Trump s’aspetta che la NBA riparta in fretta  

 

  Ma Gallinari ha paura – Non è solo il calcio italiano, non è solo il calcio europeo, a voler ripartire prima possibile. Scrive Juan Gutiérrez su Diario AS che tutte le grandi Leghe devono farsi trovare pronte e “avere un piano nel caso in cui scatti il semaforo verde da parte della pandemia e dell autorità”. 
Dal suo isolamento a Oklahoma, Danilo Gallinari commenta con Matteo De Santis de la Stampa i ragionamenti che si fanno in NBA su un’eventuale ripresa dell’attività.
«Noi giocatori non sappiamo ancora dove andremo e che cosa faremo. La Nba non vuole farsi trovare impreparata e sta cercando un paio di città dove creare delle bolle sanitarie e giocare senza tifosi: non so quanto sia fattibile per dinamiche logistiche e temporali. Confesso che in caso di ripartenza avrei un po’ di paura, ma conosco bene il commissioner Adam Silver e so che prenderà la decisione giusta. In assoluta sicurezza e senza cedere a eventuali pressioni. La commissione di Trump spingerà per la ripartenza? Dico solo che sono sotto elezioni». 
Per Gallinari questo 2020 «è un anno da dimenticare, anche se si riprenderà a giocare». La NBA ha perso a Capodanno l’ex commissioner David Stern e il 26 gennaio in modo tragico scioccante Kobe Bryant. «Tutte le cose negative non potranno mai essere cancellate in toto da quelle positive, come magari l’eventuale vittoria del titolo». Negli USA il bilancio è giunto a 640mila contagiati e 31mila vittime. Oggi nuova assemblea tra i proprietari delle franchigie. 
Adam Silver ha firmato intanto un accordo con Microsoft per la creazione di una piattaforma che consenta agli spettatori – che siano all’interno di un impianto o che si trovino a casa – di avere accesso attraverso l’intelligenza artificiale a «più contenuti, più informazioni, più analisi». 

 

  L’Eurolega ieri ha finalmente lasciato intendere quali sono i suoi progetti. Andare avanti, chiudere la stagione, ma con una deadline fissata per luglio. Nessuno strascico post estivo, anche a costo di cambiare in corsa il format della competizione, giocando una Final 8 in sostituzione della Final 4 prevista a Colonia e a questo punto superata. Il piano di Jordi Bertomeu, che dell’Eurolega è il ceo, prevede la concessione di tre giorni di tempo ai giocatori per fare ritorno alle loro squadra, due settimane di allenamenti e la ripartenza. Bertomeu ha ricordato che le società erano state invitate a convincere i giocatori a rimanere in città, sotto contratto. «Le squadre giocheranno con gli atleti che hanno a disposizione, non sarà possibile inserire giocatori e chi non raggiungerà il numero minimo verrà escluso».

 

  I veleni della Serie A – In un articolo titolato “Tutti contro il calcio”, Alessandro Bocci e Monica Colombo su Corriere della sera cuciono un po’ di posizioni espresse in queste ore da parte di esponenti impegnati in quella che definiscono “una guerra di religione”. Si va da Federica Pellegrini – che in realtà non trova inopportuna la ripartenza del calcio, vorrebbe solo riprendere i suoi allenamenti insieme al calcio (probabile il 4 maggio, probabile che accada) – al presidente della federazione canoa, Luciano Buonfiglio, che si dice «sconcertato dall’azione di una singola federazione». Gravina non ha replicato alle interviste del presidente Malagò (mercoledì al Tempo, ieri al Corriere dello sport-Stadio), lo ha fatto la Lega Calcio per sottolineare «la leggerezza e l’ingerenza nel descrivere i rapporti fra la stessa Lega e i licenziatari dei diritti televisivi». 

 

  Gravina ha però chiamato Malagò ieri e ha avuto con lui un confronto aspro, secondo quanto racconta Alessandro Barbano su Corriere dello sport-Stadio. “Gli avrebbe chiesto provocatoriamente Gravina in uno dei passaggi più accesi, saresti riuscito a mettere d’accordo chi punta allo scudetto con chi teme di retrocedere? Il riferimento era da una parte a Lotito e dall’altra a Cairo e Cellino, i più esposti nella campagna contro la ripresa. Perché il presidente della Figc è convinto che una parte dei dubbi e delle polemiche contro la sua linea rispondano ad interessi che poco hanno a che fare con la salute dei calciatori e le finanze dell’impresa calcio. Che lui, come ha ribadito nella telefonata a Malagò, intende difendere insieme e allo stesso modo”. Dopo aver messo a disposizione il centro tecnico di Coverciano e aver donato un milione allo Spallanzani, scrive sempre il Corriere dello sport-Stadio, la Federcalcio si dice pronta a “offrire gratuitamente a strutture ospedaliere test e tamponi nello stesso numero di quelli eseguiti per le società”.

 

Anche Lamberto Boranga, portiere degli anni 70, medico, è del parere che bisogna ricominciare dopo l’estate: «La penso come il presidente Cairo», dice al Corriere della sera. Guglielmo Buccheri su la Stampa scrive che “il partito di chi dice no alla ripartenza senza spazio ai ripensamenti vede in campo il presidente del Toro Urbano Cairo e il collega bresciano Massimo Cellino. Alle loro spalle, fino a pochi giorni fa, c’era un gruppo di club che, a voce più o meno alta, spingevano per far calare una volta per tutte il sipario sulla stagione interrotta il 9 marzo. Quel gruppo si è prima assottigliato, poi ha imboccato un’altra strada”.

 

  La voce di Gianni Petrucci, presidente della federazione basket, replica con durezza al presidente del CONI Malagò. Lo fa con un’intervista a Ivan Zazzaroni su Corriere dello sport-Stadio. «Non entro nel merito delle cose che ha detto. Quello che discuto è l’atteggiamento che Giovanni tiene nei confronti di chi l’ha preceduto. Fa sempre così, non è la prima volta. Quell’io io io, possibile che lui non abbia mai commesso errori? Il calcio può fare quello che vuole in piena autonomia. Le varie federazioni hanno differenti identità e specificità, così uso un termine caro a Gravina. Se la Serie A ripartirà a giugno io mi piazzerò davanti alla tv. Su un punto Giovanni ha perfettamente ragione: non è il calcio a finanziare lo sport, c’è una legge dello Stato».
 ➣ Il basket però si è arreso. «Non potevamo fare altrimenti, dal momento che giochiamo al chiuso e non c’erano le date utili per avere i palazzetti. 

 

  L’Ascoli ha licenziato l’allenatore Roberto Stellone in mancanza di un accordo per la risoluzione consensuale del contratto, per motivi di «forza maggiore» e per «intervenuta eccessiva onerosità, anche in relazione alla durata dei rispettivi contratti». Stellone è il primo esonerato a causa della crisi provocata dal virus. Farà ovviamente causa. 

 

  In Inghilterra – Anche la Premier si misura con la complessità del progetto di una ripartenza. Il governo della Gran Bretagna, dove il bilancio delle vittime è vicino a 14mila e il numero dei contagiati è arrivato a 103mila, ha prolungato la quarantena di tre settimane. Già saltato il proposito di ripartire a fine maggio per chiudere entro giugno. Oggi nuovo vertice. Resta in piedi l’idea di giocare tutte le partite in un luogo solo, a porte chiuse, in una finestra temporale ridotta, e magari tagliando quelle ininfluenti per la classifica. 

 

  Il dibattito si è spostato sulla trattativa per l’acquisizione del Newcastle da parte del fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che ha un patrimonio valutato in 320 miliardi di dollari e spenderebbe 350 milioni circa per prendersi il club. Nell’operazione è coinvolta direttamente la famiglia reale, e dunque Mohammed Bin Salman, che un rapporto ONU chiama in causa per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi avvenuto nell’ottobre 2018 all’interno del consolato saudita di Istanbul. I media inglesi danno ampio risalto alle posizioni di Amnesty International e Human Rights Watch, che anche sui social parlano di “sportswashings“, da parte di un Paese che viola i diritti umani e discrimina donne e omosessuali. Secondo la Gazzetta dello sport “per la panchina circolano i nomi di Mauricio Pochettino e Max Allegri“.

 

  In Bundesliga si stanno allenando già da una settimana. I calciatori del Borussia Mönchengladbach nel loro stadio hanno anche i tifosi al loro posto. In che senso. I tifosi sono virtuali. Sono sagome di cartone. La cosa speciale in questo caso è che ogni sagoma ha il volto reale del tifoso che occupa abitualmente quel posto con il suo abbonamento. Costa 19 euro e i soldi del versamento vanno in beneficenza. 

 

  Sebastian Vettel e il rinnovo con la Ferrari – Il pilota tedesco sarebbe disposto a un taglio dello stipendio (guadagna quaranta milioni di euro a stagione) e ne ha parlato ai giornali italiani durante una videochiamata alle 8 e 40 del mattino. Vettel ha detto di avere un simulatore da un paio di giorni, «ma non credo che ci combatterò mai per un campionato, a me piacciono le gare nel mondo vero. Le sensazioni che ti dà una macchina sono insostituibili. E onestamente ne sento la mancanza. Non vedo l’ora di tornare in auto, amo ancora tanto correre. Sfruttiamo questa occasione per recuperare quello che trascuriamo e per riflettere su quello che davvero conta per noi. Spero arriveremo a conclusioni durature. Io mi dedico ai figli, al giardinaggio, e cerco di mantenere la forma. Non ho scoperto cose eclatanti di me, tipo che sono un grande chitarrista. Non ho doti nascoste. Il grande cambiamento in questa strana pausa è che non abbiamo giorni normali, e normali routine che sono buone nella vita. A me manca il resto della famiglia, gli amici, le cene fuori al ristorante. Ho anche voglia di andare in un grande magazzino, e tornare dal barbiere». 

 

  Carlos Sainz – Il pilota spagnolo della McLaren ha raccontato a Marco Canseco su Marca che immagina una stagione tra le 8 e le 14 gare, probabilmente 10, «con corse ripetute su alcuni circuiti, a porte chiuse, con appuntamenti di due giorni anziché tre. Una Formula 1 molto diversa da quella che abbiamo visto finora. Il pubblico nello sport è essenziale. Correre a porte chiuse non è l’ideale, ma almeno la gente potrà guardare le corse in televisione. Non mi sembra una cattiva soluzione. Un campionato più breve dà la possibilità di qualche sorpresa». 

 

  US Open – «È altamente improbabile che il torneo si svolga a porte chiuse», questa è la posizione di Mike Dowse della United States Tennis Association (USTA) a proposito dello US Open, in programma a Flushing Meadows dal 24 agosto. Una decisione sarà presa entro il mese di giugno. Il torneo non ha un’assicurazione contro la pandemia come invece Wimbledon, che ha potuto così permettersi di cancellare l’edizione del 2020 quasi senza ripercussioni economiche. L’impianto è stato parzialmente riconvertito in struttura sanitaria in questi giorni. La federazione americana sta tagliando del 20% i salari ai suoi alti dirigenti. 

 

  Cori Gauff  – Prima di avere 16 anni, prima di battere Venus Williams a Wimbledon, prima di essere indicata come la prossima grande speranza del tennis mondiale, Cori Gauff ha combattuto la depressione. Lo ha raccontato a Noah Rubin, il tennista che sulla pagina Instagram Behind the Racquet raccoglie le confessioni a lungo indicibili dei colleghi. «Per tutta la vita – ha detto Gauff – sono stata la più giovane a fare tante cose, il che ha creato un clamore che non volevo. Prima di Wimbledon mi sentivo confusa, volevo capire se giocare a tennis era quello che volevo o quello che gli altri volevano per me. Ci sono stati momenti difficili in cui piangevo. Alla fine ne sono uscita più forte e ho imparato a conoscere molto meglio me stessa».
Kevin Mitchell sul Guardian  sottolinea che “la storia di Gauff è familiare in un modo preoccupante. Jennifer Capriati ha lottato per superare molti problemi lontano dal campo e si è bruciata prima ancora di lasciare l’adolescenza. Problemi prematuri hanno fermato Austin e Jaeger”.

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