


Il Belgio si è qualificato senza grandi affanni. Ha chiuso il girone imbattuto in otto partite, anche se con tre pareggi – due contro la Macedonia del Nord e uno in Kazakistan – che hanno un po’ sporcato il percorso. Il gruppo non era particolarmente complicato e il Belgio non perde una partita di qualificazione mondiale o europea da dieci anni. Aggiunge che il Galles, rivale più credibile, è stato battuto due volte, 4-3 e 4-2. Ventinove gol in otto partite hanno confermato dove sta la forza della squadra.
LA SUA STORIA. Il Belgio ha lasciato un primo segno ai Mondiali nel 1986, chiudendo quarto. Poi è tornato una potenza solo nel ciclo recente: quarto di finale nel 2014, semifinale nel 2018, fino a una deludente eliminazione ai gironi nel 2022. The Athletic dice che il 2014 e soprattutto il 2018 sono occasioni mancate per una generazione di qualità enorme. Le sconfitte per 1-0 contro Argentina e Francia vengono lette come il simbolo di un treno passato e non preso. L’uscita al primo turno in Qatar ha chiuso quel capitolo.
IL CT. È Rudi Garcia, quello del violino, la chiesa al centro del villaggio e l’esonero a Napoli dopo Spalletti. È arrivato nel gennaio 2025 al posto di Domenico Tedesco con la sua stella un po’ appannata negli ultimi anni, ma in Belgio ha già rimesso ordine e ha tenuto la squadra nella Nations League A superando l’Ucraina. È la sua prima esperienza da commissario tecnico, un allenatore old school poco sedotto dall’analisi guidata dai dati. Ha rimesso un’atmosfera positiva dentro il gruppo. Alla presentazione disse: “Non si tratta di provarci, si tratta di farlo”.
LA STELLA. È Jérémy Doku. Con Hazard uscito di scena, con De Bruyne e Lukaku nel tratto finale delle loro carriere, il Belgio guarda a lui per trovare ispirazione offensiva. Uno dei migliori dribblatori del torneo, capace di far girare il sangue ai terzini che incontra. The Athletic dice che Doku, a 23 anni, ha fatto un salto di qualità anche nel suo club e oggi il Belgio cerca più spesso lui di chiunque altro, proprio per la sua superiorità nell’uno contro uno. È il giocatore più amato della rosa. Le altre grandi figure restano Courtois e Matias Fernandez-Pardo, entrato in corsa nei pensieri di Garcia dopo i dubbi su Lukaku e il calo di Openda. Maxim De Cuyper è l’uomo meno celebrato ma utile per spinta, continuità e persino gol.
LO STILE. Il Belgio gioca con la difesa a quattro. Garcia vuole tenere la squadra in un blocco medio, proteggere i difensori e liberare più talento possibile davanti. Charles De Ketelaere può anche essere un’alternativa a Lukaku, in una versione più da falso nove. Garcia ha dato continuità al 4-3-3, a differenza dei continui cambi di Tedesco. “Con cinque difensori dovrei sacrificare un giocatore offensivo e sarebbe un peccato”. Il problema è che dietro la generazione di Kompany, Alderweireld, Vermaelen e Vertonghen non ha prodotto eredi.
LA POLITICA. Anche in Belgio c’è scetticismo verso Donald Trump, soprattutto per i suoi modi. Nel paese non hanno dimenticato quando ha definito Molenbeek, quartiere di Bruxelles, un “hellhole”, un inferno. Il Guardian fa notare che i belgi non hanno un repertorio di cori particolarmente ampio, anche per il miscuglio linguistico del Paese — fiammingo, francese, un po’ di tedesco. La soluzione di compromesso è l’inglese. Quando cantano.
CONTINUA A LEGGERLO NELLA VERSIONE COMPLETA SU SUBSTACK
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
scopri la newsletter di oggi
