Le calciatrici francesi offese col cittì Renard: voleva il part-time con la Costa d’Avorio

IL TORNEO

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Sono fuori i campioni del 2019 [Algeria], anzi, sono fuori due squadre presenti nell’albo d’oro delle ultime sei edizioni [l’altra è lo Zambia]. È uscito il Ghana quattro volte campione, è uscita la Tunisia che fu prima nel 2004. Se ancora c’era bisogno di una conferma, la Coppa d’Africa racconta come il calcio internazionale viva un perpetuo movimento di equilibri e gerarchie. 

Gli ottavi di finale iniziano con tre partite in cui si sfidano le nazioni che più o meno regolarmente partecipano ai Mondiali, nel resto del tabellone la Namibia può qualificarsi per la prima volta ai quarti, l’Angola non ci va dal 2010, Capo Verde c’è stata solo nel 2013, la Mauritania mai. 

 

Anche la Costa d’Avorio stava per uscire. Benedetto sia allora Hakim Ziyech, insignito dell’Ordine del Trono dal re del Marocco durante un ricevimento al Palazzo reale di Rabat. Benedetto sia questo ragazzo ripescato in Nazionale dal cittì Walid Regragui per i Mondiali, quando invece Vahid Halilhodžić in precedenza lo aveva fatto fuori. Benedetto sia non solo dal suo paese ma dagli organizzatori e da tutta la nazione che sta ospitando la Coppa d’Africa. Se Ziyech non avesse fatto gol contro lo Zambia, la Costa d’Avorio sarebbe andata fuori. Ha invece arraffato un posto negli ottavi di finale nonostante lo 0-4 preso dalla Guinea Equatoriale, un arrevuoto che ha prodotto le dimissioni del cittì Jean-Louis Gasset a torneo ancora in corso. Ha preferito farsi da parte per dare la possibilità a questo gruppo di rinascere spiegava l’altro giorno L’Équipe. Émerse Faé, uno dei suoi vice, ha ereditato l’interim prima che scoppiasse la grana Renard. Il presidente federale Diallo aveva avvertito che Gasset, 70 anni, non avrebbe continuato il suo lavoro senza raggiungere la finale, o almeno la semifinale. Non avrebbe mai immaginato di poter uscire al primo turno. Per una sera, scrive il giornale francese, ad Abidjan si sono innamorati del Marocco. 

 

  MEDUSE

La grana Renard

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Hervé Renard è il cittì con la camicia bianca due volte campione in Coppa d’Africa, tutt’e due le volte con un risvolto mistico. Nel 2012 portò al titolo lo Zambia nello stadio di Libreville in Gabon, la stessa città del disastro 1993, quando l’aereo con la nazionale a bordo andò in avaria, prese fuoco il motore sinistro dopo il decollo, il pilota spense quello destro. Le vittime furono trenta, senza sopravvissuti. 

La seconda Coppa di Renard è stata quella del 2015 sulla panchina della Costa d’Avorio, in finale ai rigori contro il Ghana. Gervinho stava seduto su una sedia di plastica come al gazebo, di spalle per non guardare. Fu decisivo il gol del portiere Boubacar Barry al ventunesimo tiro della serie, quando i calciatori disponibili erano finiti. Barry aveva i crampi e soprattutto aveva in mente la lunga lista ivoriana di precedenti sconfitte ai rigori: la semifinale ‘94 con la Nigeria, i quarti ‘98 con l’Egitto, la finale 2006 con l’Egitto e la finale 2012, proprio contro lo Zambia di Renard. Quando fece gol, si infilò in bocca un pezzo di prato e lo masticò. 

Ecco, questa è la storia d’amore fra Renard e la Coppa d’Africa. Quando dalla Costa d’Avorio lo hanno chiamato per offrirgli la panchina in corsa – una volta miracolati dal gol di Ziyech – lui non ha dovuto nemmeno pensarci. Ha detto sì. Solo che Renard un lavoro ce l’ha già. Non è neppure di poco conto. La federazione francese gli ha affidato la Nazionale femminile per vincere l’oro alle Olimpiadi

Stamattina Renard spiega a L’Équipe che cosa gli è passato per la testa, quando ha detto sì. 

«Dopo la partenza di Jean-Louis Gasset, il presidente della federazione Idriss Diallo mi ha contattato. Quando te lo chiedono il presidente della federazione e il primo ministro del Paese… io non avevo il diritto di dire di no. Impossibile. Ma fin dall’inizio ho dato la mia disponibilità a condizione di non dover lasciare le Bleuses. Ho detto di chiedere ai miei dirigenti l’autorizzazione».  

È un gran ballo di equivoci e rancori. Jean-Michel Aulas, vicepresidente della federazione, spiega che a Parigi sono stati davvero sul punto di dare a Renard l’autorizzazione, ma non è stato possibile trovare un accordo con gli ivoriani.

Lei capisce che questa decisione avrebbe potuto essere scioccante – chiede Hervé Penot a Renard. E lui: «Se non sei mai stato in Coppa d’Africa, non puoi capire quanta passione e felicità generi a livello umano. È un’atmosfera inimmaginabile. Sono stato in Costa d’Avorio per una settimana e l’accoglienza della gente è stata magica. Non avrei detto mai di no – ripete – a condizione di restare anche cittì delle ragazze. Sarebbe una mancanza di rispetto? Fin dall’inizio tutto è stato cristallino». 

Renard dice di non conoscere le ragioni del rifiuto della federazione francese. «Non le conosco e non le ho chieste. Se è no, è no. Non credo che fosse un problema per le giocatrici, per quanto ne so… A chi mi ha mandato un messaggio ho risposto la stessa cosa: – Non avevo intenzione di lasciarle. Non penso che sia una mancanza di rispetto, non penso che avrei svalutato il calcio femminile francese. Dobbiamo aprirci, non confrontarci con il calcio maschile. Sono due mondi diversi, ciascuno con le proprie specificità. Mi sono divertito, mi restano sette mesi di contratto. Sono molto legato a questa squadra e conosciamo il nostro obiettivo: le Olimpiadi. Il calcio è un’avventura umana. Vengo da molto lontano, ho vissuto emozioni così forti dal mio arrivo in Africa negli anni 2000. Non è facile da capire, forse, visto dalla Francia, ma aver viaggiato molto mi ha fatto vedere le cose diversamente, mi ha aperto la mia mente. Questi contatti mi hanno fatto diventare quel che sono. Non vedo come sarebbe stato incompatibile fare entrambe le cose. Non importa. Era il destino. Con le Olimpiadi ci aspetta una sfida magnifica. Festeggeremo». 

 

Quella che sembra una pietra sopra da parte di Renard, ha una forma diversa da un’altra visuale. La nazionale femminile francese a febbraio sarà impegnata in semifinale di Nations League contro la Germania [il 23 a Lione] e l’entusiasmo di Renard per l’offerta africana è stato preso male. «Il fatto che abbia aperto la porta brucia un po’» dice l’ex nazionale Marinette Pichon [81 gol in 112 presenze]. «Hai l’impressione che la preparazione ai Giochi olimpici non sia una priorità. È una cosa sgradevole. Ha ferito molte giocatrici. Lascia intendere che Renard non è coinvolto al 100% nel progetto, che le Olimpiadi non gli bastano». Ha l’aria di essere la portavoce di un malcontento silenzioso. Attenzione – perché è stata un’insurrezione dello spogliatoio contro l’ex cittì Corinne Diacre a favorire l’arrivo di Renard.

«C’è molto stupore e un po’ di delusione. Quando hai una missione, è un peccato voler fare altro. Capisco che Renard abbia un forte legame affettivo con la Costa d’Avorio e che non resterà per sempre nella nazionale femminile francese, ma con le Olimpiadi in Francia da preparare, avrei immaginato di sentirgli dire di no» commenta il presidente del Montpellier, Laurent Nicollin, presentato da L’Équipe come uno dei dirigenti più sensibili allo sviluppo del calcio femminile. Nicollin attacca: «Che l’allenatore abbia esitato perché gli parlava il cuore, lo capisco. Ma sono sorpreso che la decisione della federazione sia arrivata dopo una riflessione di tre ore, e non di tre minuti. Se vuoi uno sport femminile forte, una squadra francese forte e pensi di avere l’allenatore giusto, devi bloccarlo immediatamente. Le ragazze meritano rispetto e rigore quanto gli uomini».

In Costa d’Avorio invece parlano di un sogno durato poche ore: «Sarebbe stata una benedizione dal cielo».  

 

 POPOLI

La delusione in Algeria

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Qui vive un’altra solenne delusione. La squadra che aveva infilato una lunga striscia di imbattibilità a cavallo della Coppa 2019 si è squagliata progressivamente. L’Algeria ha mancato la qualificazione ai Mondiali del 2022, ora addirittura il passaggio del turno. È finito sotto accusa Mahrez, il cittì Belmadi ha perso la panchina. La rivista francese So Foot parla di blocchi psicologici e di calciatori traumatizzati da precedenti fallimenti, incapaci di installare un nuovo software nelle loro menti. La rosa con molti giocatori avanti negli anni [M’Bolhi, Mandi, Slimani, Mahrez, Belaïli, Bounedjah, Feghouli] ha avuto un ruolo. Sintesi: L’Algeria ha avuto i suoi cinque anni di felicità, adesso mangiano il loro pane nero.

Anche qui si son giocati la carta del grosso nome in panchina, ma Zinédine Zidane ha rifiutato l’offerta del presidente Walid Sadi [ora sono in corsa Halilodzic, Sampaoli e Petkovic]. Ha in testa solo il posto di Deschamps, sotto contratto però fino al 2026. Zidane ha detto di no anche a Brasile, Portogallo, Stati Uniti, Belgio, Arabia Saudita. Ha rifiutato il PSG e il Manchester United. È libero da più di due anni, si gode la famiglia. Enzo lo ha reso nonno della piccola Sia [20 mesi], ha visto Elyaz andare a Siviglia, Théo gioca ancora nel Castilla. Zinédine va spesso nei Paesi Baschi con sua moglie Véronique a veder giocare Luca con l’Eibar. È spesso dai genitori a Marsiglia. Gioca parteite di beneficenza con i veterani della Francia 98. Senza Deschamps, in convalescenza dopo un’operazione alla schiena. 

 

  LE PARTITE DI OGGI

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ANGOLA VS NAMIBIA

L’Angola non passava il girone dal 2010. Artefice: Gelson Dala con i suoi gol. Succedono cose rilevanti anche nel paese, dove il segretario di stato americano Antony J. Blinken ha concluso il suo tour africano. L’Angola era dall’altra parte durante la guerra fredda, oggi è la sede di investimenti statunitensi per contrastare l’influenza della Cina [su New York Times].

La rivista tedesca Kicker celebra invece Collin Benjamin, il cittì della storica qualificazione della Namibia, per i suoi precedenti in Bundesliga. Ha giocato con Amburgo e Monaco 1860, prima di fermarsi in Baviera per allenare le giovanili del club. In questi giorni, di Namibia in Germania si parla anche per motivi differenti. Il governo tedesco ha respinto le accuse portate dal Sudafrica a L’Aja contro Israele e il presidente namibiano ha accusato Berlino di non aver imparato nulla dalla sua storia. Hage Geingob ha detto che gli autori di abusi sono pessimi giudici. Oltre un secolo fa in Namibia ebbe luogo un genocidio per mano tedesca degli Herero e dei Nama

 

  NIGERIA VS CAMERUN 

Partitona. Due grossi nomi. Potenzialmente una finale. Osasu Obayiuwana sul Guardian ricorda che le due nazionali si ritrovabo ad Abidjan come nel marzo 1984, quando i Leoni al tempo di Milla batterono la Nigeria per 3-1 in finale, dando inizio a una storia d’élite, fino a diventare la squadra dell’Africa sub-sahariana con più successi. Osimhen ha segnato solo una volta nei girobni – contro la Guinea Equatoriale nella gara d’esordio – e molti si chiedono se finalmente lo vedranno nella forma-scudetto di un anno fa. José Peseiro, il cittì, è fiducioso. Senza troppa poesia, a Napoli stanno pensando che uno tra Osimhen e Anguissa stasera torna a casa. 

 

in tv oggi ore 18 Sportitalia: Angola-Namibia | 21 Nigeria-Camerun | dom 28 ore 18 Guinea Equatoriale-Guinea | 21 Egitto-Congo | lun 29 ore 18 Capo Verde-Mauritania | 21 Senegal-Costa d’Avorio | mart 30 ore 18 Mali-Burkina Faso | 21 Marocco-Sudafrica

 

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