Sinner vs Djokovic, of course

Chi ha comprato i biglietti per la sessione del pomeriggio al Masters ha visto 17 minuti di partita, poi Tsitsipas si è scusato e si è ritirato a farsi curare la schiena. Era stato in dubbio per la partita di domenica contro Sinner, era stato in dubbio anche stamattina. Non è stata una buona idea rischiare. Il pubblico allora si è sorbito  goduto una esibizione fra le due riserve Hubert Hurkacz e Taylor Fritz, ma prima ha consegnato al povero greco qualche chilo di fischi. 

 

Supertennis ha preparato una breve spiegazione su cosa può succedere con tutte le combinazioni possibili. Se Sinner vince in due set contro Djokovic: è in semifinale. Se Sinner vince in tre set contro Djokovic, passa se batte Rune nell’ultima giornata; passa se perde in tre set con Rune e Djokovic vince almeno un set contro il subentrato Hurkacz.

Se invece perde in tre set contro Rune e Djokovic batte Hurkacz in due set, si vanno a contare i game. Se Sinner perde in due set e Djokovic batte Hurkacz in due set, è eliminato. Se Sinner invece dovesse perdere contro Djokovic come negli altri tre precedenti, allora Sinner-Rune diventa come una sorta di quarto di finale: chi vince va in semifinale, chi perde va a casa. Cioè va a casa per modo di dire. Può anche restare a Torino, ci sono tante cose belle da vedere, per esempio al museo del cinema c’è la mostra sul cinema di Tim Burton. Peraltro Tim Burton dovrebbe essere un discreto appassionato di tennis, perché una quindicina d’anni fa era in tribuna a Wimbledon per la semifinale tra Roger Federer e Marat Safin. O forse era solo una voglia di fragole con la panna. 

 

Oh, comunque. Gli italiani che finora hanno battuto Djokovic sono Filippo Volandri nel 2004 a Umag, Marco Cecchinato nel 2018 a Parigi, Lorenzo Sonego nel 2020 a Vienna, Lorenzo Musetti nel 2023 a Monte-Carlo. Stefano Semeraro ha scritto su la Stampa che stasera il centrale del Pala Alpitour sarà come uno di quegli spazi vuoti sulle mappa dove i cartografi antichi, privi di informazioni certe ma ricchi di immaginazione, disegnavano un leone. Nel tennis di oggi il predatore alfa si chiama Novak Djokovic. A Jannik stavolta non basterà azzeccare le traiettorie e dosare bene il gas. Dovrà rischiare, uscire dalla comfort zone. Magari ricordare le parole di Mario Andretti: «Se ti sembra di avere tutto sotto controllo, vuol dire che non stai andando abbastanza veloce».

Vincenzo Martucci sul Messaggero ha scritto stamattina che Jannik Sinner è più bravo a scendere a valle con gli sci, dribblando i paletti di slalom, che a scalare le montagne. Ma stasera dovrà inerpicarsi oltre i 2.000 metri del Kopaonik, perché Novak Djokovic, che è cresciuto lassù, per diventare il numero 1 dei numeri 1, è arrivato a svettare ancora più in su dell’Everest a quota 8.849.

Paolo Bertolucci, voce di Sky, pensa che «a inizio anno c’erano due piste di distanza, vediamo quante ce ne sono ora. Ovviamente mi auguro che Jannik faccia la partita della vita e quindi l’impresa. Ma non può spaccare Nole da dietro, deve avere alte percentuali di prime, spingere, essere più propositivo e fare pochissimi errori. Varierà, proverà qualche servizio-volée, ma può farlo 3 volte a game, poi Nole è un po’ come una coperta corta: tiri da una parte e ti supera dall’altra. Guarda con l’ottimo Rune»

 

Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha fatto notare che nell’agosto del 2001, quando Jannik Sinner stava nascendo in Alto Adige, Novak Djokovic era il più forte Under 14 d’Europa. È uscito da poco dalla piscina vuota di Belgrado dove si è allenato durante i bombardamenti Nato sull’ex Jugoslavia, l’ingiustizia da cui scaturisce il suo (irrisolto) credito con la vita. l’Everest che il barone rosso sta scalando con intelligenza, cioè a tappe non forzate, forse non è mai sembrato così abbordabile, come dimostrano le tre ore abbondanti di psicanalisi tra il re e baby Rune, dotato di irriverenza ma in riserva sparata al terzo set. La rivoluzione gentile di cui Sinner è portatore prevede lo studio approfondito (e senza proclami) dei match di Djokovic Il Djoker lo sa, in tasca ha l’antidoto per qualsiasi veleno, però qualche motivo di preoccupazione gli increspa la fronte

Secondo Claudia Fusani sul Riformista questa partita potrebbe essere già la finale del torneo. È solo la seconda partita del girone, ma in effetti nulla vieta di rivederla domenica prossima. Quando accade, in genere, la finale viene vinta da chi ha perso nel girone. 

[Così è già bell’e allestito l’angolo dell’ottimismo]

 

La Stampa ha affidato a Vincenzo Santopadre una lettura preventiva della partita. L’ex coach di Berrettini ha scritto che Siner dovrà continuare ad essere… Sinner. E cioè puntare su un ritmo tambureggiante da fondo e dimostrarsi particolarmente «ordinato» nei momenti chiave del match, quelli in cui di solito Novak fa sentire il peso della sua immensa classe. Djokovic proverà a mescolare le carte in più occasioni durante la partita, evitando ad esempio di entrare sistematicamente nel «flipper» degli scambi prolungati da fondocampo. Una situazione che di solito Nole gradisce, ma che credo stavolta non accetterà spesso, proprio perché sa quanto Sinner sa essere tambureggiante.

 

in tv oggi ore  21 Rai 2 e Sky: Sinner vs Djokovic

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