Florentino Pérez se la suona e se la canta. In Spagna la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea [CGUE] è stata venduta e celebrata come una vittoria del presidente del Real Madrid. Ma alla fine cosa ha vinto?
È il senso di un intervento assai crudo su Pérez a cura di Kike Marín per El Confidencial e arriva a qualche giorno di distanza da un editoriale altrettanto severo e critico, pubblicato su El País da Alfredo Relaño, decano del giornalismo calcistico spagnolo e giurato per il Pallone d’oro. [qui]
Qualcosa dentro il potere mediatico di Florentino si va sgretolando. El Confidencial scrive in effetti che fuori dai confini della Spagna non esiste un vero blocco di potere che faccia riferimento alla sua figura. Il giornale tende a sminuire la portata della sentenza arrivata dal Lussemburgo alla vigilia di Natale [“l’unico progresso effettivamente registrato è che la UEFA è tenuta ad approvare norme con criteri oggettivi per autorizzare o negare l’organizzazione di altre competizioni. Qualcosa che aveva già normato nell’estate del 2022”] e sottolinea che la palla passa ora al Tribunale di Madrid, dove dovranno stabilire se i nuovi criteri e le nuove regole stabilite dalla UEFA garantiscono quel carattere di trasparenza, obiettività, assenza di discriminazione richiesto dalla CGUE, che “non dice nulla sulla Super League, anche se all’opinione pubblica vorrebbero farlo credere”.
Kike Marín cita il libro Florentino Pérez, il potere del box scritto da Fonsi Loaiza, un saggio nel quale si giunge alla conclusione che “il vero potere non è nelle prime file della politica, ma nell’ombra del potere economico”. Così, la figura di Florentino ha assunto grosso rilievo come grande partner dello Stato. Il suo palco al Bernabéu sarebbe “il trono in cui Florentino riunisce tutti i poteri del Paese, giudiziario, economico, mediatico e politico. Ha più potere di un Consiglio dei ministri”.
Tuttavia, fa notare El Confidencial, se il progetto Superlega dimostra qualcosa è che il potere di Florentino Pérez è limitato alla Spagna. Dalle visite di imprenditori spagnoli nei paesi del Golfo Persico, si evince che la sua figura si distingue da quelle degli altri, non perché sia presidente della società di costruzioni ACS, ma in virtù del ruolo di guida del Real Madrid. “Da qui il trattamento che riceve come se fosse un Grande di Spagna”. Ma poi basta passare in rassegna gli altri quattro paesi dell’élite calcistica d’Europa, per vedere che la Super League non è altro che uno strumento di pressione sull’UEFA per negoziare un altro modello di business. “Non ha futuro oltre i Pirenei” scrive El Confidencial. “Basta ascoltare l’incoerenza del suo amministratore delegato, il tedesco Bernd Reichart, per vedere come solo il fiorentinismo, non il madridismo, lo mantenga in vita con la respirazione artificiale”.
Segue l’illustrazione di una serie di misure adottate all’estero: la clausola anti-Superlega della federazione di Gravina per regolare la concessione delle licenze ai club per la stagione 2024-25; la scarsa rilevanza sui media tedeschi della sentenza della Corte Ue; la riforma del calcio che entrerà in vigore nel 2024 in Inghilterra, con l’istituzione di un organo indipendente che vigilerà sulla Premier, una sorta di commissariamento; infine l’articolo della Legge 131-14 in Francia, dove lo Stato concede esclusivamente alla federcalcio francese l’esclusività di organizzare competizioni di calcio.
Secondo El Confidencial perfino in Spagna l’articolo 49.1 della nuova Legge sullo Sport impone che “per la partecipazione a competizioni professionistiche, le licenze devono essere approvate, prima del loro rilascio, dalla corrispondente lega professionistica”. Gli esperti legali consultati dal giornale ritengono che la federcalcio spagnola abbia pieno potere di classificare come un’infrazione la partecipazione a competizioni non riconosciute dalla FIFA, dalla UEFA o dalla stessa federcalcio. “Inutile dire – conclude El Confidencial – che in Spagna solo Real Madrid e Barcellona difendono la Superlega”. La prova della scarsa incidenza oltre confine [“già dall’altro lato dello Stretto di Gibilterra”] sarebbe l’indiscrezione che vuole la finale dei Mondiali 2030 a Casablanca e non al Bernabéu di Madrid, “in assenza di un governo e di una federazione che si facciano rispettare”.
in tv oggi ore 17 Dazn: Getafe-Rayo Vallecano | 19.15 Dazn: Real Sociedad-Alaves | 21.30 Dazn: Valencia-Villarreal
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