Come dice quel coro in certi stadi, adesso a Girona hanno un sogno nel cuore. Qualunque cosa facciano oggi Barcellona e Atlético Madrid, un’altra giornata sarà trascorsa in testa alla classifica. Saranno tredici stasera, tredici su trentotto, sarà stato consumato il 34 percento della Liga. Il sogno nel cuore lo mette nero su bianco stamattina Juan Jiménez nel classico editoriale in ultima pagina su Diario As, quando scrive che “nessuno sa quanto durerà, ma la storia del calcio è piena di esempi come questo, non solo a Leicester. Con il proprio stile, ciascuno con la propria capacità finanziaria, club come il Verona di Briegel e Eljkaer in Italia nel 1985, come il Blackburn di Shearer in Inghilterra nel 1995, come il Kaiserslautern di Rehhagel in Germania nel 1998, come l’AZ di Van Gaal in Olanda nel 2009 o il Montpellier di Giroud in Francia nel 2012 sono stati campioni senza figurare in alcun pronostico”.
Girona è la città più indipendentista della Catalogna. Dal luglio 2011 al gennaio 2016 è stata amministrata come sindaco da Carles Puigdemont, oggi leader di Junts per Catalunya riparato in Belgio dopo il tentativo fallito di secessione nel 2017. Qualche giorno fa il primo ministro Pedro Sánchez ha raggiunto un accordo con il movimento, promettendo l’amnistia per lui e gli altri leader in cambio del sostegno al suo governo.
Girona è una città piccola e delicata, 100mila abitanti a una novantina di km da Barcellona, secondo la leggenda è stata fondata da un mostro a tre teste. Ha avuto per molto tempo fama di borgo grigio e nero, lo scrittore Josep Maria Fonalleras oggi la trova “teatrale e caleidoscopica”. Ieri il Girona ha vinto 2-1 in casa del Rayo a Vallecas, il luogo delle origini del suo allenatore Miguel Ángel Sánchez Muñoz, noto come Míchel. C’era uno striscione allo stadio: “Míchel, nipote di María: benvenuto nel quartiere”.
Due anni fa, verso novembre, la squadra era nelle ultime posizioni in serie B. Michel entrò nell’ufficio del presidente Delfi Geli, ex attaccante, qualche presenza in Nazionale. Mise a disposizione il suo mandato, il presidente gli rispose che non se ne parlava. Sono arrivati sesti, hanno giocato i play-off, sono saliti in Liga. “Una delizia di squadra” lo descrive El País. “Uno tsunami” dice invece Marca. Hanno un budget di una cinquantina di milioni, il quindicesimo del torneo, e il tredicesimo monte ingaggi. Certo, tra gli azionisti spiccano la holding proprietaria del Manchester City e un gruppo che fa riferimento a Pere Guardiola, il fratello di Pep. Ma l’anima del progetto è il direttore sportivo Quique Cárcel, in carica da un decennio. È stato lui a scegliere il madrileno Michel per la panchina e qualcosa Girona deve scavar dentro le persone, se Michel in conferenza stampa risponde in catalano. “Anche gli dei del calcio gli sorridono” ha scritto stamattina As.
In Catalogna è tutto perfino amplificato. Stamattina le imprese del Girona sono sulla prima pagina di La Vanguardia, il quotidiano politico della regione. Santiago Segurola, una delle firme di calcio più apprezzate di Spagna, sottolinea i numeri, i 34 punti che rappresentano l’87 percento di quelli a disposizione, le 11 vittorie di cui sei fuori casa, i 31 gol segnati, con la media di 2,38 a partita, una nuova rimonta, la quinta dall’inizio campionato.
“Nel calcio – scrive stamattina – si è soliti parlare di squadra rivelazione, quando ce n’è una che emerge dall’ombra e si fa notare per una serie di buoni risultati. Ma non è il caso del Girona. Aveva terminato la stagione scorsa a gran ritmo, a un passo dalle qualificazioni alle coppe europee. Si annunciava come una squadra attraente, di alto livello, guidata da un allenatore che vuol giocare un calcio brillante. Il Girona trasmette una visione collettiva, non solo di ciò che accade sul campo, ma pure nella struttura societaria. Le convinzioni della squadra sono le stesse dell’allenatore e del club, quella ricerca di identità che si percepisce in altri piccoli club europei che si ribellano alle gerarchie ufficiali del calcio. Insieme a Brighton, Sassuolo e Atalanta, per fare qualche esempio, il Girona rifiuta di accettarsi come piccolo e gioca da grande. Gioca meglio della maggior parte dei grandi. La naturalezza con cui i giocatori seguono le tesi di Míchel è la stessa con cui la dirigenza ha fiducia nell’allenatore, che non ha sempre vissuto giorni di rose e fiori”.
Gli spagnoli dicono rose e vino.
Così, dice la Vanguardia, questa squadra è “un meraviglioso sogno ad occhi aperti senza data di scadenza. Un piacere per i sensi osservare la voracità di Tsygankov, Savinho, Iván Martín o Dovbyk”.
La febbre o la mania, fate voi, sta contagiando pure quel pezzo di città che ha già raggiunto la gloria internazionale. I signori in foto in prima pagina sono i fratelli Josep, Jordi e Joan Roca i Fontané, chef di El Celler de Can Roca, ristorante di Girona, individuato come il migliore del mondo da The World’s 50 Best Restaurants. Seguono pareri e dichiarazione d’amore, tra cui quella di Joaquim Nadal, il primo sindaco della città nella transizione dal franchismo alla democrazia. Diede il voto agli immigrati. Dice: «Certo che vado allo stadio, non me ne perdo una. Ho aspettato settant’anni per un momento così».
in tv oggi ore 14 Dazn Maiorca-Cadice | 16.15 Dazn: Barcellona-Alavés | 18.30 Dazn: Siviglia-Betis | 21 Atletico Madrid-Villarreal