Guida ai Mondiali 2026: il girone C

 

Il Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia

Il Brasile si è qualificato male. Ha chiuso quinto nel girone sudamericano, con otto vittorie in 18 partite, e con il vecchio formato sarebbe finito allo spareggio intercontinentale. L’allargamento del Mondiale a 48 squadre ha evitato una figuraccia seria. È stata la peggior campagna di qualificazione della sua storia: sconfitte in Argentina, Colombia, Uruguay, Paraguay e Bolivia, più una sconfitta interna contro l’Argentina che non si era mai vista nelle qualificazioni mondiali. Dopo il 4-1 di Buenos Aires, Dorival Júnior è stato esonerato, qualcuno ha tenuto perfino che il Brasile potesse restare fuori.

LA SUA STORIA. Il Brasile resta la nazionale con più Mondiali vinti. The Athletic lo descrive come una squadra che ha sedotto il mondo fino alla resa fra il 1958 e il 1970. Poi ancora i titoli del 1994 e 2002. Da lì in avanti, però, il tono è cambiato. Gli ultimi vent’anni sono stati duri. Il punto più basso resta il 7-1 subito dalla Germania nel 2014, in casa, ma anche le eliminazioni ai quarti del 2006, 2010, 2018 e 2022 hanno scavato dentro il Paese una specie di inchiesta permanente su sé stesso.

IL CT. Dopo l’addio di Tite nel 2022, la federazione brasiliana voleva un vincente provato, capace di gestire mare mosso e grandi ego. Voleva Ancelotti. È arrivato davvero solo nel maggio 2025, dopo tre anni di corteggiamento e caos, con in mezzo tre allenatori diversi e nessuna continuità. La sua entrata in scena, spiega The Athletic, è avvenuta in una situazione disordinata, che richiederà tutto il suo buon senso e tutta la sua normalità. “Credo che questo sia uno dei momenti più importanti della mia carriera. Non sono ossessionato dal vincere. Quello che ho è una passione per godermi i momenti che il calcio mi ha dato”.

LA STELLA. Ovviamente Vinícius Júnior. Il Telegraph dice che in una rosa piena di giocatori di alto livello, è comunque lui a emergere. Stavolta il peso dell’attesa non cadrà sul numero 9 ma sul suo esterno sinistro, che con Ancelotti ha già vinto due Champions League al Real Madrid, segnando in entrambe le finali. The Athletic insiste su un punto: Vinícius non ha mai reso in nazionale con la continuità che ha avuto nel club. È uno dei grandi fallimenti dell’era Dorival, ma anche una questione più antica: persino nei momenti in cui al Real sembrava imprendibile, col Brasile si accendeva solo a lampi. Ancelotti pare l’uomo con più possibilità di risolvere il rebus, perché sa come funziona Vinícius e sa come portarlo dentro le zone giuste. Il Guardian aggiunge che il suo status non è in discussione, ma questa è la Coppa del Mondo in cui deve cambiare il racconto di sé in maglia verdeoro. Giocherà con la numero 10. Dopo il prestito al Lione, pure Endrick è tornato a muoversi bene e potrebbe crescere durante il torneo. Gabriel Magalhães, meno celebrato, è una colonna della difesa.

LO STILE. Ancelotti è un allenatore leggero, poco legato a un dogma tattico e più disposto a lasciare autonomia ai grandi giocatori. Il Telegraph dice che il Brasile oscilla da anni tra rigidità europea e fiducia quasi cieca nel talento offensivo individuale, la speranza è che Ancelotti trovi un equilibrio tra le due cose. Il sistema può essere un 4-3-3 o un 4-2-3-1, con due nodi: la debolezza dei terzini e la persistente dipendenza da Casemiro in mezzo. The Athletic segnala che è ancora troppo presto per definire il Brasile di Ancelotti. Due cambiamenti sono visibili rispetto a Dorival: il ritorno di Casemiro, che dà più esperienza e protezione, e Vinícius in posizione più centrale. L’idea di base è un 4-2-3-1 fluido contro le squadre più deboli; la domanda è come e quanto Ancelotti irrobustirà il centrocampo contro avversarie più forti.

Secondo il Guardian, il Brasile vuole andare al Mondiale con un 4-2-4. La scelta è stata complicata dagli infortuni di Militão, Rodrygo ed Estêvão, e senza un vero numero 9 il Brasile visto nelle amichevoli contro Francia e Croazia ha mostrato una dipendenza da contropiede e velocità. In questo sistema i due centrocampisti devono aiutare molto la difesa e la povertà di terzini di alto livello è una preoccupazione seria per un Paese abituato a Cafu, Roberto Carlos, Marcelo e Dani Alves.

LA POLITICA. Giocatori e federazione si stanno tenendosi lontani dalla politica. Brasile e Stati Uniti hanno avuto dei contrasti nel marzo scorso, quando il presidente Lula ha detto di aver vietato a uno dei consiglieri di Donald Trump di visitare il Brasile, in risposta al rifiuto del visto americano al suo ministro della Salute. I due leader si sono poi incontrati di recente alla Casa Bianca e Trump ha definito i colloqui “molto buoni”, ma i due governi restano lontani su questioni centrali come criminalità e commercio.

Sul tifo, il Guardian dice che questo Mondiale non sembrerà in trasferta per il Brasile. Più di 2,8 milioni di brasiliani vivono negli Stati Uniti, soprattutto nelle aree di New York e Miami, dove il Brasile giocherà due delle tre partite del girone. Centinaia di migliaia di tifosi potrebbero arrivare in Nord America e il gruppo Movimento Verde Amarelo, sostenuto da tifoserie di 40 club diversi, contribuirà a far sembrare stadi come il MetLife e l’Hard Rock il più possibile vicini al Maracanã.

 

 

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