La controtendenza. Il mercato di gennaio in corso sembra di rottura rispetto ai precedenti. C’è fermento, quasi come se fosse luglio. È cambiato l’atteggiamento, soprattutto nella seconda metà della classifica perché da quelle parti l’ambizione si somma alla paura di retrocedere. E poi chi retrocede incassa il paracadute, dunque può pensare di investire quei soldi in anticipo per guadagnarsi la permanenza. | Claudio Savelli, Libero
La manovrina. La Spal ha preso Dabo e vuole Sanabria. Il Brescia punta a Saponara e ha Skrabb dalla Svezia. Il Genoa ha fatto tornare Perin e Destro. Il Lecce ha chiamato Donati e pensa a Felipe e Bourabia. La Fiorentina chiude Cutrone e punta Duncan e Juan Jesus. Il Verona avrà Borini.
Come funziona in genere. Su cento euro che ogni squadra italiana spende per rinforzarsi, 82 escono in estate e 18 a gennaio. Succedeva più o meno da cinque sessioni di mercato. Due anni fa la percentuale scese anche più in basso: 95% per le trattative e gli acquisti di luglio e agosto, il 5% per quella che un tempo si chiamava campagna di riparazione. Tra le 358 operazioni censite al mercato del gennaio scorso, 287 sono state prestiti. L’ottanta per cento. Diciannove squadre su venti restarono con le spese sotto il tetto di 15 milioni di euro. Sei di queste diciannove squadre, non mossero neanche un soldo. Il monte complessivo delle operazioni toccò i 156 milioni, all’incirca il 12 per cento della cifra che ballava in estate. | Corriere dello sport-Stadio
Tutti in vendita poi l’addio a Pioli. La rivoluzione che Zvone Boban avrebbe voluto avviare in estate a costo di effettuare minusvalenze – ma bloccata dall’ostracismo del fondo Elliott -, è stata rinviata solo di qualche mese. Il girone d’andata che si conclude domani a Cagliari ha evidenziato le lacune tecniche di una rosa appesantita da ingaggi faraonici e giocatori poco funzionali. … L’agognato posto fisso non esiste proprio più. Se si eccettua l’inamovibilità di pochi elementi (Ibrahimovic, Donnarumma, Leao, Theo Hernandez, Bennacer e Romagnoli) gli altri sono tutti, ma proprio tutti, in vendita. … L’obiettivo è eliminare i rami secchi. … Poi a luglio anche la panchina subirà scossoni: in crescita i rumor (o le speranze) su un ritorno di Max Allegri. | Monica Colombo, la Gazzetta dello sport
Coppa Italia. Il Torino si è qualificato battendo il Genoa ai rigori. Intanto si discute come da anni sulla formula e sul richiamo che ha per gli spettatori. Francesco Caruana su Repubblica scrive stamattina: “Gli spalti sono stati pieni al 21%. Eppure gli ascolti in tv soddisfano la Rai, che si è aggiudicata l’ultimo bando triennale fino al 2021 per 106 milioni di euro. E che, se la partita in prima serata va su Rai2, ha ottenuto di farla cominciare alle 21.15”.
Roma-Juve e Inter-Atalanta: è un weekend da sballo. La diciannovesima giornata di Serie A mette a confronto 4 delle prime 5 della classifica. Due sfide ad alta quota che pesano per 1,2 miliardi di euro, mettendo assieme i fatturati dei quattro club, al netto delle plusvalenze. Dal punto di vista della redditività, né Juve né Roma possono dirsi soddisfatte: nel 2018-19 i bianconeri hanno perso 40 milioni, i giallorossi 25, con i primi nel pieno della fase espansiva del piano quinquennale 2019-24 che mira al definitivo salto di qualità e i secondi che sperano in una svolta col passaggio da Pallotta a Friedkin e lo sblocco dell’iter stadio. Nella scorsa stagione, quella del ritorno in Champions, l’Inter ha registrato il primato personale in fatto di ricavi: 377 milioni. L’Atalanta segue invece l’anno solare. L’ultimo bilancio disponibile è quello al 31 dicembre 2018, con ricavi per 131 milioni. Una cifra enorme, “drogata” dai proventi dal calciomercato che vanno oltre le plusvalenze già escluse dai nostri calcoli: 45 milioni tra prestiti e premi. | Marco Iaria, la Gazzetta dello sport
Il Napoli gioca due campionati, uno in tribunale. Il Napoli ha nominato come proprio arbitro per i 24 collegi da formare il giuslavorista Bruno Piacci, i giocatori hanno nominato diversi altri esperti come arbitri, ma è clamorosa l’istanza di ricusazione, fatta attraverso i propri legali, da parte di almeno sei giocatori del Napoli. In ordine alfabetico: Insigne, Lozano, Manolas, Mertens, Milik e Zielinski. Questi hanno chiesto al Tribunale di Napoli la sostituzione di Piacci, in quanto partecipando in 24 diversi arbitrati (25 col precedente di Higuain), nominati dalla stessa parte (il Napoli) perderebbe la sua figura indipendente di “super partes”. continua la guerra sotterranea, con la tensione dei giocatori per una successiva causa civile sui diritti di immagine, dove in ballo ci sarebbe molto di più, economicamente: parliamo di circa il trenta per cento dell’intero ingaggio annuale di ogni tesserato. In più ci sono anche le ripercussioni sul mercato. Perché, per esempio, nel gruppo dei “ricusatori” ci sono i giocatori di “area Raiola”. Complicato un domani imbastire nuove trattative con un agente così potente a livello internazionale. | Maurizio Nicita, la Gazzetta dello sport
Che cosa manca all’Atalanta per dirsi da scudetto. Dove sono questi punti perduti? Tre li ha presi la Juve in un confronto diretto rimasto a lungo in bilico, gli altri sono spariti in situazioni particolari, come il pari a casa Lazio dopo essere stati avanti 3-0, o i crac prima (Cagliari in casa, della Juve si è già detto) e dopo (pareggio a Marassi con la Samp e Bologna in trasferta) gli incroci decisivi di Champions League, quelli dei tre turni nei quali l’Atalanta ha miracolosamente – qui si può dire – riagganciato una qualificazione agli ottavi che pareva sfumata. È del tutto ovvio che sia l’ impegno europeo a spiegare in massima parte la distanza residua dal vertice. | Paolo Condò, la Gazzetta dello sport
L’unica squadra italiana che non ha perso mai: la Reggina in Serie C.
➣ Domenico Toscano, lei a Reggio: quanto è stato facile accettare la chiamata? «Non è stato affatto facile. Per me, un reggino, venire ad allenare qui ha significato fare più di una scommessa con la mia professione. Ci sono valori, umani e non, che prevalgono sul resto. Non si vuole deludere per nessuna ragione al mondo e allora ci ho pensato a lungo. Poi ho parlato con le persone giuste che mi hanno convinto con la bontà di un progetto che non nasceva per caso. Un progetto vero».
➣ Ciò che ogni allenatore sogna. «Il mio è un lavoro bellissimo e rischioso. In Italia lo è: la cultura del tutto subito come c’è qui non c’è da nessuna parte. Se non arriva il risultato, arrivederci. Invece c’è bisogno di costruire, c’è bisogno di tempo per farlo. Come accade altrove». | Intervista di Vincenzo Sardu, Corriere dello sport-Stadio, 31 dicembre
~ domani Cavese-Reggina
La C sull’album Panini. Il ritorno delle squadre della Lega Pro è un passo nostalgico e una prova di rispetto per il calcio che trova meno luce ma che raccoglie in provincia emozioni comunque fortissime anche se non tutti i diritti e non tutti i doveri vengono rispettati dai club iscritti. | Tony Damascelli, il Giornale