Carlitos Alcaraz era in crisi e ha ritrovato la luce. Così stanno scrivendo in Spagna, dopo la sua vittoria in due set su Medvedev e la qualificazione per le semifinali da primo del girone. Gli incroci sono definitivi prima che si giochi l’ultima partita del venerdì fra Rublev e Zverev, ininfluente, tutt’e due eliminati, bell’affare per chi ha comprato il biglietto. È la seconda beffa torinese per gli spettatori paganti, dopo quella del ritiro al 17esimo minuti di Tsitsipas contro Rune.
Ma il tennis contro natura finisce qui. Arrivano semifinali e finale, senza calcoli, chi vince va avanti chi perde è davvero fuori. Tre dei quattro rimasti in corsa non sono imbattuti. Era successo anche un anno fa. Solo Djokovic arrivò immacolato al penultimo atto e alla fine portò a casa il torneo.
Stavolta è Sinner a non aver perso mai, l’avversario in semifinale sarà quel Daniil Medvedev che fino allo scorso torneo di Pechino era una maledizione. Un soccorso arriva dall’organizzazione di casa. La partita è stata messa in calendario alle 14.30, la seconda super-semifinale tra Alcaraz e Djokovic alle 21. Chi vince la prima, avrà così un bel po’ di ore di riposo in più prima della finale di domenica. Se l’avessero fatto – per esempio – a Parigi-Bercy con un francese, casomai con un Sinner di sera, apriti cielo.
Sinner è rimasto imbattuto perché ha rigettato ogni calcolo e non si è fatto ingolosire dalla prospettiva di sbattere fuori dal torneo Djokovic regalando qualcosa a Rune. Stefano Semeraro su la Stampa ha scritto che non ha copiato “la strategia fifona di Ivan Lendl nel 1980 che preferì farsi battere da Connors – che dall’altra parte della rete gli dava del coniglio – pur di evitare Bjorn Borg in semifinale. “Biscottare”, per una mente calcistica, poteva essere una tentazione, ma Jannik è uomo d’onore”.
Piero Guerrini su Tuttosport lo chiama “incontentabile, insaziabile e insuperabile. Jannik Sinner è entrato in campo già sicuro di giocare la semifinale, avrebbe potuto prendersela più comoda, soprattutto dopo essersi toccato più volte la schiena, aver visto ridotta la qualità del servizio e il suo rovescio magico limitato. E invece non ha mollato, ha indurito lo sguardo”.
Secondo Paolo Rossi su Repubblica “in 32 minuti ha mostrato che i calcoli non appartengono ai giovani, che giocano solo per la voglia di giocare. Sinner non si chiama Tsitsipas. Il suo essere sportman è di un altro livello”.
Sempre su Tuttosport, il direttore Guido Vaciago interviene sui molti accostamenti sentiti in questi giorni. Scrive che “la tentazione di avvicinarlo a Tomba è forte. Stesso trasporto nazionale. E ricorsi storici importanti: se Albertone aveva interrotto Sanremo, Jannik Sinner ha sfondato i palinsesti di Rai 1 e Canale 5, pronte a spostare i loro programmi forti nel timore che il nuovo fenomeno italiano ne asfalti l’audience come ha fatto ieri con Rune nel primo set di ieri sera. Ma forse con Sinner abbiamo trovato qualcosa di diverso e interessante: stesso immenso talento, ma un approccio diverso nel gestirlo. Non c’è esuberanza, ma controllo; non c’è istinto, ma studio e poi maniacale applicazione, stoicismo agonistico e una sobria frugalità nel comunicare che, se proprio si deve richiamare un monumento dello sport italiano, riconduce più a uno Zoff, che a un Tomba”.
E adesso Medvedev
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Vincenzo Santopadre su la Stampa si è occupato sin da stamattina del russo che sarà avversario di Sinner in semifinale. Ha scritto: “Stakanov era un eroe sovietico, e i tennisti di scuola russa, come lui, per tradizione, quasi geneticamente, sono tutti grandi lavoratori. Da quando si sono aperti al confronto con il resto del mondo però per ciascuno di loro sono emerse caratteristiche individuali, sia di ordine tecnico sia caratteriali. Guardate Daniil Medvedev: non esattamente il giocatore da prendere ad esempio in una scuola tennis. Da giovane poi era più ruvido: me lo ricordo bene quando affrontò Matteo Berrettini a Indian Wells. Ora è cresciuto, e con la paternità anche il ragazzo inquieto si è trasformato in un uomo più sorridente, ha limato certe asperità. Andrey Rublev, che della figlia di Daniil è padrino, di tutta l’«Armata Russa» è il più vicino a noi europei, il più pronto a ridere e scherzare, oltre che a perdere le staffe massacrandosi di racchettate la gambe, forse per merito dei tanti anni passati in Spagna. Ma anche Daniil ha un suo umorismo tutto particolare, nonostante sia spesso ritenuto antipatico, al limite dell’arroganza. Un equivoco che ha radici, credo, nel suo stile di gioco, decisamente brutto da vedere, ma tremendamente pericoloso. Chi nasce sui campi in duro, come i russi, ha più difficoltà a variare traiettorie e rotazioni, e sviluppa spesso uno stile monotematico, Medvedev però ci insegna che è l’efficacia, non l’estetica, ciò che conta nel tennis”.
in tv sabato ore 14 Rai 2 e Sky: Sinner vs Medvedev | 21 Alcaraz vs Djokovic
voci Domenico Procacci e il nuovo Il Tennis Italiano
«In queste pagine vorrei incrociare scrittori, musicisti, personaggi di spettacolo, disegnatori: il mio mestiere è capire il talento degli altri e farlo agire. Filmando Una squadra mi sono reso conto di quanto lo sport sia un fantastico contenitore di storie, come se riuscisse a dare purezza ai gesti, filtrando in qualche modo la vita. Ecco perché a Fandango abbiamo inaugurato una collana di libri sportivi. Questo mondo possiede una potenza narrativa unica, così come unici sono i tennisti della serie tv. Il meno esposto tra loro, cioè lo schivo Zugarelli, è stato essenziale, una persona fantastica. Corrado Barazzutti è molto intelligente, assai più divertente di quanto sembri. Panatta possiede il dono dell’ironia con zero presunzione. E Bertolucci, beh, lui è il più immediato, impossibile non rapportarsi all’istante. E poi Nicola Pietrangeli, il grande antagonista, un uomo molto sanguigno e generoso. Cinque uomini diversi e interessantissimi. Non a caso, una squadra».
➣ Che personaggio è Jannik Sinner?
«Un eroe moderno, diverso. Se Tomba e Rossi erano sempre tanto, a volte troppo, quasi un eccesso di narrazione, Sinner sembra procedere per sottrazione. Il bravo ragazzo semplice, educato e tranquillo che però sa farsi amare dalla gente, cosa che non riesce in alcun modo a Djokovic. Per certi versi, Jannik mi ricorda Borg: era fortissimo, non concedeva troppo ma nella sostanza era ricco di contenuto. Anche il nostro ragazzo vincerà tanto. È un campione essenziale». – intervista di maurizio crosetti, Repubblica [tutta qui]
L’Équipe si dedica stamattina a quello che definisce l’imminente ritorno in circuito di Rafa Nadal, un annuncio che a Torino – scrivono i francesi – è passato generalmente inosservato.
“Il rumore che abbiamo sentito nei corridoi era quello dei calcolatori che esaminavano i diversi scenari possibili per capire chi potrebbe accompagnare Daniil Medvedev e Jannik Sinner in semifinale”.
Insomma: Nadal. “Non ha ancora pianificato tutto”, scrivono Bertrand Lagacherie e David Loriot, gli Australian Open del 2024 potrebbero essere “l’alba perfetta di un rinascimento finale, ma in quali condizioni Nadal potrà tornare? Questo feroce combattente, titalere di 22 titoli del Grande Slam, punta a un’ultima stagione con un orizzonte olimpico, tra competitività e piacere, ma senza sapere oggi dove il tennis potrà condurlo. I suoi ultimi due anni sul circuito, tra un piede sinistro in necrosi (sindrome di Müller-Weiss), una costola rotta, uno strappo al muscolo addominale, un’anca danneggiata, non sono stati gioiosi. Un mese fa ha ammesso di allenarsi ancora su dolore, in un processo di riabilitazione fisica che lui stesso ha presentato come un territorio inesplorato”.
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