Il filosofo e il tatuatore che hanno spinto Farioli a diventare Farioli

  Trentatré anni, toscano, ex portiere tra i dilettanti con il Margine Coperta. Racconta di essersi innamorato della filosofia al liceo grazie a una professoressa, e forse pure della professoressa, ma non lo dice. Si commuoveva ascoltando le lezioni su Kant e Socrate. Quando un giorno si è imbattuto in Jean Paul Sartre, ha visto la luce. Ha approfondito con Huizinga, Fink, Pasolini. Si è laureato all’Università di Firenze con una tesi dal titolo: Filosofia del gioco, estetica del calcio e ruolo del portiere

Una delle prima volte che abbiamo sentito parlare di Francesco Farioli, ad Alex Frosio per Sportweek disse: «Nella filosofia del gioco si riscontra la costruzione, il percorso. L’estetica del calcio perché, come tutti gli sport di invasione, di duello, richiede una sua teatralità. E il ruolo del portiere, perché in tutto questo ha una prospettiva privilegiata». Ha iniziato nello staff di De Zerbi a Benevento. Fu Demiral a fare il suo nome in Turchia all’Alanyaspor. I suoi modelli sono con De Zerbi, Guardiola, Bielsa e Gasperini. Fuori dal campo: Hegel e Darwin. «Il piano A è molto molto chiaro, il piano B non esiste. Quindi facciamo bene quel che sappiamo fare. Esistono poi la strategia di gara, gli adattamenti, la flessibilità. Sono un integralista, ma anche un amante dell’aggiustare le cose in base all’avversario». L’evoluzione è adattamento.

Questo è il suo mondo e L’Équipe si è messo alla ricerca delle sue radici, andando a scovare a Firenze il filosofo Sergio Givone, maestro di Farioli, il relatore della sua tesi. 

Scrive Antoine Maumon de Longevialle: A 79 anni, questo specialista di Dostoevskij riceve a casa sua, a due passi dal Duomo di Firenze: un terzo piano senza ascensore le cui scale, che non vengono toccate da cinque secoli, annunciano la bellezza del luogo. È semplicemente il luogo in cui visse Raffaello. Per indicare il suo residente più illustre, è stata affissa una targa, ma sulla casa accanto, per preservare la facciata dell’edificio che risale al Cinquecento

Il professor Givone confessa di aver visto diverse partite del Nizza. Confessa nel senso di rivelare. Non è una colpa guardare il Nizza, anzi. 

«Quando Farioli è arrivato per presentarmi la sua tesi – dice – gli ho proposto di parlare dei pensieri sul calcio di Sartre e Camus. Francesco era un ragazzo molto intelligente ma soprattutto aveva le idee chiare. Voleva lavorare a una filosofia del calcio ma non del calcio in generale, dei portieri. Perché sostiene che il portiere ha una visione della partita completamente diversa dagli altri. È un giocatore ma anche uno spettatore, il che gli permette di sviluppare un pensiero speciale, legato alla strategia singola di tutti i giocatori. All’inizio ero riluttante, lui mi ha convinto. Il suo lavoro era molto buono, di grande rigore, con molte citazioni rilevanti, ben scritte».

L’Équipe racconta che una delle copie è certamente disponibile a Coverciano, ma un’altra si trova in uno studio di tatuaggi e piercing nel centro di Pistoia. La conserva Paolo Galardi accanto a certi libri su Kafka. Galardi fa il tatuatore ma è pure l’attuale allenatore dei portieri della Pistoiese in Serie D. È la persona che ha convinto Farioli a buttarsi, a sedersi in panchina. Si sono conosciuti nel 2004, quando Farioli sognava di fare il professionista e Galardi addestrava i portieri dell’Altopascio. Col giornale francese ricorda che «a 15 anni con Francesco potevi parlare di politica, di tutto. È come se fosse mio figlio e a tuo figlio puoi raccontare delle cose. Quando lo vedevo giocare in squadre di second’ordine, gli dicevo: perché non usi il tuo tempo per diventare allenatore? Quando mi disse che voleva studiare lettere avrei potuto rispondergli: – Se vuoi lavorare nel calcio, fai qualcos’altro. Studia preparazione fisica. Ha studiato la filosofia per esprimere meglio le sue idee». 

Non gli è andata male.

 

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