistro], New Orleans si è guadagnata la chance di giocare con Oklahoma. Anche senza Butler, la finalista di un anno fa andrà a sfidare i Boston  Celtics, la squadra migliore del 2024. Kings e Bulls vanno in vacanza, una lunga vacanza.

 

[105-98]  I Pelicans hanno rimediato con la profondità. Sei giocatori hanno chiuso in doppia cifra: Brandon Ingram [24 con 6 rimbalzi e 6 assist], Jonas Valančiūnas [19 e 12 rimbalzi], Trey Murphy III, Larry Nance jr, Naji Marshall e Jose Alvarado. Nonostante l’assenza di Williamson, i Pelicans sono riusciti a ottenere la loro sesta vittoria sui Kings quest’anno e guadagnarsi un posto nei playoff. È buffo solo che Ingram fosse finito in panchina nell’ultimo quarto contro i Lakers martedì. Williamson dovrebbe saltare almeno le prime due partite del primo turno di play-off. 

Cosa è andato storto a Sacramento? Anthony Slater su The Athletic risponde così: Un sacco di cose. Tre notti dopo aver fatto fuori i Golden State Warriors, hanno tirato da tre con 11 su 39. Keegan Murray aveva messe otto triple e stavoltra solo 2 su 7, prima di uscire per un problema all’anca. andato brevemente per un problema all’anca. Hanno perso la sfida in area per 56-42. Hanno perso 15 palloni. Hanno sbagliato sette tiri liberi. Keon Ellis, l’eroe del martedì, non aveva ancora segnato nei primi in 27 minuti, e il divario era già -20.

Una stagione da 46 vittorie – dice Slater – si concluderà senza la qualificazione ai playoff. Eppure, si tratta del secondo anno migliore per i Kings negli ultimi 18. Fox e Sabonis erano candidati a entrare nella squadra tipo dell’anno. Murray è molto migliorato in difesa e ha un futuro brillante come ala. Ellis è stato un affare. Mike Brown ha costruito una cultura. Ma ci sono domande da porsi. Riusciranno a tenersi Malik Monk? Sapranno usare le loro scelte al draft per avere un buon giocatore in cambio? Riusciranno a far crescere l’attacco mantenendo questo standard in difesa?.

E noi che ne possiamo sapere.

 

  [112-91]  È con la difesa che Miami ha sopperito all’assenza di Jimmy Butler [distorsione al crociato anteriore del ginocchio destro], tenendo i Bulls a 91 punti, terza squadra rimasta sotto la soglia dei 100 nelle otto partite dei play-in [come Golden State contro Sacramento e Sacramento contro New Orleans]. Gli Heat avevano un vantaggio di 17 punti alla fine del primo-quarto e in sostanza non lo hanno mai lasciato, proprio grazie agli schemi difensivi di Erik Spoelstra e al gioco esplosivo di Tyler Herro, secondo l’analisi di The Athletic. Herro ha chiuso con 24 punti, aggiungendo 10 rimbalzi e nove assist. Jaime Jaquez jr ne ha fatti 21, Kevin Love ne ha segnati 16.

Erik Koereen spiega che Spoelstra ha elaborato un meraviglioso piano difensivo che ha aiutato l’attacco. Invece di metterlo su un lungo, Spoelstra ha piazzato Bam Adebayo su DeRozan, togliendo ai Bulls il loro attaccante preferito. Miami ha recuperato quel che credeva di perdere senza Butler e Rozier con la transizione o i disallineamenti. Herro ha portato esplosività, ma adesso – spiega The Athletic – una cosa è battere i Bulls da 39 vittorie in una stagione, un’altra è immaginare di dar fastidio ai Celtics in 7 partite. È vero che Miami ha eliminato Boston in due degli ultimi quattro playoff ma aveva Butler, e un Butler protagonista. I Celtics hanno vinto 64 partite quest’anno, nove in più di qualsiasi altra squadra, 18 in più degli Heat. Hanno la seconda miglior difesa del campionato. Sembra la serie più chiusa al pronostico di tutto il primo turno. 

 

I Bulls hanno tirato con il 38%, mezzo punto di percentuale di differenza dalla peggiore prestazione dell’anno. Per tutta la stagione non hanno mai segnato meno dei 91 punti di stanotte. In panchina, fa notare The Athletic, non hanno le stesse risorse di Miami. Con i giocatori extra-quintetto è finita 42-24 per gli Heat, un margine ridotto solo nel cosiddetto garbage time, il tempo nel quale ormai il punteggio è andato, le difese si rilassano, i coach svuotano le panchine.

Due notti dopo aver segnato 42 punti agli Hawks, Coby White è stato l’incarnazione dei disagi in attacco della squadra. Ha segnato solo 13 punti, con 5 su 16 al tiro. 

I Bulls – si legge sulla rivista americana – hanno puntato sulla continuità per la seconda stagione consecutiva nonostante forti richieste di cambiamento, quando era diventato chiaro che il loro piano non funzionava. Il front office lo ha rigettato, per vedere finire la stagione allo stesso capolinea di un anno fa. Ora i Bulls sono costretti a cambiare. DeRozan sarà un free agent senza restrizioni all’età di 34 anni. Ha detto che vorrebbe restare. Zach LaVine e Lonzo Ball si stanno riprendendo da lunghi infortuni. I Bulls possono pensare di pescare prima di tante altre squadre al Draft, ma non di pescar bene. Il prossimo Draft sembra a corto di star del futuro. 

 

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