L’effetto Holmgren per Oklahoma

Il ragazzo del poster è Chet Holmgren, perché gara-1 ha dato ai Thunder un modo alternativo per non chiedere troppo a Shai Gilgeous-Alexander: 24 punti, 12 rimbalzi, una presenza vicino al ferro micidiale quando la difesa dei Lakers ha provato a togliere il pallone dalle mani alla stella di Oklahoma. In una serie in cui Los Angeles deve raddoppiare presto su Shai per sopravvivere, Holmgren diventa il giocatore da guardare: se riceve con spazio, può tirare o finire sopra il ferro.
I Thunder hanno vinto gara-1 108-90 e sono saliti a cinque vittorie su cinque in questi playoff. Dopo il 4-0 contro Phoenix, costruito soprattutto con prestazioni offensive dominanti, contro i Lakers è stata la difesa a dare forma alla partita. Oklahoma non ha avuto bisogno di una serata enorme di Gilgeous-Alexander, fermo a 18 punti e sei assist, perché ha controllato il ritmo, ha tirato bene da tre con il 43,3% e ha vinto tutti e quattro i quarti. La differenza vera è arrivata nella ripresa: solo 37 punti concessi ai Lakers negli ultimi 24 minuti.
L’assenza di Luka Doncic ha semplificato il piano dei Thunder. Senza il primo creatore dei Lakers, Daigneault ha potuto concentrare le attenzioni su Austin Reaves costringendolo a una partita pessima: 3/16 dal campo, 0/5 da tre, dieci tiri contestati sbagliati e quasi tante palle perse quanti punti. Oklahoma ha forzato 18 turnover complessivi, trasformandoli in 20 punti in transizione. È stato il tipo di partita che i Thunder amano: pressione sulla palla, mani attive, corsa dopo l’errore avversario, vantaggi distribuiti senza dover forzare troppo.
Accanto a Holmgren, anche Ajay Mitchell ha dato 18 punti importanti, confermando la profondità di una rotazione che resta molto forte nonostante l’assenza di Jalen Williams. Per questo la domanda su gara-2 non riguarda solo quanto possano crescere i Thunder, ma quanto possano permettersi di variare. Se Shai sarà più aggressivo, i Lakers dovranno decidere se continuare con i raddoppi alti, esponendosi alle letture sul lato debole, oppure accettare più possessi uno contro uno contro il miglior attaccante della serie.
Los Angeles, almeno nel piano iniziale, non ha sbagliato tutto. JJ Redick ha provato a sporcare la partita con raddoppi anticipati su Gilgeous-Alexander e momenti di box-and-one, usando Marcus Smart come primo difensore di contenimento. Per un tempo l’attacco ha retto abbastanza da restare sotto di una cifra, nonostante una difesa troppo morbida nei primi due quarti, entrambi sopra quota 30 punti concessi. Poi, nella seconda metà del terzo periodo, sono arrivati possessi confusi, palle perse e tiri difficili: Il problema dei Lakers è chiaro: senza Doncic, serve una partita quasi perfetta di Reaves e invece il suo rientro dall’infortunio continua a essere complicato. Nelle tre gare giocate dal ritorno ha tirato complessivamente 14/46 dal campo e 2/17 da tre, numeri troppo bassi per una squadra che ha già perso il suo primo motore offensivo. Per riaprire davvero gara-2, Los Angeles deve abbassare le palle perse, trovare punti più semplici nei primi secondi dell’azione e ricevere molto di più da Reaves come creatore, non solo come finalizzatore.
I Thunder conducono 1-0 nella serie e hanno vinto anche tutti e quattro gli scontri diretti di regular season. Oklahoma resta senza Jalen Williams, mentre i Lakers non avranno Doncic.

 


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