Il mese in cui è impazzito il fuorigioco. Qualcuno ce lo rispiega?

4 dicembre. Aleksander Ceferin, presidente Uefa al Daily Mirror. «Il VAR è un casino. Gli arbitri in Inghilterra, non controllano nemmeno. In Italia controllano per mezz’ora. Ora si vedono guardalinee che non si preoccupano nemmeno di alzare la bandiera. Aspettano, aspettano, aspettano. Se hai un naso lungo, in questo momento sei in posizione di fuorigioco. Anche le linee sono tracciate dal Var. È un disegno un po’ soggettivo su qualcosa di oggettivo. La nostra proposta è quella di tenere una tolleranza di 10-20 centimetri».

 

28 e 29 dicembre. Cinque casi di fuorigioco millimetrici in Premier League (in Brighton-Bournemouth, Southampton-Crystal Palace, Norwich-Tottenham, Liverpool-Wolverhampton e Manchester City-Sheffield) accendono la sollevazione degli opinionisti inglesi. Il Daily Mail propone di rimuovere il fuorigioco dal protocollo VAR. Il Telegraph giudica mancanza di intelligenza le ascelle in fuorigioco. Lineker in tv parla di assurdità. Il Times scrive che si tratta di un disastro che ha strangolato il gioco. 

 

30 dicembre. Lukas Brud, dirigente IFAB, rilascia una dichiarazione così riferita da Repubblica. “In teoria un fuorigioco di un millimetro è fuorigioco, ma se la prima decisione è di non fischiarlo e poi il VAR deve usare 12 telecamere, vuol dire che errore chiaro ed evidente non era. Lo comunicheremo presto a tutte le competizioni“.

 

4 gennaio. Roberto Rosetti alla Gazzetta dello sport. «Il presidente Ceferin ha ragione, ha fatto un riferimento corretto alla regola 11. Qualsiasi parte del corpo, braccia escluse, più vicina alla linea di porta sia del pallone sia del penultimo difendente, è fuorigioco. Quindi, teoricamente, un millimetro basta. Ma, per i Var, in alcune situazioni al limite è complicato determinare i pochissimi centimetri. Se per valutare un offside di pochissimi centimetri occorrono svariati minuti per posizionare le linee, ed esiste una difficoltà reale nel determinare se è fuorigioco, sempre meglio lasciare la decisione del campo. Il protocollo Ifab insiste su questo concetto: la decisione va cambiata solo se le immagini provano una chiara evidenza».

 

4 gennaio. Paolo Casarin a Corriere dello sport-Stadio. «Si sono accorti che calcolare il fuorigioco sulla posizione attaccante-difensore non è sufficiente. Bisogna sapere con esattezza quando è partito il lancio o il passaggio. Esiste una straordinaria e inutile precisione nella parte finale dell’azione, mentre c’è il buio più assoluto sulla situazione di partenza. Sbagliare frame vuol dire sbagliare la valutazione anche di 15-20 centimetri. Dicono che non bisogna più intervenire sulle questioni di centimetri? Sono d’accordo. Oggi è come se dicessimo: facciamo una gara sui 100 metri però misuriamo solo il tempo degli atleti al traguardo, senza controllare se la partenza è corretta. Assurdo».

 

Ma nel frattempo. Lukas Brud, a Sportschau. “Il fuorigioco è fuorigioco anche se è solo di un centimetro. Se le immagini con linee calibrate e la linea perpendicolare mostrano che c’è una posizione di fuorigioco, non ci sarà nessun limite di tolleranza e nessun margine di errore applicato al fuorigioco. Ma l’assistente video deve capire rapidamente se è fuorigioco oppure no”. 

 

  Allora riassumendo bene. Già ora il margine di errore implicito nella rielaborazione al Var del fuorigioco viene considerato, e scongiurato. Quando i Var in cabina rielaborano coi tecnici le immagini attraverso il sistema “cross air” ne tengono conto e, se i due vettori che identificano la linea del penultimo difensore e quella dell’attaccante sono vicinissimi, quasi attaccati, non correggono la decisione presa sul campo. Parliamo di vettori che, riportati in tv, non sarebbero nemmeno apprezzabili: noi infatti sui nostri schermi vediamo linee più grossolane: se una decisione viene corretta in sala Var e ci vengono mostrate le famose righe blu e rossa anche molto vicine, significa che già siamo al di sopra di quel margine (e anche quello della scelta del frame da fissare come partenza del passaggio non è un grosso problema, ormai è relativamente facile fermare l’attimo in cui il pallone non si è ancora staccato dal piede/testa del “passante”). Per capirci: nei casi di Ronaldo in Parma-Juve e di Candreva in Inter-Parma parliamo di più di 10 centimetri, di un responso inequivocabile, parliamo insomma di quella “chiara evidenza delle immagini” che già è richiesta dal protocollo Var. E allora? E allora non aspettiamoci alla ripresa del campionato nulla di diverso da quello che abbiamo già visto. Semmai, la discussione potrà continuare sulla regola in sé. Qualcuno infatti vorrebbe tornare al concetto di luce tra i corpi, magari per favorire gli attaccanti, ma il cambiamento non spegnerebbe certo le discussioni e non sposterebbe, è il caso di dirlo, di un centimetro il compito dei Var. Quello di intervenire di fronte a un dato oggettivo. Altrimenti dovremmo mettere in discussione anche i verdetti della Goal Line Technology, che a sua volta – anche se si tende a dimenticarlo – ha un suo margine di errore, e non parliamo di millimetri. | Lorenzo Fontani, Sky Sport online

 

contrari | Vikash Dhorasoo

Tutto ciò che fanno Uefa e Fifa è per i soldi. Il calcio sta diventando uno spettacolo puramente televisivo. Lo dimostra la Var. Pasolini diceva che il miglior poeta era il capocannoniere di Serie A, perché il gol è un momento irreversibile e magico che spezza l’organizzazione del gioco. La Var ha distrutto anche questa magia. | Sportweek, sabato

 

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