Bentornati a Indian Wells, il torneo che ama le novità e i cambiamenti

È il Paradiso del tennis. A Indian Wells se lo dicono da soli. Così c’è scritto sul sito del torneo, uno dei più interessanti del circuito. Quando arriva marzo e il tennis si sposta sul cemento americano, i fiori sono sbocciati, la primavera è alle porte, non c’è nient’altro da desiderare. Qualche volta si intravede la neve sulle montagne all’orizzonte. La rivista Racquet lo chiama un’oasi nel deserto e dice che esiste una magia di Indian Wells, in mezzo alla natura selvaggia. La magia di un luogo che consente di scoprire sé stessi. Indian Wells non è uno Slam, non sono le Olimpiadi, non sono gli US Open, ma si accompagna a una promessa mistica: se puoi vincere qui, puoi vincere ovunque

Qui significa sotto un baldacchino di palme della California, dove il tennis ha scoperto quasi per caso che si può essere felici anche in assenza dei Grandi. È il torneo che da più tempo si sottrae alla dittatura del 3G, i Tre che ora cominciano a lasciar spazio ma che hanno segnato un’era. È dal 2017 che nell’albo d’oro non c’è il nome di uno tra Federer, Djokovic e Nadal. Un vuoto che a questo punto potrebbe estendersi. Roger fa il padre nobile da lontano, Novak rimette piede a Indian Wells dopo un’edizione saltata per non essersi vaccinato, Rafa rientra ed è schiacciato in una porzione di tabellone piena di giocatori dalla classifica protetta [Shapovalov, Raonic], sinonimo di lunga convalescenza.

 

L’ultimo titolo di un 3G nei Masters 1000

2022. Roma cn Djokovic | 2021: Parigi-Bercy con Djokovic | 2020: Cincinnati con Djokovic | 2019: Miami con Federer, Madrid con Djokovic, Montréal con Nadal  | 2018: Montecarlo con Nadal, Shanghai con Djokovic | 2017: Indian Wells con Federer

 

Nel marzo scorso Alcaraz è stato il settimo vincitore diverso di sette paesi diversi in sette anni. Cinque di essi erano nomi inediti per l’albo d’oro. Allo stesso modo Elena Rybakina è stata la decima vincitrice diversa di nove paesi diversi in dieci anni, le ultime sei inedite. Sintesi: non esiste al mondo un altro torneo più aperto al cambiamento.

Taylor Fritz aveva rimesso nel 2022 la bandierina americana sul pennone venticinque anni dopo Chang, ma tra le donne la lunga attesa prosegue. Un titolo manca dal 2001, l’anno in cui il successo di Serena Williams fu accompagnato dai fischi del pubblico per il ritiro di Venus in semifinale. Erano ancora i giorni in cui papà Richard veniva accusato di decidere quale delle due sorelle dovesse andare avanti in un torneo.

Razzismo, si difendeva lui. Il tempo gli ha dato ragione. Per vent’anni le Williams non sono più tornate a giocare a Indian Wells. Il buco USA nell’albo d’oro si spiega così. Eppure, in quel 2001 Gianni Clerici scriveva su Repubblica:

Gli Stati Uniti sono un paese femminista? Se ci ricordiamo della telenovela Clinton, che perse il gradimento per l’ omaggio della Levinsky, e lo riacquistò grazie al perdono di Hillary e delle fedeli spose elettrici, dovremmo dir di si. E dovremmo dir di sì anche per quel che riguarda il tennis. Infatti, dopo che le tenniste erano riuscite ad ottenere premi pari a quelli degli uomini, giocando magari due set di meno, ecco la sorprendente notizia che hanno scippato ai maschi il prime time.

Come praticamente ogni anno il torneo coincide con la giornata internazionale della donna dell’8 marzo, quando Indian Wells al Village Stage presenta eventi e panel, il prossimo avrà come titolo Inspiring the Next Generation con la partecipazione di tenniste, businesswoman, stavolta anche protagoniste del pickleball. 

Ci sono cinque ex campioni nel tabellone maschile e sei ex campionesse nel torneo femminile. Per una notte si giocherà un’esibizione di doppio misto. Il prossimo giovedì sarà super – con tutte le partite dei quarti di finale, uomini e donne insieme. 

Avvertenza per la detentrice Elena Rybakina. Solo Martina Navrátilová ha saputo ripetersi fra 90 e 91. Avvertenza per Viktoria Azarenka: nessuna donna è mai arrivata a vincere il terzo titolo come potrebbe fare lei [dopo 2012 e 2016].  Ci sono 11 campionesse dello Slam iscritte al singolare femminile e sette campioni Slam nel singolare maschile

 

I TABELLONI

Femminile | Maschile

 

  UNA PARTITA UNA STORIA | MARIA VS RUS

Tatjana Maria, tedesca, 36 anni, numero 46 al mondo, gioca con il cognome di suo marito Charles Edouard, dopo aver frequentato per sette stagioni il circuito con il proprio [Malek]. È a Indian Wells con due tratti che la rendono minoranza.

Il primo: è una mamma. In tutto sono sette, a Melbourne erano otto, agli US Open dello scorso autunno dieci. Charlotte è nata a dicembre 2013, Ceci nell’aprile 2021. Si è fermata, ha ripreso, si è fermata, è tornata. In California le fanno compagnia Victoria Azarenka [Leo è nato nel 2016], Caroline Wozniacki [Olivia nata a giugno 2021, James a ottobre 2022], Elina Svitolina [Skai è nata nell’ottobre 2022], Angelique Kerber [Liana nata a febbraio 2023], Naomi Osaka [Baby Shai nata a luglio 2023]. Maria è stata la prima mamma semifinalista a Wimbledon dal 1975. Solo tre mamme hanno vinto uno Slam [Margaret Court, Evonne Goolagong e Kim Clijsters], nessuna c’è mai riuscita a Indian Wells. 

Il secondo tratto: gioca il rovescio a una mano. Anzi. è la giocatrice dalla classifica più alta tra quelle che giocano il rovescio a una mano. Anzi [due]:  Maria ha reinventato il suo rovescio durante la prima pausa maternità, tornando in campo nel 2014 senza la presa bimane e con uno slice in più nel bagagli, vincendo così il suo primo titolo WTA a Maiorca [2018] e raggiungendo il picco della carriera.

Il rovescio a una mano è stato un tema degno di grande attenzione nei giorni scorsi, quando per la prima volta nella storia è sparito del tutto dalla top-10 ATP.  Se ne è parlato molto in termini maschili, ma il rovescio a una mano è assente dall’élite femminile da più tempo. 

 

 

LE GUIDE INUTILI DI SLALOM  | LE PARTITE CHE GUARDIAMO OGGI

 

ICONE Il club di chi ha vinto uno Slam  Venus Williams torna in circuito per la prima volta dalla fine di agosto. A Indian Wells manca dai quarti di finale del 2019. Ha una wild card e inizia il suo cammino con la qualificata Nao Hibino. Anche Caroline Wozniacki è di nuovo nel deserto della California dal 2019: se la vede con la cinese Zhu Lin. Infine Andy Murray: contro il qualificato David Goffin al primo turno.

 

FACCE Quelli di casa In campo tre che vengono dalla California. Marcos Giron è di Thousand Oaks, vicino a Los Angeles. Ha raggiunto la sua seconda finale in carriera a Dallas il mese scorso e le ha dato un seguito con una semifinale a Delray Beach. Tra i suoi scalpi: Frances Tiafoe e il francese Top-20 Adrian Mannarino – per due volte. È tornato fra i primi-50 al mondo: al primo turno contro l’australiano Thanasi Kokkinakis. Cinque anni fa Giron si qualificò per il tabellone da numero 217 al mondo. Chi vince trova Sinner.

Il secondo ragazzo di casa è Brandon Nakashima – che ha sconfitto Giron nel torneo della sua città natale a San Diego nel 2022 per il suo primo titolo ATP: scende in campo contro Christopher Eubanks, di Atlanta. La terza californiana è Katie Volynets di Walnut Creek vicino a Oakland: avversaria del prodigio Mirra Andreeva.

 

MAPPE La Cechia Un paese che si regge da tempo sulle donne. Hanno accumulato grandi titoli o raggiunto finali con Kvitova, Vondrousova, Krejcikova, le Pliskova. Ora stanno tornano gli uomini. Forse. Jiri Lehecka è nella Top-35, Tomas Machac ha migliorato di 70 posizioni la classifica in un anno, adesso Jakub Mensik è nella Top-100. Tutti e tre sono degli Under-23, con Mensik che ne ha solo diciotto. Ha un grande servizio. Ha battuto Murray e Rublev sulla strada della sua prima finale ATP il mese scorso a Doha. Al suo debutto incontrerà Seongchan Hong.

 

TRACCE  Jordan Thompson   Jordan Thompson è uno dei nomi nuovi nella lista dei vincitori di tornei. Si è sbloccato a Los Cabos in Messico, battendo Alexander Zverev in più di tre ore e mezza e poi Casper Ruud in finale, prima di giocare in doppio con Max Purcell e fare centro pure là. Ha superato Nadal all’inizio dell’anno, comincia la sua campagna a Indian Wells contro il qualificato Juncheng Shang.

 

GETTONI  La collegiale McCartney Kessler ha chiuso lo scorso anno al 231esimo posto. Ora Kessler è salita al #123 con il secondo e terzo titolo professionistico nel circuito minore ITF, a Rome in Georgia e a Puerta Vallerta. Ha una wild card e affronta la qualificata Nuria Parrizas Diaz. Kessler è andata all’Università della Florida, dove suo fratello McClain ha giocato con il padre di Ben Shelton.

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