La crisi del Real è dunque arrivata al cuore del sistema. In una tumultuosa conferenza stampa convocata d’urgenza a Valdebebas, Florentino Pérez ha annunciato di aver chiesto alla giunta elettorale del club di avviare immediatamente l’iter per le elezioni presidenziali anticipate. Anziché fare un passo indietro o annunciare le dimissioni, ha scelto la strada del contrattacco politico. Ha blindato la sua posizione. Ha sfidato l’opposizione interna e i critici con una frase orrenda [«Mi dovranno cacciare a colpi di pistola»], smentendo le voci che lo volevano malato o stanco. Ha attaccato i giornali, annunciando che avrebbe cancellato l’abbonamento ad ABC: Ha trascorso oltre un’ora a fare i nomi e i cognomi dei giornalisti che ce l’hanno con il Real Madrid, definendoli “antimadridisti fin da piccoli”. Ha riaperto il fronte giudiziario. Per sviare l’attenzione dal fallimento dei due allenatori cambiati in stagione, ha rispolverato il Caso Negreira e i pagamenti arbitrali del Barcellona, promettendo battaglia nei tribunali. Non ha smentito il ritorno di José Mourinho: Ha lasciato aperta la porta ai rumors. In sostanza, con questa mossa, Florentino ha anticipato tutti. Costringe il club a votare subito, convinto che nessuno, nonostante il disastro di questa stagione, avrà il coraggio o la forza economica di presentarsi alle urne per sfidarlo.
Un gran bel pezzo di tracotanza calcistica pure qui. Nadia Tronchoni su El País commenta un’uscita che lascia interdetta un ambiente, con la demolizione psicologica di un uomo che per 25 anni è stato considerato il sovrano assoluto del calcio europeo.
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