PALAZZETTI E DINTORNI
Le migliori réclame del basket
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LA PANCIA NON C’È PIÙ L’Eurolega di Milano andata male
Non c’è più neppure la speranza di agganciare un posto alla fase finale dell’Eurolega. Era il traguardo dichiarato di Milano per questa stagione, era la nuova scena sulla quale si riaffacciava la Virtus Bologna dopo un’assenza ultradecennale.
Bologna è già fuori dai playoff e stasera va a Istanbul contro l’Efes, dove Milano ha appena perso di 20. Milano inverte la trasferta e gioca a Tel Aviv col Maccabi, dove la Virtus ha subito l’altra sera 111 punti. Per sperare ancora in un ribaltone, Milano dovrebbe vincere oggi, con il Barcellona il 7 aprile e il derby italiano del 13 a Bologna, soprattutto tutte le altre in corsa dovrebbero sempre perdere. Francamente troppo.
Dan Peterson sulla Gazzetta dello sport stamattina scrive un pezzo nel quale protesta: non accetta [scrive così: “Non accetto questo”] – non accenta di sentir parlare di fallimento. Se il suo ragionamento sulla Virtus può essere condivisibile, si fa più fatica seguirlo quando sostiene che “l’Olimpia ha trovato la combinazione giusta (leggi Napier) troppo tardi, oltre gli infortuni. Anche loro sono delusi, ma hanno sputato sangue per due mesi, facendo quasi un miracolo”.
Luca Muleo sul Corriere dello sport.-stadio considera che “Bologna ha dato l’idea di aver smesso di lottare. Anche perché il campionato, e l’idea di riprendersi lo scudetto strappato via da Milano, diventano prioritari. L’Olimpia stessa è delusa dalla coppa. Anzi, molto di più in relazione alle attese e alle griglie di partenza di inizio stagione, sia pure in grande slancio con 8 vittorie nelle ultime 10 partite. Inutili nella sostanza”.
SAN FAR DOLCI ANCHE I BAMBINI Il piccolo Morandotti
La Giornata Tipo è uno spazio diffuso dove si parla di basket. Un sito, una pagina facebook, un account twitter e instagram, molta passione e competenza. Il suo animatore Marco Munno ha raccontato martedì la storia di Elia Morandotti, 18 anni, “figlio d’arte – dice – di quel Riccardo “Ricky” che ha giocato vent’anni in Serie A tra Torino, Virtus Bologna e Verona. Domenica la sua vita è cambiata per sempre perchè è tragicamente venuta a mancare la sua mamma. Il giorno dopo era in programma una partita con la sua squadra, gli Under 19 d’eccellenza di Angels Santarcangelo (lui si allena anche con l’A2 della Rinascita Basket Rimini), e nessuno si sarebbe aspettato di vederlo in palestra. Elia invece ha voluto giocare, sorprendendo compagni e allenatore. E ha giocato così: 57 punti in 28 minuti, 10/13 da tre, 9/13 da due, fino a 2 minuti dalla fine aveva 10/10 da tre punti”.
Qualche parola del giovane Elia è stamattina nel pezzo che gli dedica Flavio Vanetti sul Corriere della sera. «Stupito di me stesso? Be’, io devo buttarla dentro…». Su sua madre: «Sì, un pensiero per lei è partito». Su suo padre: «Ho visto alcuni filmati delle sue partite, era davvero forte e aveva mezzi fisici formidabili. Per il momento, però, io gioco in un ruolo diverso: lui era un’ala, io sono un play-guardia, più guardia che play». Sul basket «Tifo per i singoli giocatori, non per una squadra in particolare: dico che Kevin Durant è il numero uno, poi scelgo Stephen Curry e Luka Doncic».
Lo Zecchino [della pallavolo] d’oro
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L’ASTRONAVE DI CAPITAN ROTTAME La brutta piega che prende l’Europa
All’improvviso sterza male pure l’astronave invincibile della pallavolo italiana, la pallavolo campione del mondo con la Nazionale maschile, campione d’Europa con quella femminile, campione del mondo per club con Conegliano tra le donne.
Modena ha perso ieri l’andata della finale di Coppa CEV per 3-0 in Belgio con il Roeselare, Perugia è stata battuta 1-3 nell’andata della semifinale di Coppa dei Campioni in Polonia dallo Zaska.
Eppure, nella stagione regolare i club italiani di Champions avevano vinto 18 partite su 18. Gian Luca Pasini sulla Gazzetta ragiona: “Ma adesso che si fa sul serio, che ogni partita vale un pezzo di storia, i club italiani balbettano. Inciampano e purtroppo – molto spesso – cadono. Anche le squadre più attrezzate soffrono, quando non sono eliminate. La pallavolo che si gioca in Europa oggi è un po’ meno fisica di quando erano impegnate le squadre russe, ma spesso è una pallavolo di qualità, anche se meno conosciuta dai nostri club. È una questione di ritmo, e una questione di tecnica, ma pure una questione di presunzione”. Pasini mette in discussione il calendario, perché “i nostri club – dice – sono costretti a giocare la fase più delicata delle Coppe in contemporanea con i nostri playoff, che come tutti ripetono sono particolarmente usuranti. Fatale (e possibile) che giocare partite di questo livello due volte alla settimana sia troppo anche per club molto attrezzati come Perugia. Qualcosa su cui riflettere per il futuro”.
HO VISTO UN RE Simone Giannelli
Nella delusione spicca però la partita personale di Simone Giannelli e almeno tre perle da Highlight.
La prima: sul 16-23 del primo set gioca un’alzata a una mano, un palleggio spinto con i polpastrelli dall’altra parte del campo, per liberare Wilfredo Leon in posto quattro.
La seconda: sul 23-24 del primo set, va a salvare una ricezione bislacca con un bagher, un balzo quasi fuori dal campo, vicinissimo al palo di sostegno della rete, rimettendo la palla in campo. La terza: sul 10-7 del terzo set, difende con un riflesso pazzesco un muro incassato da Jesus Herrera Jaime, e prende la palla col piede prima che tocchi terra, d’interno. “Un fenomeno generazionale” lo hanno chiamato a Eurosport.