Le parole contro Zidane dopo il rinnovo di Deschamps – Come lo Stevenage ha eliminato l’Aston Villa – La nebbia di Bilardo

Le parole contro Zidane dopo il rinnovo di Deschamps

 

  È scoppiato un discreto casino in Francia intorno al presidente federale. Noël Le Graët ha accettato l’invito di Marion Bartoli per un’intervista dopo il rinnovo del contratto di Deschamps e sulla candidatura di Zidane ct ha detto: «Se ha cercato di contattarmi? No, non gli avrei nemmeno risposto al telefono. Non abbiamo mai pensato di separarci da Deschamps. Va in Brasile? Non mi interessa, può andare dove vuole. In un club, in una Nazionale, non seguo ciò che lo riguarda». Apriti cielo. La ministra dello sport Amélie Oudéa-Castéra chiede che si scusi. Su di lui esiste un’ispezione ministeriale per delle accuse di molestie sessuali. Mbappé ha twittato: Zidane è la Francia. Non manchiamo di rispetto a una leggenda in questo modo…. Tra lui e Le Graët c’erano state tensioni per i diritti d’immagine. 

 L’Équipe mette la storia in prima pagina. Titolo: Inaccettabile. Per il giornale si tratta di un nuovo intervento mediatico incontrollato e di una sbandata.

Nel suo editoriale, Vincent Duluc ha scritto che prima il presidente almeno fingeva mentre da diversi mesi attraversa un crepuscolo stanco, va a ruota libera, si dimostra indifferente a ciò che si dice di lui, ai danni provocati dai suoi interventi e alle divisioni che le sue parole possono provocare. Una specie di versione calcistica francese del Cossiga picconatore. Inutile e irrispettoso, ha detto Cyril Morin per Eurosport France

 Scrive l’Équipe che non è la prima volta, ascoltando il presidente della federcalcio, che si ha la sensazione del naufragio di un regno e che non gliene freghi niente, per usare le sue parole a Rmc. Un presidente non dovrebbe dirlo. Un presidente della federcalcio non può evocare Zidane con tanta mancanza di rispetto, perché lui incarna la federcalcio e perché Zidane incarna molto di più: la Francia, la Nazionale, il calcio. Noël Le Graët è diventato motivo di imbarazzo, con il quale sta lentamente coprendo le tracce della sua straordinaria carriera da dirigente durata più di cinquant’anni. Essendo così irrispettoso nei confronti di Zidane, il giorno dopo l’annuncio del rinnovo di Didier Deschamps, Le Graët mette il suo allenatore in una posizione molto scomoda, disegnando due campi inconciliabili

 Come altri media francesi, ieri mattina L’Équipe eccepiva sulla durata del rinnovo [fino al 2026], due anni oltre la scadenza del mandato presidenziale. Ieri Le Graët ha accennato all’ipotesi che sia lui stesso a indicare un successore, al quotidiano francese pare una mancanza di senso democratico. Duluc ha scritto che c’erano tanti buoni motivi per prolungare il contratto a Deschamps, ma con queste affermazioni Le Graët lascia intendere che potessero essercene di cattivi. È tempo che il capo della federazione si separi dall’illusione che una Coppa del Mondo vinta gli offra l’immunità. Al di là dell’ispezione del ministero sul corretto funzionamento della federazione, è poco accettabile per lo sport francese più seguito avere come rappresentante un leader che suscita alternativamente imbarazzo e indignazione. È proprio perché un presidente non dovrebbe dire certe cose, che Noël Le Graët, forse, non dovrebbe più essere presidente.

 

  Le squadre di Ligue1 eliminate al loro ingresso in Coppa di Francia, ai 32esimi di finale. Sono il Montpellier, il Monaco, il Troyes, lo Strasburgo, il Nizza, il Clermont. Questi ultimi due sono stati eliminati da club dilettantistici, Le Puy e il FCOSK06 Strasbourg. Fuori per mano dei dilettanti del Thaon anche l’Amiens della serie B. 

 

  MEDUSE Il saluto fascista di Lovren

Jonathan Bouchet-Petersen su Libération: Non ci si aspetta che un calciatore sia una figura morale irreprensibile, ma ci sono ancora dei limiti. L’ingaggio da parte del Lione del difensore croato Dejan Lovren ha sicuramente senso dal punto di vista sportivo, ma si spinge oltre l’accettabile. Dopo il terzo posto della sua nazionale agli ultimi Mondiali, un video ha immortalato una scena in cui lo vediamo cantare canzoni neonaziste accanto al connazionale Marcelo Brozovic ed essere autore di un saluto fascista. Le parole del suo allenatore Laurent Blanc di giovedì sono state a dir poco spaventose. Interpellato per la prima volta sull’argomento, colui che il calcio francese ha soprannominato il presidente dai tempi del Mondiale vinto nel 98, ha cercato fino all’assurdo di restare all’aspetto sportivo, dicendo che bisogna distinguere tra l’uomo e il calciatore. Rifiutando di condannare il gesto e le dichiarazioni del croato, il Lione e il suo allenatore mancano della più elementare moralità”.

 

La Coppa d’Inghilterra

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discussioni Figli e figliastri della VAR

Telegraph: La Var in Coppa d’Inghilterra è una farsa: dovrebbe essere ovunque o da nessuna parte” – Keith Hackett ha scritto: Le proteste del Wolverhampton sono fragili, ma la federazione dovrebbe prendere in considerazione l’utilizzo della VAR solo in semifinale e in finale. Delle 32 partite del terzo turno, otto sono state seguite da un assistente arbitrale al video, negli stadi della Premier League. Le altre no. Personalmente, penso che sia ingiusto e incoerente per una delle più grandi competizioni di calcio al mondo. Dovrebbero essere coperte tutte le partite o nessuna, suggerirei che equità la VAR dovrebbe operare solo allo stadio di Wembley, per le ultime partite

 

4-0 TEMI Le rose lunghe e l’effetto Julián Álvarez 

È finita come qualche giorno fa in campionato. Non c’è stata partita, tra il Manchester City e il Chelsea. Con una differenza. Stavolta Pep Guardiola ha fatto giocare più di una riserva. Jonathan Wilson sul Guardian ha scritto che uno dei grandi dilemmi contemporanei per un calciatori, quasi amletico nella sua formulazione, consiste nell”“essere protagonista in squadre più piccole o essere una riserva per l’élite? Non è la conseguenza più significativa della stratificazione finanziaria presente nel calcio moderno, ma nella divisione tra superclub e il resto, si tratta dell’effetto che mette i più giovani dinanzi alla decisione più urgente. Ecco perché contano le coppe nazionali. Non è certo il romanticismo di un tempo, le storie epiche di gloria presenti nell’eliminazione diretta che hanno entusiasmato le epoche precedenti, ma la FA Cup offre un palcoscenico su cui la prossima generazione può mettersi alla prova.

Certo, aggiunge Wilson: ci sono cast e cast, ruoli e ruoli, non protagonisti e non protagonisti. Al 15esimo anno di Manchester City battente bandiera di Abu Dhabi, può succedere che in panchina ci sia un campionato del mondo come Julián Álvarez – che ha iniziato da titolare solo tre partite. 

Oltre a trasformare un rigore – dice il Guardian – ha disputato una partita abbastanza tranquilla, non ci sono dubbi sul suo talento. Verrà il suo momento, l’unico motivo per cui rimane nell’ombra è che quell’ombra si chiama Erling Haaland. Forse alla fine potrebbe diventare un problema, ma le presenze regolari da sostituto e una vittoria in Coppa del Mondo rappresentano una prima stagione europea abbastanza decente

Il Times sottolinea i cori dei tifosi del Chelsea a fine partita. Dopo la sesta sconfitta in nove partite di Graham Potter, chiedono il ritorno di Thomas Tuchel

 

GLI AUDACI COLPI DEL CINDERELLA F.C.

Come lo Stevenage ha eliminato l’Aston Villa

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La zucca era una carrozza ieri a Stevenage, la prima new town sorta in Inghilterra nel dopoguerra per controllare la crescita preoccupante di Londra. Settant’anni dopo sta provando a crescere pure il calcio. La squadra locale è seconda in serie D, punta alla promozione, nel frattempo ha fatto fuori l’Aston Villa di Unai Emery, andando a vincere in casa sua, a Birmingham. Joey D’Urso su The Athletic fa riferimento alla rimonta del Liverpool nella famosa finale di Champions del 2005 con il Milan, e scrive che questa partita passerà alla storia come Villa-stanbul. 

L’Aston Villa vinceva 1-0 e ha preso due gol negli ultimi tre minuti. Jamie Reid ha pareggiato su rigore, dopo l’espulsione di Leander Dendoncker. Un pareggio sarebbe stato già un’impresa, avrebbe fruttato un bel replay a Broadhall Way, lo stadio locale da 7.800 posti. Al posto dell’incasso, lo Stevenage ha trovato un secondo gol con Campbell, il dilettante che ha segnato al portiere della nazionale svedese, Robin Olsen. Questa vittoria è arrivata 12 anni dopo il 3-1 sul Newcastle. 

 

UNA PARTITA IN 100 PAROLE Il Barcellona in testa da solo

Alfredo Relaño, As: Hanno vinto in venti minuti, venti ottimi minuti, i primi della partita, in cui hanno spremuto l’Atleti, rimasto bloccato. Il posto di Lewandowski è andato ad Ansu Fati, nullo in una maniera devastante. Ma il turbine di Gavi, il violino di Pedri e l’insistenza di Dembelé hanno portato in vantaggio il Barça con un gol realizzato dopo una penetrazione degna del miglior Iniesta. Con il gol l’Atlético si è aperto, ha fatto uno sforzo enorme e prolungato, a volte ha scosso il Barça, non è riuscito a segnare. Con Araújo (soprattutto) e Christensen, il Barça ha di nuovo una difesa.

0-1

 

  MONDOGOL

La nebbia di Bilardo

 

Leo Messi aveva appena sollevato la Coppa del Mondo in Qatar, quando un account Twitter ha postato la foto di un uomo anziano seduto in salotto, davanti a un tavolino e a un televisore. Carlos Bilardo, 84 anni, il Ct  dell’ultimo Mundial, stava guardando la partita. 

Lo scrittore Manuel Jabois su El Pais racconta come le sue apparizioni in pubblico siano rare per via della sindrome di Hakim-Adams, una malattia neurodegenerativa. È quella che chiama la nebbia di Bilardo, una progressiva perdita della memoria e lunghi stati di assenza. El Pais ricorda alcuni aneddoti della sua carriera, prova della sua genialità per il gioco e per lo spettacolo

Anni fa raccontò che a Maradona tutti gli avversari chiedevano la maglia. Lui la prometteva a quattro o cinque di loro, così nei minuti finali quelli aspettavano di stargli vicino per essere i primi a prenderla, aprivano buchi nella difesa, e Maradona zac. Resta indimenticabile il giorno in cui Bilardo portò in panchina una bottiglia di spumante. Lo accusavano di essere un pragmatico, di non badare allo spettacolo, di essere insensibile alle lusinghe del calcio champagne. Eccolo, allora. Posò la bottiglia su un tavolino. Come se fosse al ristorante. All’intervallo – scrive Jabois – il pm di turno scese in campo per portarla via. Non si consumano alcolici durante una manifestazione sportiva

Bilardo non ci poteva credere. Esploso davanti alle telecamere. È Gatorade, diceva, pregando che lo credessero. Gridava, si batteva, si difendeva. Era Gatorade. Davvero. Aveva riempito di Gatorade una bottiglia di champagne. 

Una volta che il medico del suo Siviglia corse in campo per curare un avversario, gli si avvicinò e gli disse: – Noi siamo quelli colorati, domenica prossima se ne vedi uno bianco a terra, calpestalo. El Pais ricorda che all’ex ct è stata tenuta nascosta la notizia della morte di Maradona. Lo ha scoperto quasi un anno e mezzo dopo, nel marzo scorso, per caso, guardando la serie della HBO a lui dedicata, Bilardo, il medico del calcio. Nell’ultimo episodio si dice che Diego è morto nel 2020. Un amico che era seduto accanto a lui racconta che Bilardo guardò lo schermo e non disse niente. Non ha mai detto niente. Ha solo unito le mani e ha guardato un punto lontano.

 

IL NOME PIÙ BELLO

Jaloliddin Masharipov

Anche Jaloliddin a suo tempo arrivò nei giorni di Natale, e tutto gli parve meraviglioso. Era stato il trascinatore del Pakhtakor, 9 gol e addirittura 22 assist in 35 partite della stagione. Con le sue discrete possibilità economiche, l’Al Nassr s’affrettò a comprarlo. È una storia di due anni fa, mica un secolo. Jaloliddi Masharipov, ala sinistra, portava il numero 10 nella Nazionale uzbeka e il numero 9 al Pakhtakor Tashkent. Quando si trasferì al Lokomotiv, il segno del centravanti ce l’aveva dietro le spalle tale Ikromzhon Alibaev, trequartista, allora lui prese il 99. Si era poi invaghito dell’idea delle linee gotiche del 7 quella volta che si trovava di passaggio allo Shabab Al-Ahli Dubai. Così lo aveva voluto anche all’Al Nassr, quand’è arrivato a dicembre del 2020. 

Ora Jaloliddin ha scoperto che dura solo un attimo, la gloria. C’è sempre qualcuno più glorioso che arriva e ti scalza. Se non ti sei mai fatto chiamare JM7, quando arriva CR7 il 7 glielo devi lasciare. Non c’è un’altra soluzione. D’altra parte, nemmeno ai bei tempi avevano messo a sua disposizione un palazzo di lusso a Riad, la scorta di un’agenzia di sicurezza privata che segue passo-passo la famiglia Ronaldo, cinque macchine da utilizzare come il geometra Calboni utilizzava i taxi all’uscita dai ristoranti [Questa volta ne fece chiamare nove… – da leggere con la voce di Fantozzi – una media di due e un quarto a persona], e nemmeno il povero Jaloliddin ha mai avuto un supermercato privato, un negozio con l’accesso esclusivo, tre chef stellati per lui, una piscina, due campi di calcio privati, un campo di basket, due palestre. Tutti privilegi raccontati dal Corriere dello sport-stadio qualche giorno fa. 

Come si intuisce dal suo peregrinare, Masharipov è uomo di mondo. Ha conosciuto le asprezze di un cartellino rosso nei quarti di finale di Champions League asiatica per un fallo di reazione e uno in Coppa del re di Thailandia per una specie di calcio volante al petto del sudcoreano Kang Sang-woo. Se gli dicono che il 7 lo deve lasciare a Ronaldo, lui fa capire come la pensa e il 6 gennaio va in campo con la 77. Due volte 7. Presto dovrà lasciare pure il posto da titolare sulla fascia. Attenzione a non esagerare con l’uzbeko fumantino. Se gli gira, fa la mossa di Cantona pure ai tre chef. 

 

|  È un po’ come quando Pelé arrivò negli Stati Uniti | Rudi Garcia su Ronaldo in Arabia Saudita, stamattina a L’Équipe 

 

Corriere della sera: Iran, l’urlo del goleador. «Ora basta, la giustizia non si fa con il cappio»” – Mehdi Taremi, reduce dai mondiali in Qatar, si scaglia su Twitter contro la repressione. E l’atleta di Taekwondo si mostra senza il velo

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