Sette mesi ai Giochi. A che punto si trova il Giappone

Gli impianti sono quasi tutti pronti. Reportage di Repubblica tra i 43 impianti (25 esistenti, 8 nuovi e permanenti, 10 temporanei) che ospiteranno le Olimpiadi. “La maggior parte dei lavori – scrive Alessandra Retico a quasi 200 giorni (204) dall’inizio, sono completati”. Lo stadio delle cerimonie e dell’atletica è stato inaugurato con la partita di calcio che ha dato a Iniesta il suo primo trofeo in Giappone. “L’idea alla base è quella di unire tradizione locale e avanguardia ingegneristica: 2000 metri cubo di legno di cedro provenienti da 47 Prefetture del Giappone per formare gli anelli dell’arena, il tetto e le vele che alludono alla pagoda di 1300 anni fa del tempio di Horyuji. Seggiolini per gli spettatori dal marrone al grigio passando per sfumature di verde e bianco per essere quanto più in sintonia con i colori della natura attorno, la Meiji Jingu Gaien area. Sul quinto anello una foresta pensile che corre per 850 metri. Si ammira il panorama tra alberi, fiori, panchine, col cielo terso si intravede anche il monte Fuji. Si chiama The grove in the sky, e non è un modo di dire: è a 30 metri dal suolo e sembra davvero di camminare in un bosco nel cielo. Ma ipertecnologico: 185 ventilatori e 8 mega nebulizzatori per refrigerare quelli che saranno i Giochi più caldi della storia con temperature oltre i 40 gradi”. Le medaglie sono fatte con materiali riciclati

 

L’esigenza di modernità e di nuovi clienti. Se nel ’64 la scelta di giocare in Giappone segnava l’avvento di un Paese in corsia di sorpasso, protagonista di una riscossa economica e sociale, nel 2020 la voce di questa nazione non urla più, la crescita è da anni ferma sullo zero e qualcosa, e il debito pubblico continua a essere il più alto del mondo industrializzato (circa il 238% del Pil). Insomma il Giappone non è più leader, ha perso creatività, e non sa far fronte ai grandi problemi che si dibattono oggi, quali ambiente, immigrazione, approvvigionamento energetico. Però consoliamoci: a Tokyo si giocherà in maniera meno tradizionale, avanti con il surf, skateboard, arrampicata sportiva, karate e tornerà il baseball-softball. Enjoy the games. L’importante è intrattenere il pubblico, con ogni mezzo e mezzi, senza annoiare. E non perdere le nuove generazioni, che sono un mercato che fa gola a tutti. Come dice Thomas Bach, presidente Cio: «Dobbiamo andare noi da loro». Così l’Olimpiade da Odissea, da romanzo dell’umanità, si fa short story, racconto breve, tutto viene ridotto, gli sport accorciano la durata, alla ricerca di una densa emozione anzi di un like fulmineo. C’è voglia di gioventù, di modernità, di fretta. Di non sembrare fuori del tempo. | Emanuela Audisio, la Repubblica

L’ultimo allarme è l’amianto in piscina. Ricapitolando. In vista di Tokyo 2020 c’è già l’emergenza del caldo afoso, abbiamo appena assistito allo storico spostamento della maratona e della marcia in un’altra sede a 800 Km di distanza (a Sapporo), c’è pure la preoccupazione per i livelli elevati di batteri nell’acqua della baia (per le gare di triathlon e del nuoto di fondo), ci mancava davvero l’inquietudine per la presenza di amianto nella piscina che ospiterà le gare di pallanuoto. Da qui al prossimo 24 luglio, giorno della Cerimonia di Apertura dei Giochi, ci dobbiamo aspettare altri allarmi? Anche no, speriamo. | Lia Capizzi, Sky Sport online

I bilanci preventivi sul medagliere. Siamo competitivi su diversi terreni: potrebbe scapparci fuori un record di medaglie azzurre, il problema sarà di mettere più oro possibile nel raccolto. Si prevede comunque un’Olimpiade tutta nuova: si sfiorerà il pareggio uomini-donne come presenze, arriveranno le gare miste e l’entusiasmo degli sport matricola, dal surf da onda allo skateboard all’arrampicata sportiva, dove peraltro l’Italia se la cava niente male. | Valerio Piccioni, la Gazzetta dello sport

I conti della Spagna. Dossier olimpico anche per Diario AS. Il quotidiano sportivo spagnolo dedica la sua prima pagina all’argomento e mette in conto all’incirca 17 medaglie e “l’addio a una generazione d’oro: Pau Gasol (39 anni), Rafa Nadal (33), Javier Gómez Noya (36), Saúl Craviotto (34), Lydia Valentín (34)”. 

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