Il Giro d’Italia monco. La battaglia all’ombra del Tour
Una volta trovato lo spiraglio in agenda per il Tour de France, tutto viene di conseguenza. Il grande puzzle del calendario del ciclismo è sulla via della ricomposizione. Per salvare la stagione, l’UCI ha tenuto una riunione ieri con gli organizzatori delle corse. Dal 1° agosto via alle corse a tappe brevi e i campionati nazionali. Il 15 maggio si dovrebbero avere le date precise. Il Giro probabilmente partirà il 3 ottobre. Ma come? Il punto discriminante è la durata delle corse a tappe che non siano il Tour. Sono escluse le porte chiuse. Froome ha fatto sapere che potrebbe correre anche in Italia o in Spagna dopo il Tour. Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia si correranno, probabilmente in contemporanea con Giro o Vuelta.
Marco Bonarrigo su Corriere della sera ha scritto: “Occhi puntati sull’Uci perché non privilegi altre corse francesi (Delfinato, Roubaix, Liegi) sul resto del gruppo”. Più esplicito il commento di Pier Bergonzi su la Gazzetta dello sport: “Quello che sta accadendo in questi giorni non ci piace. Ci viene un dubbio che chiediamo all’Uci e a Lappartient di fugare al più presto: non è che qualcuno, forse il Tour stesso, voglia riproporre la riduzione di Giro e Vuelta a 18 giorni, con un solo giorno di riposo? La risposta nostra e di tutti quelli che hanno a cuore la storia del ciclismo sarebbe un solenne NO! chiediamo che venga rispettato un patrimonio italiano”. C’è anche la voce di Merckx a sostenere la richiesta del quotidiano organizzatore della corsa. «Ho corso spesso in ottobre in Italia e credo che la temperatura sia come a maggio, forse meglio che a maggio. Dal punto di vista meteo non ci vedo problemi. Io credo nella tradizione del grande ciclismo e sono convinto che un vero Giro d’Italia debba avere 21 tappe e tre settimane di gare. I grandi Giri dovrebbero essere così».
Alessandra Giardini su Corriere dello sport-Stadio scrive: “RCS si sta opponendo, ma difficilmente riuscirà a mantenere le tre settimane. Anche perché è vero che ci sarebbero comunque tante soprapposizioni, ma le corse da ricollocare sono tante – in Italia e all’estero – e la stessa RCS vuole riuscire a piazzare non soltanto Giro e Sanremo ma anche Tirreno-Adriatico e Strade Bianche. E non c’è soltanto RCS”.
Alexandre Roos su l’Équipe scrive che corse come Giro dei Paesi Baschi e Giro di Catalogna potrebbero non tenersi nel 2020. Nella bozza di calendario del quotidiano francese, che appartiene allo stesso gruppo organizzatore del Tour, il Giro d’Italia è previsto dal 3 al 25 ottobre: tre settimane. La Vuelta dal 20 ottobre al 7 novembre: 18 giorni. Il Telegraph racconta la reazione degli organizzatori del Tour of Britain alla notizia che la loro corsa si sovrappone al Tour de France. Hugh Roberts, amministratore delegato di SweetSpot, ha detto che «la sua organizzazione sarebbe lieta di accettare la sfida se ciò significasse che la Gran Bretagna non è più bloccata, e che lo sport è di nuovo all’ordine del giorno».
Carlos Arribas su El País ci ricorda comunque che “tutti gli sport dipendono dalla compatibilità con le misure di confinamento e di distanza sociale stabilite dai vari governi nella loro lotta contro il coronavirus”. Juan Gutiérrez su Diario AS aggiunge: “C’è una frase nella dichiarazione rilasciata ieri dall’Unione ciclistica internazionale che spiega il motivo del terremoto nel calendario e l’invasione del Tour de France. Viene utilizzata la parola “economia“. Qui sta la chiave. Il Tour rappresenta la metà dell’impatto pubblicitario sul budget di una squadra durante la stagione. Il ciclismo ha il suo piano di salvataggio. Un’altra cosa è che l’evoluzione della pandemia consenta a una carovana di attraversare cinquanta città durante quelle date. Questa è l’altra chiave, che non si intende di economia”.