La prima finale femminile dei 100 metri ai Giochi – Il podcast

C’è una foto in bianco e nero assai famosa che arriva dalle Olimpiadi del 1896. Cinque uomini vestiti di chiaro stanno per partire uno di fianco all’altro, le corsie sono limitate da alcune corde legate a dei paletti. Due di loro sono piegati sulle gambe, uno sta in piedi all’altra estremità, gli ultimi due sono in una posizione più simile a quella che viene adottata oggi al via dei 100 metri: la schiena ritorta, le mani verso il basso, un piede dietro l’altro.

Per molto tempo è stato considerato lo scatto della prima finale olimpica nella gara regina dei Giochi, quella che dura meno di tutte per assegnare una medaglia d’oro. Un ortopedico statunitense, uno dei più scrupolosi ricercatori nella storia dei Giochi, scoprì una trentina d’anni fa che si trattava in realtà della fotografia della seconda batteria, non della finale vinta da Thomas Burke. 

Non esiste invece la foto della finale femminile del 1896, per la semplice ragione che la finale femminile non ci fu. Nel progetto visionario del barone De Coubertin – restituire la vita ai Giochi di Olimpia dell’Antica Grecia – le donne non erano previste. 

Riuscirono a farsi aprire le porte parzialmente nel 1900, solo nel tennis, nel croquet, nella vela e nel golf. Nel 1908 salirono a 36 su un totale di 2008 atleti, ma sempre in modo non ufficiale. Nel 1912 poterono gareggiare nel nuoto. L’atletica continuava a respingerle. 

L’embargo sessista sarebbe caduto solo nel 1928 grazie a una battaglia condotta da Alice Milliat. 

Trentadue anni dopo gli uomini, anche le donne poterono avere una foto della finale dei 100 metri. La gara più breve dopo un’attesa così lunga. 

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