Di due persone si parla in questi giorni a Dublino. La prima è Molly Malone, the tart with a cart, la sgualdrina con la carriola. È una donna leggendaria, dall’individuazione incerta, una pescivendola del villaggio di Howth che alternava il mestiere con quello di prostituta, morta in giovane età sei mesi prima che entrasse il Settecento, forse per una febbre, forse tifo, forse una malattia venerea. Per il millenario della città, anno 1988, le hanno dedicato una statua nella quale veste scollacciata. Era stata posta all’inizio di Grafton Street, prima di essere trasferita nove anni fa in Suffolk Street, di fronte all’ufficio informazioni. Dicono porti bene baciarle il seno prosperoso, toccarlo, da qualche settimana sulla statua appaiono scritte e graffiti che invitano a non farlo più, don’t do thank you, denunciando questa tradizione come ormai inappropriata.
La canzone popolare dedicata a Molly Malone accompagna spesso le gesta della nazionale di rugby, il secondo argomento a cui s’appassionano i Dubliners in queste ore, come spiega Jean-Christophe Collin su l’Équipe. È di Jonathan Sexton che non smettono di discutere, di lui e della possibilità che porti finalmente la squadra al titolo mondiale. A quel punto – dopo – una statua potrebbero farla a lui, detto il talismano, convocato la prima volta nel novembre del 2009 e da allora titolare nel ruolo senza scampo per la concorrenza. Jack Crowley, la sua riserva 23enne, è riuscuto a mettere insieme solo 7 presenze. L’Équipe ha scritto che fare il mediano d’apertura in Irlanda è un po’ come fare il commerciante di vino in Arabia Saudita: le prospettive sono poche. Sexton ha il record di punti segnati con la maglia verde [1.090 contro Ronan O’Gara sorpassato a 1.083] e all’età ormai di 38 anni resta il più forte del paese, secondo l’Irish Examiner. Hanno fatto un certo rumore i suoi insulti all’arbitro durante la finale di Coppa dei Campioni. Sexton si è scusato, ha pagato un’ammaneda e “tutti i suoi insegnanti del Saint Mary’s College di Dublino – scrive il giornale francese – devono aver alzato gli occhi al cielo, nel vedere un atteggiamento così lontano dall’educazione ricevuta in questo istituto d’élite, che ha dato molti giocatori alla nazionale ma anche giudici alla corte suprema e un presidente alla Repubblica. Questa distinzione sociale spiega per alcuni l’immagine arrogante che Sexton proietta.
Dal 2020 Sexton ha una percentuale di successo dell’82% quando calcia. È il cervello dell’attacco. “Dirige la performance irlandese come fece Herbert von Karajan con l’Orchestra Filarmonica di Berlino” sintetizza L’Équipe. “Effettua passaggi al momento giusto con una lettura perfetta della situazione. È fondamentale nel gioco irlandese. La missione di Sexton è individuare l’elemento più fragile nella difesa avversaria e mandare lì i suoi compagni. Effettua il 43% di passaggi in più in una partita rispetto al francese Romain Ntamack”.
In questi Mondiali è stato finora sgravato di compiti difensivi, ma le avversarie sono state Romania e Tonga. Stasera è diverso. Stasera l’Irlanda testa di serie #1 nella classifica mondiale si trova di fronte i campioni in carica del Sudafrica. È tutto da verificare se Johnny potrà permettersi di “giocare con parsimonia, camminando, come Lionel Messi” ai Mondiali di calcio in Qatar, scrive ancora L’Équipe, “servendo passaggi ai compagni come caviale”.
Tra un infortunio e la squalifica, non giocava da sei mesi. “I pub di Cork e Dublino si sono rassicurati: non ha perso nulla del suo rugby. Resta da vedere se avrà ritrovato il ritmo dell’altissimo livello”. Lui stesso dice che solo stasera saprà davvero se ha riconquistato la vecchia forma.
I sudafricani lo prenderanno di mira. Sexton è il primatista dei traumi cerebrali, spiega con una certa crudezza L’Équipe e con una magnifica immagine leggiamo che “quando Sexton tossisce, è tutta l’Irlanda a prendere il raffreddore”. Lui dice che prepara questa partita da due mesi e questi Mondiali da una vita. L’Irlanda è l’unica grande potenza del rugby europeo a non aver mai passato i quarti di finale. Sexton ha già annunciato che lascerà la sua maglia all’Irish Rugby Hotel alla fine del torneo. “Si unirà poi a Molly Malone in Suffolk Street?” si chiede Jean-Christophe Collin. Sempre che nel frattempo la statua più famosa di Dublino non l’abbiano abbattuta.
“Un assordante Sud Africa-Irlanda”, siamo messi così, ad aggettivi, stamattina su L’Équipe. Anche con l’assenza di Malcolm Marx, fuori per un guaio a un ginocchio, i sudafricani conservano la loro fisicità invidibiaile, dai 141 kg di Frans Malherbe ai 2 metri e 07 di RG Snyman. Al di là del peso e delle dimensioni, in terza linea dispongono di dinamismo e velocità, “per asfissiare le avversarie”. Da quattro anni sono nelle mani di Rassie Erasmus e Jacques Nienaber, un ex fisioterapista spinto dal suo mentore e amico a passare dall’aspetto medico a quello tecnico. Gli Springboks passavano per una squadra dall’asciuttezza imbarazzante nei loro meccanismi d’attacco, costruiti intorno a un gioco di pressing alimentato senza scrupoli da Faf De Klerk e Handré Pollard. Caricaturale, arriva a definirlo L’Équipe, “ma ai Bok non importava, purché vincessero”. Risultatisti, direbbero i calciofili nella loro grammatica. Quando i risultati si sono impoveriti, il Sudafrica ha cercato di arricchire il gioco. Proprio una sconfitta in Irlanda l’anno scorso è stata decisiva per cambiar strada.
Inoltre Jacques Nienaber e Rassie Erasmus hanno entrambi allenato al Munster, hanno portato in Sudafrica molte conoscenze acquisite in Irlanda, approfondite, è un periodo di carriera nel paese è nel curriculum di diversi giocatori tra i Bok.
“Cosa hanno da oppure gli irlandesi a questi spaventosi attaccanti sudafricani?” si domanda il quotidiano sportivo francese nella sua presentazione di questa seconda grande partita ai Mondiali, dopo Francia-Nuova Zelanda. “Giocatori di rugby e qualità generale. Dal numero 1 all’8, tutti gli irlandesi sono considerati fra i primi tre al mondo”. Hanno un gioco collaudato da quasi dieci anni. Andy Farrell ha introdotto in questa organizzazione la possibilità per i portatori di palla di agire con maggiore libertà. Quanto alla difesa, “un popolo che ha dovuto affrontare la grande carestia del 1848 può resistere all’aggressione pianificata dei Bok”.
Robert Kitson sul Guardian dice che “questa resa dei conti è piena di significato, conta più della supremazia nel girone. Una vittoria irlandese, in particolare, manderebbe un messaggio serio. Il Sudafrica non è solo campione in carica, è una squadra che ha già espresso alcune esibizioni muscolari nell’ultimo mese. Un tempo le squadre irlandesi faticavano a credere di poter battere costantemente i migliori. Ma lentamente e inesorabilmente, hanno scalfito quel blocco mentale”
Lo Zibaldovale
La Francia è in ansia dopo il 96-0 alla Namibia. È in ansia e “tutto i lrugby francese inizia a farsi prendere dai dubbi” perché Antoine Dupont si è infortunato, scrive Yves Thréard su le Figaro.
“Lui, il miglior giocatore del pianeta, il mediano di mischia fenomenale, il capitano che sembrava un generale dell’esercito, portava la speranza di una nazione convertita come non mai – lo attestano i dati della televisione – alle gioie dell’ovale. Il Mondiale è iniziato e tre partite dopo, nonostante un ottimo inizio contro gli All Blacks, si comincia a considerare lo scenario peggiore. Senza Romain Ntamack, infortunato prima del via, né Antoine Dupont, senza questo focoso cardine centrale, i Blues potranno reclamare l’incoronazione? Proprio quando l’entusiasmo era al culmine, lo shock è stato violento, il morale è a terra. Ma come diceva Antoine Blondin, non esistono giocatori di rugby. Esistono squadre”
VITE MONDIALI
L’ex rugbista campione del mondo di pizza napoletana
C’è un ex rugbista che è già campione del mondo, prima che i Mondiali finiscano. Si chiama Yoann Mormile, il suo titolo è andato a prenderselo a Las Vegas. È il campione del mondo – ehm – di pizza napoletana. L’Équipe Magazine è andato a fare due chiacchiere con lui, Anne Desquins racconta da Bounrg-en-Bresse il camion dai colori italiani nel quale lavora Yoann. Offre solo due possibilità: margherita o margherita con bufala. Scordatevi la quattro formaggi, la wurstel e patatine, tutto quel catalogo là. Yoann è una persona seria. I prodotti vengono dall’Italia, il forno è a legna. Ha battuto 90 avversari. Quattro anni fa, era diventato vicecampione di Francia e nel 2021 il numero uno del paese. Diece che aver giocato a rugby davanti a migliaia di persone lo aiuta a gestire lo stress. L’amore di Yoann per la pizza sottile dai bordi carnosi viene dalle vacanze trascorse da bambino vicino Napoli con la nonna italiana. Dentro casa lo hanno subito reso tifoso del Napoli e di Maradona, a 12 anni era alto 1 metro e 80, portava il 44 di piede, l’insegnante di educazione fisica gli consigliò di buttarsi sul rugby. Ha giocato a Nizza, ad Antibes, al confine con l’Italia, ma la pizza niente da fare, non era come a Napoli. Sei anni dopo, andò a casa della nonna per vedere un Napoli-Juventus. Doveva fermarsi una settimana, rimase nove mesi. Decise di imparare il segreto dell’impasto e della crosta bruna, dopo ha girato il mondo associando le partite di rugby allo studio di olio e pomodoro. Un infortunio lo convinse a puntare sul forno. A Melbourne, durante un altro Napoli-Juventus in tv, conobbe degli italiani che gli offrirono un lavoro da Gradi, prestigiosa pizzeria della città. È andato a Napoli per ottenere il marchio AVPN [Associazione verace pizza napoletana] è tornato in Francia a esercitare. A bordo di un camion. Gli inizi sono stati difficili, le vendite da asporto durante il covid gli hanno portato soldi e celebrità. Adesso ha pure un ristorante a Bourg-en-Bresse, si chiama Pulcinella, perché – dice – nella sua furbizia rivede la propria maniera di stare in campo. Oh, comunque la sera di Francia-Nuova Zelanda il camion allo stadio ha venduto tutte le pizze. Più quelle con mozzarella di bufala
CILE-INGHILTERRA
I cileni invece si sono buttati sulla carne. Yoann Blanchard è un macellaio in rue du Maréchal-Leclerc, a Perros-Guirec, la cittadina dove la nazionale sudamericana ha preparato l’avvicinamento ai Mondiali. Da quando se ne sono andati, non fa che rimpiangere quei giorni e lancia sguardi malinconici alle carcasse di manzo nella sua cella frigorifera, come racconta L’Équipe. Yoann stesso gioca nella squadra di rugby a cinque dell’Entente Perros-Guirec Lannion. Un giorno gli hanno ordinato 60 chili di carne tutti insieme perché volevano preparare un asado in hotel. I cileni si sono fatti voler bene. Al pomeriggio andavano a fare il bagno nelle acque di Trestarou e “avevano perfino la sublime eleganza di indossare costumi rosa, i colori della città: glieli aveva regalati il municipio al loro arrivo”.
Ogni martedì mattina, hanno aperto gli allenamenti al pubblico e alle scuole. Ogni mercoledì si sono allenati con il piccolo club locale, una volta pure con la squadra femminile. Anna dice che nelle mischie sono stati dei galantuomini e anche dei bravi istruttori. Gli hanno lasciato qualche trucchetto. Alle 20 erano a letto. Senza nemmeno un giornalista del paese al seguito. Sono dilettanti per il 90 percento e oggi vanno all’impatto con il Pianeta Inghilterra.