

Silvio Baldini dice cose come: “È passata una farfalla, buon segno”. Oppure che il nostro calcio è in mano ai lestofanti. Non è nuova. L’ha ripetuta qualche giorno fa da Ct pro tempore della Nazionale, ma quella parola l’aveva già pronunciata. Focus ha dedicato un pensiero a tutto ciò ricordando che “il lestofante non usa la violenza: è un manipolatore teatrale, un imbroglione che vi incanta con l’eloquenza e vi svuota le tasche mentre vi spiega come gira il mondo. Vive di fumo negli occhi”.
Silvio Baldini è una figura imprendibile. Come le farfalle. Certe volte si agita in un ribellismo anarcoide, altre si presenta come un custode conservatore di qualcosa che si va smarrendo. Da Silvio Baldini si può sentir dire che «voglio sognare, voglio essere libero», ma pure che i calciatori devono stare in tre dentro una stanza, senza telefonini, meglio se ascoltano la musica al grammofono. Perfino da lui si riesce a sentire quella storia retorica e fuorviante dei cortili e degli oratori. Ne ha scritto Giulia Zonca su La Stampa qualche giorno fa. “Il modo con cui un notevole numero di persone legate al calcio ha processato l’informazione oratorio meriterebbe uno studio. Gli oratori hanno solo visto passare i futuri campioni, poi spostati nei settori giovanili dei club. All’oratorio ci restavano quelli scarsi”.
Di Baldini, una volta Tony Damascelli ha scritto che è “figlio di un tempo smarrito se non scomparso, pastore solitario di greggi calcistiche, tanto per romanzare una esistenza, la sua, che ha dentro poesia di incantesimi ma anche narrazione buffa e, insieme, commovente”.
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