Le accuse alle vittorie di Wiggins e di Froome. Un pezzo di sport britannico sta crollando

  Adesso che ogni cosa è illuminata, adesso che il dottor Freeman del team Sky e della federazione britannica è stato riconosciuto colpevole di aver ordinato del testosterone per migliorare le prestazioni di un atleta non ancora identificato, ma forse di tanti altri insieme a lui, rischia di venire giù l’intero castello di 10 anni di ciclismo e di un pezzo consistente di gloria dello sport britannico. Non c’è indulgenza sui giornali inglesi, nonostante la mancanza di alcune connessioni definitive. 

Non sono finiti gli scandali, una volta finito Armstrong. Prendiamo quel che è successo ieri a Manchester, dove il Medical Practitioners Tribunal Service ha gettato un’ombra sui successi britannici di questo decennio, dichiarando l’ex capo medico del team Sky e della federazione (2009-2017) Richard Freeman colpevole di aver ordinato del testosterone, «sapendo o credendo» che avrebbe migliorato le prestazioni di un ciclista. Freeman si era fin qui dichiarato colpevole per 18 delle 22 accuse che gli venivano mosse, ma rigettava quest’ultima. È stato ritenuto responsabile anche di aver orchestrato un elaborato piano di insabbiamento, fatto di computer distrutti, dati cancellati, documenti smarriti, accompagnato dalla tesi che il Testogel servisse a curare una disfunzione erettile dell’ex allenatore Shane Sutton

Stiamo parlando in sostanza di un atto d’accusa contro cinque ori olimpici e sei titoli mondiali su pista di Bradley Wiggins, contro la sua trasformazione in corridore da grandi giri e il successo al Tour del 2012, seguito da quattro corone per Chris Froome e una per Geraint Thomas, tutti del team Sky. 

La stampa britannica commenta senza alcuna indulgenza, senza nessuna concessione nazionalistica, senza immaginare complotti. Martin Samuel sul Daily Mail ha scritto che c’erano da tempo crepe nell’edificio della British Cycling. Ieri il tetto è crollato. Il verdetto del Medical Practitioners Tribunal Service mette un asterisco sulle vittorie di ogni ciclista britannico nell’era di maggior successo di questo sport. Sulle vittorie dei Sir del regno, vincitori del Tour de France, medaglie d’oro olimpiche, sui modellatori di una filosofia e di un’etica che sono stati alla base del team britannico. Questo è molto probabilmente il più grande scandalo nella storia dello sport britannico. Se siamo stati così bravi, come ci siamo riusciti? Coloro che hanno esaminato le prove intorno al dottor Richard Freeman, pensano a conti fatti che abbiamo imbrogliato. Chi sia stato esattamente – non si sa. Quanto abbiamo imbrogliato precisamente – si può solo speculare

La tolleranza zero del team Sky verso il doping, insiste il quotidiano inglese, era fatta da un mucchio di bugie. Il Daily Mail parla di metodo Occam per giungere alla sentenza, rifarsi cioè alla spiegazione più semplice che in genere contiene la risposta. Freeman ha ordinato al testosterone per dopare un ciclista. Non sappiamo chi. Forse molti di loro

Richard Ings, ex capo dell’Australian Sports Anti-Doping, ha detto che se qualcosa ondeggia come un’anatra e cigola come un’anatra, allora è probabilmente un’anatra. Il Daily Mail ricorda gli insabbiamenti che definisce goffi durante l’inchiesta e si pone una domanda su Dave Brailsford, il gran manager del team Sky. C’è stata una consegna di testosterone al velodromo e Brailsford non ne sapeva niente? Sarebbe come se l’universo Marvel accettasse una spedizione di kryptonite e nessuno lo dicesse a Superman”

 

 

Anche Sean Ingle sul Guardian ritiene che sia difficile credere che Freeman si fosse comportato come un lupo solitario. Stranamente non abbiamo mai sentito Brailsford in udienza, nonostante fosse a capo dell’organizzazione nel 2011

Il 2011 è una data importante perché si verifica quello che il Guardian definisce l’incidente che ha dato inizio a questa triste vicenda: la consegna di un pacchetto dal quartier generale di British Cycling a Manchester al bus Team Sky al Giro del Delfinato. Non sappiamo ancora con certezza cosa contenesse – ricorda il Guardian – nonostante sir Dave Brailsford abbia detto al Parlamento che dentro c’era del Fluimucil, un decongestionante legale. Steve Peters, capo del dipartimento scientifico alla British Cycling, ha mostrato una sorprendente mancanza di curiosità nel non chiedere perché il Testogel fosse stato ordinato al velodromo

Una catena di responsabilità, insomma, anche secondo il Guardian, che giudica come il momento più scioccante delle udienze, quello in cui Sutton ha negato di usare il Testogel per l’impotenza. «Non avrei alcun problema a dire che era per me. Stai dicendo alla stampa che non posso avere un’erezione, mia moglie vuole testimoniare che sei un fottuto bugiardo». Inoltre il Guardian sottolinea che c’è qualcuno che continua pilatescamente a lavarsene le mani, come negli anni in cui il pubblico britannico ha accettato una storia di successo”, come scrive Jeremy Whistle. 

In una dichiarazione rilasciata poche ore dopo il verdetto dallo staff di Ineos Grenadiers – cioè gli eredi dell’ex Team Sky – il dottor Freeman viene definito «al di sotto degli standard etici richiesti come medico» e come un uomo che «ha agito in modo disonesto», ma si aggiunge che «la squadra non crede che qualche atleta abbia mai utilizzato o cercato di utilizzare Testogel o qualsiasi altra sostanza che migliora le prestazioni. Non è stata fornita alcuna prova che ciò sia mai accaduto». 

Il Guardian considera questa dichiarazione un tentativo di cancellare un verdetto devastante che produrrà ripercussioni su tutto lo sport britannico. Anche se potrebbe suonare strano da dirsi dopo un processo durato già 765 giorni, ma questa non è la fine, né l’inizio della fine. Per prendere in prestito una frase da Winston Churchill, questa è forse la fine dell’inizio. Restano tre domande cruciali. Primo, chi era il ciclista? Secondo, chi altro lo sapeva? E infine, il successo del Team Sky e della British Cycling era dovuto alla teoria dei marginal gains o era dovuto anche ai medici?

Tom Cary e Ben Rumsby sul Telegraph parlano di reputazione in frantumi

 

Sul Sunday Times interviene la firma più attesa, David Walsh, il giornalista che con le sue inchieste mise l’agenzia antidoping americana sulle tracce di Lance Armstrong, autore del libro The Program diventato poi un film. 

Walsh scrive: Se foste interessati, potremmo dedicare giorni interi a documentare le bugie. Ogni riga di questa sezione di 28 pagine potrebbe essere riempita e non sarebbe ancora abbastanza. Le bugie sono iniziate nel 2010 e sono continuate per 11 anni. Eppure qui c’è in gioco qualcosa di più grande delle sciocchezze, di pubbliche relazioni mascherate da verità. Chiamiamolo tradimento, perché di questo si tratta. C’è una scena nel libro di Richard Moore, Sky’s the Limit, che ne descrive l’essenza. Siamo a settembre 2010 e il Team Sky è alla fine di una prima stagione difficile in gruppo. La squadra è tornata nel Regno Unito per il Giro della Gran Bretagna e il capo Dave Brailsford è in piedi accanto al pullman, quando una donna si avvicina. È sulla sessantina, ha scritto Moore.

–  Signor Brailsford, dice lei educatamente, voglio solo ringraziarla per averci dato una squadra da sostenere.

– Oh, no, no, no, risponde Brailsford.

– Comunque, continua lei, volevo solo dire che apprezzo quello che ha fatto. È fantastico. Seguo il ciclismo su pista da quando Hugh Porter vinceva. Sono anziana. È semplicemente fantastico. Ed è tutto pulito, questo è fantastico. 

– Rimarrà pulito, le dice Brailsford.

Se la povera donna avesse saputo cosa stava per succedere, sarebbe stata meno entusiasta di aspettare.

 

  Walsh ricostruisce poi la vicenda per i suoi lettori. Il pacchetto fatto arrivare al velodromo, la versione che il testosterone servisse all’allenatore Shane Sutton per curare una disfunzione erettile, i pc distrutti, i dati e le cartelle mediche dichiarati smarriti. Ma Walsh ricorda che esiste la prova che il dottor Freeman ha iniettato a Wiggins 40 mg di triamcinolone acetonide, un corticosteroide, per il quale il ciclista aveva ricevuto un’esenzione: uso terapeutico

Una volta – scrive – il triamcinolone acetonide era ritenuto utile nel trattamento della febbre da fieno e delle allergie. All’interno del gruppo, tuttavia, lo status del triamcinolone come potente amplificatore delle prestazioni è noto. Sarebbero passati anni prima che la somministrazione di testosterone, la storia del pacchetto di Jiffy e l’esenzione di Wiggins venissero alla luce.

Nel suo libro del 2012 My Time, Wiggins aveva raccontato di non essersi mai sottoposto a un’iniezione. Si era dimenticato di quelle fatte a fine giugno 2011 e 2012 insiste Walsh, e aggiunge: Quando le storie cominciano a trapelare, una vecchia verità si riafferma: la copertura delle cose sporche può essere spesso peggiore del reato. Non c’è una fine in vista per questo triste episodio. Non posso fare a meno di provare simpatia per Freeman. È in parte un capro espiatorio, in una storia molto più grande di lui. In un pomeriggio di maggio del 2013 abbiamo trascorso alcune ore in un caffè nella località sciistica italiana di Bardonecchia. Abbiamo parlato della sua vita di medico sportivo e ha detto tutte cose giuste, fedele a chi proteggeva. La sua opinione era che il ciclismo fosse molto più pulito ora di una volta. Ho ascoltato e quando il registratore è stato spento, il dottor Jekyll è diventato mister Hyde. Ha detto che non si fidava di nessuno nello sport, nemmeno delle persone nel team Sky. Uno strano cambio di rotta. Ora penso in particolare a Brailsford. Era il capo sia del Team Sky sia della British Cycling mentre accadevano queste cose. Grazie al successo della squadra gli è stato conferito il titolo di Sir. Ci sono molti ciclisti che hanno gareggiato in modo pulito per anni e che ora devono vivere all’ombra di cose con le quali non avevano nulla a che fare. Hanno bisogno che Brailsford spieghi. Nessuno ha usato il potere della comunicazione in modo più efficace di lui. E ora tace

 

  A Brailsford dedica un editoriale durissimo anche Oliver Holt sul Daily Mail scrivendo che quelli del team Sky arrivarono 11 anni fa promettendo di essere diversi. Avete ragione: è quello che dicono tutti. Dicono tutti di essere diversi. Dicono di essere qui per ripulire lo sport. Dicono che vinceranno equamente. Dicono che non comprometteranno i loro principi. Dicono che non sono come gli altri e che non lo saranno mai. È il primo strato di finzione. Per molto tempo, siamo stati nutriti con l’idea che il predominio del Team Sky e del British Cycling fosse basato sul pensiero di persone come Sir Dave Brailsford e sulla scienza dei marginal gains, ma l’illusione dei marginal gains è stata finalmente e irrevocabilmente smentita da questa sentenza. Dovrebbe essere cancellata dal nostro lessico, tranne che come primo esempio di ingannevolezza verso le persone per bene

 

I marginal gains erano quei piccoli accorgimenti nel riposo e nell’alimentazione, nell’uso della tecnologia, con i quali Brailsford spiegava la superiorità che ha portato a vincere 7 Tour de France, 2 Giri d’Italia, 2 Vuelta in Spagna e 45 tappe complessive nei grandi giri, oltre titoli olimpici e mondiali su pista. La cosiddetta cura dei dettagli. Uno dei miti retorici dello sport. Holt sul Mail non  si nasconde che “volevamo crederci e ci abbiamo creduto. La paura ora, la paura che insegue lo sport britannico e infesta i ricordi di così tante notti d’oro passate nei velodromi o di pomeriggi soleggiati trascorsi in Francia, è che eravamo cattivi come gli altri. Il timore è che i nostri successi siano stati costruiti sulla sabbia. Che erano alimentati da prodotti illeciti che miglioravano le prestazioni

Perciò mette sotto accusa Brailsford. Come dimenticare che gran parte dell’etica del regno di Brailsford, a capo di entrambe le organizzazioni, era basato su un’attenzione fanatica e microscopica ai dettagli? Stavamo battendo tutti gli altri perché Sir Bradley Wiggins dormiva in un letto con un materasso comodo e con un cuscino magico? E perché i nostri corridori indossavano maglie più sottili dei ciclisti australiani? Abbiamo accettato di sentirci dire tutto questo. Perché lo volevamo. In realtà, i marginal gains hanno iniziato a essere visti come una supercazzola gradita alla folla solo qualche tempo fa, quando è diventato evidente che il Team Sky si era spinto oltre i confini dell’etica sportiva con un cinismo sfacciato. Quando Wiggins ha ricevuto esenzioni (legali) per l’uso terapeutico di corticosteroidi, nel 2011, 2012 e 2013 prima dei Tour. La fiducia nei traguardi raggiunti dai ciclisti britannici è una vittima inevitabile. Il punto è che, in un’organizzazione che si vantava dell’attenzione ai dettagli, che si diceva fosse la migliore del mondo sportivo, come è anche lontanamente possibile che Freeman agisse da solo senza che gli altri sapessero? Questa idea è un insulto all’intelligenza. Brailsford ha tenuto la testa bassa e la bocca chiusa nella speranza che tutto sarebbe svanito. Spesso è il modo in cui vengono affrontati i momenti imbarazzanti. Ma ora che Freeman è stato dichiarato colpevole, niente di tutto ciò andrà via. Questo momento segna il declino di una delle più grandi storie dello sport britannico. È il momento in cui il castello crolla. Brailsford era considerato un guru della moderna gestione sportiva. È stato lodato come uno dei giganti dello sport britannico, se ne parlava come di un Sir Alex Ferguson e un Sir Clive Woodward. Alcuni lo adulavano e vedevano solo ciò che lui voleva vedessero. All’estremità opposta dello spettro, ci sono stati però altri che sono arrivati ​​al punto di rifiutarsi di coprire i Giochi Olimpici di Rio nel 2016 perché non volevano scrivere di risultati in cui non credevano. Non sembra irragionevole suggerire che è davvero giunto il momento di ricalibrare la reputazione di Sir Dave. Si alzi, Sir Dave. Si alzi, Sir Asterisco.

William Fotheringham sul Guardian scrive che ulteriori indagini alla ricerca di altre verità potrebbero essere bloccate da mancanza di informazioni e da testimoni riluttanti, da poteri investigativi limitati, insomma gli stessi ostacoli che hanno impedito conclusioni definitiva alla questione su cosa ci fosse nella borsa inviata al Team Sky al Giro del Delfinato nel 2011. Ma aggiunge che il fattore umano è stato il punto di svolta negli scandali sul ciclismo nel corso degli anni. L’inchiesta sulla Festina è andata avanti grazie al fatto che il giudice Patrick Keil è stato sostenuto dal ministro dello sport francese, Marie-George Buffet. Armstrong sembrava intoccabile e il suo caso è invece dipeso da un litigio che spinse il suo ex compagno di squadra Floyd Landis a testimoniare contro di lui, dopo che Armstrong gli aveva rifiutato un posto in squadra. Questo ha portato a una serie di ulteriori confessioni. Se avesse assecondato il suo vecchio amico, Lance potrebbe ancora essere un sette volte vincitore del Tour de France. Freeman non è una vittima innocente, secondo la sentenza. Se sente che non ha più nulla da perdere, e decide di fare nomi e di entrare nei dettagli su chi sapeva cosa e quando, su cosa è stato consegnato a chi, allora c’è da scriverci un libro e c’è materiale per più di un editore.

 

  E in realtà il Daily Mail, che per primo nell’ottobre del 2016 pubblicò le prime rivelazioni, qualche nuova crepa la apre. Nick Harris scrive che Shane Sutton – al quale viene attribuita una sensibilità da rinoceronte per essersi difeso in tribunale sulla faccenda del testosterone e dell’impotenza dicendo: chiedete a mia moglie – Shane Sutton insomma avvertì il team di avere dei sospetti sulla preparazione di Chris Froome

La cosa andò così. Brailsford aveva affidato allo psicologo Steve Peters la stesura di un questionario e di colloqui interni con i membri del team, per verificare se avessero precedenti associazioni con il doping. A qualsiasi membro del personale che avesse ammesso un collegamento, sarebbe stata offerta una buonuscita per andar via e assistenza per trovare lavoro altrove. Il Daily Mail scrive di poter provare che Sutton negò ogni relazione col doping nelle prime 9 domande del suo screening il 20 ottobre 2012 e alla decima (Ha qualche sospetto che all’interno di questa squadra possa essersi verificato un qualche tipo di coinvolgimento attivo nel doping?) rispose che aveva dei sospetti sul lavoro del collega Bobby Julich, il coach di Froome. Julich, americano, un bel cronoman, era stato ex compagno di squadra di Lance Armstrong ai bei tempi, e anche personalmente sul podio del Tour. 

Bobby Julich, ricorda il Mail, è stato tra coloro che hanno ammesso pubblicamente dei collegamenti passati con il doping storico e ha lasciato il team. Altri lo hanno ammesso in privato e se ne sono andati. Il Mail dice di sapere di altri che hanno negato il doping e sono rimasti, sebbene ci fossero prove contrarie

L’ultima domanda posta a Sutton nel questionario era: Desideri aggiungere qualcosa alla tua dichiarazione? E Sutton rispose che intendeva chiarire «un’assurda accusa di 24 anni fa da parte di un testimone che aveva una dubbia credibilità»

Si presumeva – scrive il Mail – che Sutton avesse conservato del testosterone nel frigorifero di casa quando un ciclista aveva tentato di bypassare un test antidoping con una lattina di urina. Gli erano stati forniti farmaci da un uomo di Edimburgo chiamato Angus Fraser, già coinvolto in fatti di doping. Un altro ex compagno di squadra di Sutton, Omar Palov, disse che avevano corso gare in cui gli aghi erano all’ordine del giorno nei bagni vicino alla linea di partenza

Il Daily Mail ha cercato i diretti interessati per avere un parere. Froome ha negato l’uso di sostanze illegali e ieri ha aggiunto al giornale di non essere a conoscenza di alcuna azione intrapresa in seguito al questionario di Sutton. Ha anche detto che tutti i ciclisti venivano controllati, ipotizzando che Sutton abbia inventato l’accusa per gelosia. «So che Shane non mi voleva particolarmente bene, soprattutto a quel tempo. C’era un elemento di rivalità interna, stavo sfidando la leadership interna del ciclista che lui allenava». 

Un portavoce di Steve Peters ha detto che non avrebbe risposto alle domande del giornale su Froome o su altre indagini. Brailsford non ha risposto a nessuna delle stesse domande né ha spiegato perché Sutton è rimasto a libro paga fino al 2017 nonostante avesse lasciato il ruolo nel team Sky all’inizio del 2013. Bobby Julich non ha risposto alle domande. Il Mail ha anche chiesto a Sutton perché avesse mosso quelle accuse a Froome. «Ho già risposto in passato» è stata la sua replica. Alla domanda su dove o quando avesse risposto, e dove si poteva rintracciare la sua risposta, ha detto: «Non prendo le date». 

 

  E adesso c’è questa Slovenia, ai cui successi nel ciclismo ha dedicato nei giorni scorsi un reportage il Times. C’è questa Slovenia con Tadej Pogacar, la maglia gialla del Tour, che ha vinto sull’arrivo in salita di Prati di Tivo, quarta tappa della Tirreno-Adriatico e ha tolto la maglia di leader a Van Aert (ora a 35 secondi). C’è questa Slovenia con Primoz Roglic, secondo agli Champs-Élysées un anno fa, che ha primeggiato a La Colmiane nella penultima tappa della Parigi-Nizza. 

Pogacar è il quarto campione che aggiunge il proprio nome all’elenco regale dei vincitori di tappa di questa edizione della corsa, dopo Van Aert, Alaphilippe e Van Der Poel. Luca Gialanella sulla Gazzetta dello sport ha scritto: Non sembra un personaggio uscito da cartoni animati? Ieri, mentre saliva con ritmo forsennato verso Prati di Tivo, dal casco gli sono usciti alcuni capelli, e questa immagine se l’è portata fino al traguardo. L’unica cosa fuori posto in una macchina perfetta. L’Équipe parla di legge del più forte per Roglic e di colpo perfetto per Pogacar, titolando sul fatto che La montagna resta slovena

Nibali si è staccato ancora, stavolta ha portato al traguardo i suoi 36 anni con 1 minuto e 27 secondi di ritardo. A Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello sport ha confessato: «Sinceramente, non so cosa dire. Mi difendo e basta, di più non posso fare. Purtroppo è così. Non è una scusa ma una semplice constatazione. Non stavo male, ma gli altri vanno più forte, non posso dire nulla. Con me c’era Alaphilippe ma davvero non lo so, non me lo so spiegare. Si va forte e basta. Un giorno ti svegli e c’è qualcuno che va più forte di te». 

 

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