Forse abbiamo visto il sipario dei Golden State Warriors

  Adesso la cosa più facile da dire è che sia arrivata la fine di un’era. Dopo quattro titoli NBA in 12 stagioni, una delle quali chiusa con un record storico di 73 vittorie in 82 partite, i Golden State Warrriors potrebbero aver imboccato il tunnel che porta verso il parcheggio dei sogni, quello spazio sufficientemente largo per contenere tutti i titoli conquistati in un recente passato, nell’attesa che arrivi qualcosa o qualcuno in grado di riaccendere il motore e far ripartire il futuro. È il parcheggio dove si trova da tempo la macchina dei Chicago Bulls, dopo la benedizione di Michael Jordan e la maledizione di Derrick Rose. I Warrrios sono usciti ai Play-In contro i Sacramento Kings e dal minuto successivo al suono della sirena la pallacanestro americana si sta chiedendo se è stata l’ultima volta che abbiamo visto insieme Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green

Klay va verso un’estate da free agent e ha scelto il modo peggiore per andarsene. Zero punti con dieci tiri, sei triple tentate. La sua prima partita chiusa a zero dai tempi in cui era un rookie. Steve Kerr ha già detto: lo rivogliamo, ne abbiamo bisogno, ha ancora tanti anni davanti a sé. Ma l’atteggiamento di Thompson all’uscita dal campo lascia intendere che le cose andranno diversamente. È uscito con la testa bassa e si è fermato un attimo, prima di lasciare il campo, facendo un giro lento su sé stesso, 360 gradi durante i quali è parso volesse abbracciare i tifosi dei Golden State sparsi in tribuna.

Avremo dunque dei play-off senza tre delle squadre campioni degli ultimi 10 anni: niente San Antonio [2014], niente Toronto [2019], niente Golden State [2015-2017-2018-2022]. Sei anelli del decennio sono fuori. È fuori anche Chris Paul per la prima volta dal 2010. Così salgono a 19 le sue stagioni senza un campionato vinto. Solo Vince Carter con 22 e Jamal Crawford con 20 hanno avuto più tentativi andati a vuoto. 

 

 

Riccardo Pratesi, giornalista della Gazzetta, su X parla di Kings più giovani, freschi, affamati, meglio allenati. Paperino batte Gastone, quelle 2 ore d’auto dalla capitale della California a San Francisco ora non saranno più la solita via Crucis per i californiani di campagna

Cosa ne sarà dei Warriors, questo è il punto da oggi in avanti. Steph Curry ha chiuso la stagione dei suoi 35 anni con 26,4 punti di media e il 40,8% nel tiro da tre. È ancora il migliore del campionato da lontano. Ha chiuso la sua terza stagione con più di 350 triple segnate. 

Zach Lowe su ESPN sta ricordando che pure nella stagione 2020-21 i Warriors non passarono il Play-In e ci parve che fossero al tramonto. Ma quella corsa di fine stagione riaccese la loro fede collettiva dopo due anni perduti. Quando Steph Curry disse che le cose potevano ancora funzionare, che il loro stile di gioco poteva ancora funzionare. 

I Warriors di oggi sperano in una ripetizione della storia. Hanno vinto 27 delle ultime 39 partite e 10 delle ultime 12. Kerr pensa che questo roster sia tuttora abbastanza buono per andare avanti a lungo. Secondo Lowe i Warriors sono più vicini a ritocco della squadra intorno al crepuscolo di Curry che a una profonda ricostruzione. Dice che non hanno alcun interesse nel giocare a tankare, perdere di proposito per scivolare verso la bassa classifica e scegliere gli esordienti migliori. 

In ogni caso non hanno mezzi realistici per farlo, con Curry in squadra e in salute. Il piano è ancora quello di sfruttare al meglio le restanti stagioni di Curry

Hanno una decisione da prendere su Green, la cui volubilità ha logorato molti. Ma tutti all’interno della squadra sanno quanto sia ancora bravo, uno dei migliori difensori della lega e un orchestratore del movimento offensivo dei Golden State, con una rara alchimia con Curry. Trovare una squadra disposta a scambiare dei giovani con Green sarebbe complicato: gli sono dovuti 77 milioni di dollari per le prossime tre stagioni e il resto della lega ha visto che caos ha messo in piedi degli ultimi 24 mesi

Nello scorso mese di febbraio, i Warriors ebbero dei colloqui con i Lakers e con gli agenti di LeBron per un mega accordo. Secondo ESPN potrebbero sempre provare a rimetterlo in piedi. Una leva si chiama Bronny, il figlio di James che si è dichiarato per il prossimo Draft. Chi lo prende, lo fa conoscendo il desiderio del padre di giocare almeno una stagione al suo fianco. 

Non è qui che i Warriors si aspettavano di essere due anni dopo un anello, dice ESPN.

Un finale da libro delle fiabe vorrebbe che le linee temporali in qualche modo si unissero, che i ragazzi più giovani aiutassero le tre stelle fondamentali a conquistare un ultimo titolo insieme, prima di partire verso il tramonto del basket. Ma forse abbiamo già visto la fine del libro di fiabe nel 2022.

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