SETTE CILINDRI | La storia è andata tutta sul podio
di roberto liberale
① PANORAMI Se ieri eravate su Marte
Il Drake sarebbe stato contento. La Ferrari ha corso da Ferrari, come sarebbe piaciuto al suo fondatore. Strategie ben preparate a tavolino, ordini chiari e piloti che hanno dato il massimo per eseguire tutto ciò che era stato programmato. Qualsiasi personalismo sacrificato in nome della vittoria di scuderia. Sono tante le piccole vittorie che accompagnano il successo ferrarista di Singapore. Partenza studiata nei minimi dettagli, memori forse della troppa libertà concessa nel 2017, nello stesso Gran Premio, a Vettel e Raikkonen, addio definitivo al mondiale. Poi gran tempismo nelle chiamate ai box, segno evidente che al muretto Ferrari avevano già pronto il piano gara nel caso, statisticamente probabilissimo, di una Safety Car. Gestione perfetta del ritmo gara per impedire l’allungamento del gruppo che avrebbe ingolosito chi voleva provare l’undercut sulle Ferrari. Distacchi tra le vetture studiati al millesimo, per evitare affaticamento alle macchine e alle gomme. E poi il capolavoro finale di Sainz, che ha eseguito il piano Ferrari alla perfezione, mettendoci tanto di suo, quando ha deciso di rischiare facendo avvicinare pericolosamente Norris per farlo entrare nella sua zona DRS e permettergli di allungare a sua volta su Russell e Hamilton, così creando maggiori difficoltà proprio ai due piloti Mercedes.
Per la gara più bella della sua carriera, merita un cilindro a parte. Ne parleremo dopo.
E Leclerc? È l’unica piccola macchia nella gioiosa giornata Ferrari. È stato penalizzato da due eventi inevitabili. Il primo: il doppio pit-stop all’ingresso della Safety Car. Non era possibile fare altrimenti, non cambiare in quel momento le gomme alla sua monoposto lo avrebbe penalizzato ancor di più, soprattutto perché la mescola era di tipo morbido. Poi è stato vittima della Virtual Safety Car, che ha offerto alla Mercedes la possibilità di un improvviso e inatteso cambio gomme con una ridotta perdita di tempo ai box. Con gli pneumatici nuovi e di mescola più morbida rispetto a Leclerc, in pochi giri Russell e Hamilton si sono letteralmente mangiati Charles che, senza la casualità della Virtual, sarebbe sicuramente salito sul podio. Al di là delle apparenze, è sicuramente amareggiato dal quarto posto finale, arrivato solo grazie all’harakiri di Russell. È forse anche un po’ spaventato dei nuovi equilibri che si stanno creando a Maranello. Lui che aveva voluto fortemente Vasseur a tutela del suo ruolo di prima guida Ferrari.
② ARTEFICI Il turning point di Silverstone
Carlos Sainz è stato per molti la vera grande sorpresa del weekend. Non qui su Slalom, dove erano stati sottolineati altre volte il lavoro e i progressi di un pilota che ha spesso tolto le castagne dal fuoco alla Ferrari con prestazioni solide e sottovalutate. Lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo Sainz resta il GP di Gran Bretagna 2022, con la decisione di disobbedire agli ordini del team. In quell’occasione, Sainz si ribellò alla richiesta del muretto di coprire le spalle a Leclerc per provare a favorirne la fuga, nonostante le gomme di Charles fossero più dure e usurate. Andò a vincere a Silverstone con un carattere e una tenacia mai visti prima.
La gran parte dei tifosi non capì, Leclerc era più avanti nel mondiale, anche se quasi tagliato fuori dalla lotta per il titolo. Molti pensavano che il ruolo di Sainz dovesse essere quello di scudiero, dimenticando la natura egoista di qualsiasi pilota. Oltre a ottenere la sua penultima vittoria prima di Singapore 2023, la Ferrari fece quel giorno un acquisto importante, un pilota nuovo, carico di autostima e di motivazioni. Oggi a Maranello possono vantare una fortissima coppia di piloti. Sarà compito di Vasseur gestire Charles e Carlos, soprattutto ora che Sainz si sente ancora più forte e Leclerc penalizzato da strategie, casualità. Ma ancora una volta dovrà essere il cronometro a stabilire la prima guida, specialmente in una stagione in cui l’unico obiettivo di Maranello è vincere altre gare.
③ ORIZZONTI Il coraggio di Wolff
Il risultato finale non li ha premiati, ma la decisione dei tecnici Mercedes di cambiare ad appena 18 giri dalla fine gli pneumatici su entrambe le monoposto, in quel momento seconda e quarta, merita rispetto per il coraggio di non accontentarsi e di rischiare il tutto per tutto. La scuderia di Toto Wolff esce un po’ con le ossa rotte, soprattutto per l’errore di Russell a pochi km dalla fine, ma porta a casa il suo sesto podio stagionale, quinto personale di Hamilton, ora terzo in classifica mondiale con 10 punti su Alonso.
Con lo zero della Aston Martin, la Mercedes resta l’unica scuderia, insieme alla Red Bull, ad aver conquistato punti in tutti i 15 weekend del mondiale. Il suo secondo posto in classifica costruttori non è più insidiato dalla Aston Martin, che ha perso 32 punti nelle due ultime gare rispetto ai tedeschi, ma dalla Ferrari, che ha rosicchiato alla scuderia di Brackley esattamente gli stessi 32 punti negli ultimi tre Gran Premi. Ora il vantaggio della Mercedes sulla Rossa è di 24. Nonostante la giornata imperfetta, gli uomini di Toto Wolff dimostrano grande solidità e coraggio. Una scuderia che fino all’altro ieri era abituata a dominare in lungo e in largo la Formula Uno, ma che nel suo nuovo ruolo di inseguitrice non si è mai disunita di fronte alle avversità.
④ CADUTE I dolori del giovane Max
L’insuccesso della Red Bull e di Verstappen è al centro di varie ipotesi. C’è chi dà la colpa alla nuova direttiva tecnica della FIA, TD018, che limita la flessibilità delle ali, sia anteriori sia posteriori. C’è chi dice che l’effetto della direttiva sia stato ininfluente. C’è chi ricorda che Verstappen non ha mai vinto a Singapore. È anche vero che Max non si fa certo impressionare da una statistica negativa, specialmente dopo aver divorato 12 dei primi 14 Gran Premi di stagione. Anche la Formula Uno diventa spesso il territorio di chi, dopo, sapeva già tutto prima. Di sicuro restano alcune certezze, la prima delle quali è che in qualsiasi condizione, su qualsiasi circuito, indipendentemente dalle prestazioni della Red Bull, Verstappen stacca Pérez di brutto. Stavolta ci sono tre posizioni e 33 secondi in pista di distanza tra i due, nonostante si sia trattata di una gara quasi in fila indiana. Forse Horner, che si tiene strettissimo il suo Max, sia chiaro, inizia un po’ a invidiare le coppie meglio assortite dei suoi avversari. La scuderia austriaca ha staccato tutti col solo Verstappen, che ha contribuito per il 63% dei punti dell’intero team in classifica costruttori. Ma gestire i prossimi campionati con un solo pilota, pur fortissimo, potrebbe non essere sufficiente. Ecco perché le possibilità che Pérez sia sostituito restano alte. Non sarà una decisione semplice, soprattutto perché bisogna scoprire chi se la sentirà di sottoporsi al continuo confronto con Max.
⑤ TRACCE La storia siamo noi
Il podio è stato occupato dalle tre scuderie più vincenti nella storia della Formula Uno: Ferrari 243 vittorie, McLaren 183, Mercedes 125. Insieme sommano 551 vittorie su 1094 GP disputati, più del 50%. Un pezzetto di storia della F1 che torna a farsi vivo. Eppure è un podio quasi inconsueto. È solo la seconda volta nella storia che le tre scuderie più vincenti occupano i primi tre posti in un Gran Premio. L’unico prevedente risale a tre anni fa, nel GP di Austria 2020 vinto da Valtteri Bottas, davanti a Leclerc e Norris. Invece è curioso come nelle ultime 5 vittorie della Ferrari, la Mercedes sia sempre salita sul podio. L’accoppiata tra Ferrari vincente e McLaren sul podio non si verificava dal GP di Germania 2012, con Alonso primo e Janson Button secondo. Un risultato ripetuto 11 anni dopo.
⑥ EPIFANIE La novità Lawson
Primi punti mondiali per Liam Lawson, che all’età di 21 anni, 7 mesi e 6 giorni, diventa il 23esimo pilota più giovane a conquistare punti. Supera Alonso di soli 3 giorni. L’unico ancora a zero punti resta Sargeant. Nel frattempo Max Verstappen non potrà conquistare il titolo mondiale già in Giappone come gli accadde l’anno scorso. Per essere irraggiungibile dopo Suzuka, gli occorrerebbero 180 punti di vantaggio. Ora su Pérez ne ha 151, domenica prossima potranno essere al massimo 177. Appuntamento certamente rimandato, ma allo stesso tempo vicinissimo. Nonostante la direttiva TD018.
⑦ PAESAGGI La lezione
Il Gran Premio di Singapore è stato il più spettacolare della stagione. Il dominio di una sola scuderia e di un solo pilota, seppur con grande merito, non è mai attraente per gli spettatori. Nessuno vuole togliere nulla alla Red Bull o alla Mercedes degli ultimi anni, senza dimenticare la Ferrari di Schumacher, ma gli ingredienti della gara di ieri l’hanno resa molto emozionante. Strategie, coraggio dei team nel provare qualcosa di diverso, freddezza di chi era davanti e aggressività di chi era dietro a inseguire, il risultato in bilico fino all’ultimo metro. E poi ben sei squadre a punti, la seconda volta che accade dopo il GP di Australia. Più equilibrio uguale più spettacolo. Forse cambiare le regole a campionato in corso, con l’introduzione di nuove direttive, può sembrare iniquo. Di sicuro lo spettacolo non ne ha risentito, anzi. È l’ennesimo monito per la FIA a proposito delle zone grigie del regolamento, che lasciano spazio a diverse interpretazioni da parte degli ingegneri e che fatalmente si traducono in campionati dominati da un solo costruttore, quello che riesce a trarre maggior vantaggio dalle incertezze delle norme. Averne di più chiare, senza spazio per interpretazioni, servirebbe proprio ad aumentare la competitività di tutti e lo spettacolo.
PUZZLE Che cosa si dice in giro
▥ le previsioni sbagliate | Luigi Perna, la Gazzetta dello sport: “Chi l’avrebbe detto, ripensando alle dichiarazioni pessimistiche della vigilia e ai precedenti negativi di quest’anno su circuiti tortuosi come Montecarlo, Hungaroring e Zandvoort? Finora le previsioni degli ingegneri di Maranello sono state quasi sempre smentite. Misteri. C’è da sperare che la pista di Suzuka, dove si corre domenica prossima, sia fra quelle considerate sfavorevoli”
▥ il calcolatore | Giorgio Terruzzi su Corriere della sera: “Sembra innamorato Carlos Sainz mentre stupisce e vince. Una trasformazione sorprendente quanto l’aerodinamica della sua Ferrari. Luce negli occhi, una sicurezza da leader, la reputazione ribaltata nel giro di un mese per regalare all’enorme famiglia rossa ciò che era atteso da Leclerc. Abbiamo una inversione di ruoli ma anche una modalità molto diversa. Carlos non infiamma, procede per calcolo e misura, con una padronanza mentale svelata da comunicazioni audio in corsa simili a bollettini da calma piatta. Lo spettacolo offerto a Singapore porta un marchio anomalo e sconcertante. Per un attimo ha fatto pensare alla strepitosa vittoria di Villeneuve in Spagna, 1981: Laffite, Watson, Reutemann e De Angelis alle calcagna, racchiusi in un secondo, tenuti dietro sino al traguardo. Sì ma Sainz da Villeneuve è lontanissimo per stile e carattere; approccio e attitudine. Di simile c’è la tensione di chi guarda, la sensazione di avere di fronte un giorno memorabile”.
▥ lo stratega | Giorgio Ursicino, il Messaggero: “Un automobilismo d’altri tempi. Quando si vinceva non spingendo sempre al massimo, ma ragionando e sfruttando tutte le opportunità che la corsa offriva. Un capolavoro di tattica e strategia, oltre che di sublime aggressività”.
▥ paragoni | Leo Turrini, Resto del Carlino: “Era ora! 434 giorni e 25 Gran Premi dopo, la Ferrari fa risuonare le note dell’inno di Mameli sul podio di un Gran Premio di Formula Uno. Era ora! Il Grande Vecchio di Maranello le chiamava “gioie terribili”: e anche ieri a Singapore c’è stato da soffrire fin quasi sul traguardo Quando un pilota è capace di simile astuzie, a me vengono in mente personaggi come Lauda e come Schumi. Sono paragoni grossi e me ne scuso subito con i puristi, però diamo a Sainz quello che di Sainz”.
▥ la mappa del genoma | Paolo Ianieri, la Gazzetta dello sport: “Sono tre i nomi ai quali, con enorme rispetto, si può provare ad accostare il giovane Sainz: Niki Lauda, Jody Scheckter e Alain Prost, in rigoroso ordine temporale. Tre piloti dotati di grande intelligenza Lo raccontano, meglio di tante parole, i soprannomi che li hanno resi famosi ai tifosi. Perché, se Lauda era per tutti il Computer, Prost divenne presto il Professore. Due piloti che, anche in contrapposizione ad alcuni compagni di squadra, Clay Regazzoni per Niki, Ayrton Senna o Nigel Mansell per Alain, spiccavano nettamente per visione e gestione di gara”.
▥ se parliamo di dna | Pino Allievi, podcast per Formula Passion: “Un Sainz, anche, alla Carlos Sainz. Inteso come suo papà, superbo stratega dei rally e delle maratone africane…”
▥ what if | Umberto Zapelloni, il Giornale: “Charles ha lasciato scappare Carlos, permettendogli di prendere anche 5” di margine e tenendo così lontano gli inseguitori. Uno scudiero perfetto. Carlos in gara ha sempre avuto una marcia in più. Dove è migliorato tantissimo è in qualifica, quello che era il punto di forza di Charles. Certo, se il mondiale fosse cominciato a Monza in testa ci sarebbe la Ferrari…”
▥ il pit stop | Tony Damascelli, il Giornale: “La vittoria è del pilota, la strategia è sua, forse il destino sta pure in quell’araldica unica, bizzarra: Carlos Sainz Vazquez de Castro Cenamor Rincón Rebollo Viro Moreno de Aranda Don Per Urrielagoiria Perez del Pulgar, un’anagrafe da pit stop, per ricominciare dall’inizio”.
▥ le metamorfosi | Giorgio Pasini, Tuttosport: “Una birra ghiacciata. Seduto su una poltrona nella notte di Singapore, matido di spumante e sudore, Carlos Sainz abbraccia il trofeo come una padre stravolto dalla gioia sofferta di un lungo travaglio che si concede una caña. da “operaio” della F1 ed eterno “figlio di” (papà Senior re dei rally e della Dakar) cresciuto all’ombra dell’idolo Alonso, Junior nel giro di due settimane s’è trasformato in leader“.
▥ tecnicamente cosa è successo | Paolo Filisetti, la Gazzetta dello sport: “L’exploit di Sainz, per quanto inatteso, si può spiegare con la svolta che la Ferrari ha avuto a Monza nella messa a punto della vettura. Sulla carta, il circuito di Marina Nay non era favorevole alla SF-23, per il carico aerodinamico elevato che impone e per le sconnessioni dell’asfalto. In teoria sarebbe servito un assetto caratterizzato da altezze da terra elevate, come quello adottato dalla Red Bull, invece le rosse sono scese in pista da venerdì con un assetto molto basso, senza incorrere nei saltellamenti che soffrivano la stessa Red Bull e la Mercedes. La stabilità si è tradotta in una corretta gestione delle gomme”
▥ sorrisi e canzoni | Daniele Sparisci sul Corriere della sera: “La felicità è nel karaoke via radio per dire che la Ferrari è tornata dove deve stare. Festeggia cantando come aveva fatto Sebastian Vettel sulla stessa pista nel 2015, ma non è l’«Italiano» di Toto Cutugno. È «Smooth Operator» di Sade, il brano che gli avevano dedicato i meccanici della McLaren quando correva per il team britannico, perché «lui è uno che ci sa fare». Le congratulazioni («a tutta la squadra in pista e a Maranello, e Carlos che è stato velocissimo, felici di questa vittoria») arrivano anche dal presidente John Elkann con una dichiarazione telegrafica”.
▥ la casa di Carlos | Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “Per capire quanto Carlos Sainz sia legato alla suggestione Ferrari, beh, forse può essere utile un… agente immobiliare. Appena firmato il contratto che lo legava a Maranello, lo spagnolo si mise subito a cercare casa in zona. Giusto per calarsi nelle atmosfere di un territorio in cui la Rossa non è soltanto una fabbrica, non è semplicemente una Scuderia. Ma è un pezzo di cuore, di sentimenti, di passioni condivise. L’appartamento Carlitos l’ha poi trovato nei paraggi di Sassuolo. E sulle piste di atletica di Sassuolo e di Spezzano lo hanno visto spesso curare la preparazione fisica. I selfie. Solo che qualcosa è cambiato. Le prime volte, a Sainz i ragazzi delle scuole che lo incrociavano al campo sportivo chiedevano…notizie di Leclerc Da un po’ di tempo in qua, la musica è diversa. Sainz ha fatto la pole a Monza e adesso è stato lui a fermare il dominio Red Bull. E i selfie li chiedono a lui”.
▥ le prospettive | Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: “I progressi saranno duraturi? Lo dirà Suzuka. La pista su cui si correrà nel prossimo fine settimana è una delle più complete, con tratti lenti e veloci alternati. È dunque la cartina di tornasole ideale. Se la Ferrari sarà competitiva anche lì, e le differenze tra Monza e Singapore suggeriscono che potrebbe esserlo, allora ci divertiremo fino a fine anno Ma cosa è cambiato da Monza nella SF-23? La risposta più corretta sarebbe: nulla. Il che però complicherebbe di molto qualsiasi tipo di ragionamento”.
▥ non toccate niente | Stefano Mancini, la Stampa: “È finito un incubo e forse è cominciata un’altra storia per la Ferrari e per i suoi piloti. Prossima tappa a Suzuka domenica prossima.Non c’è tempo per modificare le macchine. La Ferrari può continuare a sentirsi grande”.
▥ e Leclerc? | Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: “Preoccupa un po’ il fatto che a Monza e a Singapore il suo compagno sia stato sempre più veloce di lui, fino a qualche settimana fa era l’eccezione. Ora deve reagire, in termini di velocità e feeling con la sua SF-23. Se l’andazzo continuasse, andrebbe incontro a un brutto ridimensionamento. Con Sainz ha vinto anche Vasseur. Iniziavano a girare voci strane sulla sua permanenza a Maranello”.
▥ minimum Max | Benny Casadei Lucchi, il Giornale: “È nata una stella. Sobria, serena, gentile finché non cercano di rubarle l’orologio. Una stella della porta accanto Carlos Sainz, non maledetta, e mai volgare nei modi come accade spesso al ridimensionato futuro tre volte di fila campione del mondo Max Verstappen. Ridimensionato perché quando la macchinetta torna normale, gli extra valori del grande campione si devono vedere subito. Non si sono visti”.
▥ il mal di Red Bull | Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: “Se sia stata la nuova direttiva tecnica che limita la flessibilità delle ali ce lo dirà Suzuka, dove si corre già domenica prossima. Più facile si sia trattato di un assetto sbagliato, anni fa successe sulla stessa pista anche alla Mercedes pigliatutto: bastano pochi millimetri in un senso o nell’altro, in questa F.1, per uscire dalla finestra di funzionamento delle gomme e finire in mezzo al gruppo”.
▥ la prognosi | Fabio Tavelli, il Foglio: “Sarà stata la direttiva 018 a zavorrare la Red Bull? Non sarà dei posteri l’ardua sentenza perché lo scopriremo probabilmente già domenica prossima a Suzuka. Circuito di pura aerodinamica dove se i dominatori non dovessero dominare aprirebbero interessanti scenari non per questo Mondiale, ormai loro, ma per i prossimi”.
▥ un’emicrania e un dilemma | Paolo Rossi, la Repubblica: “Per una volta sotto processo ci sono le Red Bull: tutti vogliono capire se il flop di Singapore è solo un’emicrania, o la fine del dominio. Il dibattito su business e sport resta aperto (perché bisogna penalizzare chi è più veloce? Perché far prevalere il divertimento degli spettatori? La Formula Uno è un business o è anche uno sport? È colpa di RedBull se gli altri team faticano a trovare l’assetto?), e magari saranno i dati di audience del gp di Singapore a dissipare i dubbi”.
▥ i nuovi clienti | Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: “Una rivoluzione che sembra coincidere con quella che possiamo indicare come l’inizio della “seconda sessione del campionato”. Del quale Stati Uniti e paesi Arabi fanno parte. Paesi ai quali Liberty Media, proprietaria del Circus, si rivolge per vendere una Formula 1 sempre più lontana dai “clienti” europei . Con lo spettacolo al centro della pista. E se paesi Arabi e Stati Uniti sono i più interessati niente di meglio che offrire loro uno show adeguato ai loro interessi e alla loro disponibilità economica. Dove la ruota panoramica e l’otto volante la fanno da padrone e dove chi vince deve chinare la testa”.