L’obiettivo di Anita Alvarez: un’Olimpiade da sopravvissuta – Il ritorno di Giorgio Minisini

  Anita Alvarez è già stata a due Olimpiadi, la prima volta a Rio e la seconda a Tokyo, ma la terza a Parigi sarebbe speciale. La terza a Parigi sarebbe la prima della sua nuova vita, quasi perduta e ritrovata in fondo a una piscina in Ungheria, un anno e mezzo fa. Andrea Fuentes dalla tribuna capì cosa stava succedendo, lasciò il suo posto, affrettò il passo, iniziò a correre, si tuffò in acqua e la raggiunse. Anita era svenuta alla fine della sua routine nel singolo ai Mondiali di nuoto artistico, era un peso morto, lei – l’allenatrice – dovette riportarla in superficie. Venne rianimata in ambulanza. La tv distolse le telecamere e inquadrò il pubblico fino a quando Alvarez non venne portata via in barella. La scena – scrisse la Stampa – ha ricordato i momenti drammatici degli ultimi Europei di calcio, quando Eriksen è crollato in campo prima di Danimarca-Finlandia

Fuentes raccontò quei momenti al programma Cadena Ser El Larguero. «Gli atleti cercano il limite del corpo. A volte lo troviamo. Ho visto che i bagnini non si sono buttati in acqua perché paralizzati. Ho urlato dall’altra parte di tuffarsi subito. Erano sbalorditi e sono andata io. Ho capito tutto da come stava affondando e ho nuotato il più velocemente possibile. Ho fatto l’apnea più veloce della mia vita, più di quando mi preparavo per le Olimpiadi. La polo pesava 20 chili. L’ho afferrata e l’ho tirata fuori, ma ho visto che non respirava e la mascella era chiusa e dura. L’ho schiaffeggiata due volte e le ho urlato: Anita respira. E lei non respirava. Il bagnino la teneva a faccia in su. Nel primo soccorso ti insegnano che quando uno non respira, bisogna voltarlo e io le ho girato la testa perché l’altro, il bagnino, non sapeva niente. Ho dovuto soccorrerli entrambi, l’altro non sapeva nemmeno nuotare bene. Capisco di essere un’atleta da Olimpiadi e che so nuotare più velocemente. Lui voleva fare il suo lavoro, io volevo farla uscire prima possibile e pesava troppo. Alla fine l’abbiamo tirata fuori, l’hanno messa supina sulla barella e io ho insistito sul fatto che non respirasse e che dovevano girarla. Dopo due minuti ha iniziato a respirare».

Qualche tempo dopo è tornata a parlarne a Olympics. «Ho dovuto tirare fuori dall’acqua uno degli esseri umani che amo di più e lottare per farla respirare. Avevo capito tutto prima che accadesse. Sono abituata a vederla tutti i giorni, per otto ore al giorno, più dei miei figli. Ho notato che mentre eseguiva l’ultima parte della routine, i suoi piedi erano più bianchi del solito. Quando ha chiuso, anziché riemergere per prendere aria è andata giù, ma io sapevo che non era quello il movimento, non andava bene. Dovevo solo fare più velocemente possibile. L’ho afferrata e l’ho portata in superficie. C’era battito cardiaco, mi sono rasserenata. Non era la prima volta che accadeva nel nostro sport. Succede in allenamento. Quando si trattiene il fiato è uno degli effetti collaterali».

Anita Alvarez trascorse la prima giornata sempre in compagnia del medico della nazionale. È rimasta in pianta stabile nella squadra. Ora la squadra USA non è ancora certa di avere un posto ai Giochi in Francia. Ha mancato la prima chance ai Giochi Panamericani 2023, battute di mezzo punto dal Messico. Andrea Fuentes dice che si tratta della differenza che fa una gamba più alta o più bassa di qualche centimetro per uno secondo. 

Australia, Cina, Egitto, Francia e Messico possiedono le prime cinque carte olimpiche di partecipazione su 10, le ultime cinque si assegnano a Doha. Nel duo ce ne sono invece in palio tre, si aggiungeranno alle coppie di Australia, Austria, Cina, Egitto, Francia, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Sudafrica, USA.

 

  UN BEL GIRETTO DI PAROLE DOPPIATE

Il nuoto artistico nell’archivio di Slalom

25 giugno 2022  La ferocia che non si vede

Guarda la distanza, dice un amico. Non la distanza in metri. La distanza del gesto e della postura. Quello di sinistra è un manichino, afflosciato e rigido al tempo stesso, vuoto di ogni atto, pare una pietra prima di essere scolpita. Quello a destra è flessibile, come creta da modellare. Due corpi lontani come l’est dall’ovest, come la salvezza dalla condanna. Una foto così drammatica l’abbiamo vista di tanto in tanto solo per i naufragi dei migranti nel Mediterraneo. Invece adesso ci sono due donne che sono andate alle Olimpiadi, e in mezzo tutta la brutalità dello sport. È la ferocia del sincronizzato, così la chiama Liam Morgan sul Daily Mail. Uno sport ribattezzato nuoto artistico, così che paia finanche più leggero, uno sport che “può sembrare grazioso ma è brutale e ad alto rischio”. [tutto qui]

 

  MAMELISMI

Sovranismo musicale, ma coreografie straniere

 

Il Mondiale artistico italiano si apre con Susanna Pedotti, alla sua seconda esperienza da singolarista – sempre che si dica come nel tennis. Intorno a mezzogiorno tocca a Giorgio Minisini, al rientro dopo la rinuncia a Fukuoka per un intervento al ginocchio, e nel pomeriggio arrivano le vicecampionesse mondiali Linda Cerruti e Lucrezia Ruggiero, comprese nel gruppo A d’élite.

Una nazionale che in acqua si esibisce all’insegna del sovranismo musicale. Sia Pedotti sia Minisini si fanno accompagnare da un pezzo di Bocelli, mentre Cerutti-Ruggieri ripropongono il loro esercizio di un anno fa [la Fenice] sulla musica di Stefano Simmaco, compositore di musiche per cinema, teatro e televisione. Sulle coreografie invece ci affidiamo a competenze straniere. Per Giorgio Minisini sono pensate da Anastasia Ermakova [oro olimpico di Atene 2004 e Pechino 2008] e Milena Miteva [due vittorie in Coppa del mondo], per il duo dalla russa Svetlana Romasìna. Minisini è due volte campione europeo, ma non potreà sfidare il campione del mondo, Fernando Diaz del Rio Soto, spagnolo, 20 anni. Al suo posto c’è Dennis Gonzalez Boneu. 

 

CHI È  Precedenti e modelli di Minisini  Lo chiamano sirenetto, e Giorgio non impazzisce ma accetta. Si ispira all’americano Bill May, 36enne iridato a Kazan, il primo a battersi perché il sincronizzato fosse anche maschile. In acqua evita travestimenti. L’argento russo Maltsev aveva i capelli incollati e un costume simile alla giacca dell’Armata rossa, ma in teoria era un segnale di mascolinità, da contrapporre alle insinuazioni sull’effeminatezza, al culto della mascolinità e alle leggi intolleranti sui gay in Russia” [di vanni zagnoli, Il Giornale, 1 agosto 2015]

| VOCI Minisini raccontato da Minisini

 ➣  Per un maschio che sceglie uno sport praticato solo da donne si immaginano gli epiteti.

«L’espressione gay per me non è un’offesa, e nemmeno una presa in giro. Io l’ho superata perché non lo ero, ma ho sempre dovuto dimostrare di non essere un fenomeno da baraccone. Dimostrare di valere qualcosa, di poter dire qualcosa, di poter fare qualcosa».

 ➣  Si è sempre sentito come il diverso della situazione.

«La minaccia della presa in giro faceva sì che non mi esponessi: scuola, amici, sport. Attenzione, niente di così tragico, ma la sofferenza c’è stata. Superata solo quando ho capito che era una parte di me e l’ho accettata. Ho avuto più stima di me, e mi ha aiutato tanto». [intervista di paolo rossi, Repubblica, 24 marzo 2021]

 

  IL PROGRAMMA DI VEN 2 FEB

ore 7.30 Preliminari Solo tecnico femminile [con Susanna Pedotti] | 10 Preliminari Solo tecnico maschile [con Giorgio Minisini] | 12 e 18 Preliminari Duo tecnico femminile [con Linda Cerruti e Lucrezia Ruggiero]

 

in tv su Rai Sport e Rai Play

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.