Verstappen e le McLaren: un uomo contro una macchina

Verstappen e le McLaren: un uomo contro una macchina

Il vecchio dilemma della F1. Alonso numero 1 dei piloti senza astronavi

DI ROBERTO LIBERALE

 

    ① ARTEFICI   La superiorità della Banda Max

Vincere senza avere la macchina migliore. Questo ormai si dice di Verstappen. I meriti dei piloti, quelli dei membri della scuderia e quelli dei progettisti andrebbero però equamente divisi. Ma il pilota è il frontman, colui che rischia, si espone e porta a termine quanto preparato da tutta la squadra. Ed è normale che si parli di lui usando tutti i superlativi assoluti. La simbiosi tra Max e la Red Bull è più che evidente, perché se lui è il pilota più bravo dell’ultima generazione, il suo team è composto da persone che sbagliano di rado. La chiamata ai box al giro numero 7, non appena l’avviso “Safety Car” è apparso, non solo faceva parte delle strategie studiate a tavolino, ma è stata fatta senza esitazione proprio perché al volante c’era Verstappen, l’unico in grado di garantire tutti giri velocissimi una volta rientrato in pista. Soprattutto alla luce del limite di 25 giri sulle stesse gomme per ciascuno stint.

Il mondiale piloti è apparentemente aperto, ma il destino è ancora saldamente nelle mani della McLaren, che giocherà con due piloti contro uno. Ad Abu Dhabi la vittoria di Max non sarà sufficiente, 12 punti di svantaggio non saranno facilmente recuperabili, e solo un incrocio di risultati sfavorevoli alla McLaren potrà capovolgere la classifica del mondiale all’ultimo Gran Premio. Resta la certezza della quasi unicità di un pilota come Verstappen, e la diatriba pilota vs. macchina sarà oggetto di un cilindro a parte.

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  OMBRE  McLaren, non è un’impresa impossibile

Avere la macchina migliore e non vincere. Un mix di pressione, di indecisione, di strategia un po’ presuntuosa è costato il primo vero match point alla McLaren. La decisione di non decidere su quale pilota puntare però c’entra fino a un certo punto. Così come lasciare entrambi i piloti in pista all’ingresso della Safety Car. Entrambe erano decisioni molto difficili, e forse la convinzione di avere una macchina talmente forte da poter rischiare ha pesato nella scelta di non marcare Verstappen al suo ingresso ai box. Va chiarito però che solo Norris avrebbe potuto fare questo lavoro. Anticipare la mossa della Red Bull facendo rientrare Piastri, che era in testa, si poteva rivelare una scelta sportivamente suicida, perché se Verstappen e il gruppo avessero fatto poi la scelta opposta, Oscar si sarebbe ritrovato alle spalle di tutti con poche chance di recuperare.

Giudicare dall’esterno le scelte degli ingegneri di pista è sempre complicato, così come criticare le papaya rules per un mondiale dominato e non ancora vinto. Tutto dipenderà da domenica prossima, ma non è difficile ipotizzare che nel caso di Verstappen in testa e le due McLaren dietro di lui, le papaya rules saranno per una volta accantonate, lasciando a Norris la priorità di riportare il titolo piloti a Woking dopo 17 anni. E se tutto dovesse andare storto a Lando, toccherà a Piastri stare davanti a Max per scavalcarlo in classifica. E francamente, con una macchina come la MCL39, non sembra un’impresa impossibile.

 

  ORIZZONTI  Che sarà di Hamilton in Ferrari

La Ferrari ha chiuso di fatto il suo mondiale costruttori con la peggior classifica degli ultimi 5 anni. Il quarto posto aritmetico e i 382 punti riportano l’orologio indietro fino al 2020, quando la Rossa chiuse al sesto posto. La gara in Qatar è stata totalmente anonima, con Leclerc ottavo ed Hamilton sempre più malinconico e 12°. Dalle parole di Vasseur pare che tutte le forze siano state indirizzate verso il progetto della prossima stagione, quindi è difficile che a Maranello si decida di cambiare qualcosa per il 2026. Non si sa quanto tutto ciò abbia il sapore di un alibi o quanto davvero ci si possa aspettare una rivoluzione copernicana in casa Ferrari.

Sui 6,61 punti di media di Hamilton, dei soli 2 giri e 10 km in testa durante la stagione, tutti record negativi in carriera e praticamente impossibili da ribaltare, meglio sorvolare. L’unica riflessione sulla scelta di mettere sotto contratto Sir Lewis nasce osservando la stagione di Carlos Sainz in Williams, ma tutto ciò merita un cilindro a parte.

 

  TRACCE  Il lampo di Sainz

Carlos Sainz torna sul podio per la seconda volta in stagione. Due podi nella stessa annata mancavano alla Williams dal 2015, quando la scuderia fondata da Sir Frank ne conquistò quattro, posizionandosi al terzo posto in classifica costruttori. Per la scuderia che nella sua storia ne ha conquistati ben 315, due podi stagionali sembrerebbero poca cosa. Ma dopo gli anni critici, dopo i quattro campionati su cinque tra il 2018 e il 2022 chiusi all’ultimo posto, dopo gli zero punti del 2020, nonostante il motore Mercedes che alimentava macchine vincenti, dopo la cessione della scuderia da parte della famiglia Williams al fondo USA Dorilton Capital, risorgere prepotentemente conquistando aritmeticamente il quinto posto in classifica costruttori, ovvero la parte alta della classifica subito alle spalle della Ferrari, ha un sapore di rivincita. La stessa sensazione che forse sta provando Sainz guardando i suoi 48 punti negli ultimi sette Gran Premi e i 35 fatti da Hamilton sulla Ferrari nello stesso periodo. Quella Ferrari sulla quale Carlos aveva terminato il campionato 2024 al quinto posto in classifica mondiale, con 2 vittorie, 9 podi ed una pole position, nonostante fosse già stato licenziato da Maranello sin da inizio stagione per preparare il posto al pluridecorato Lewis. Una professionalità mai abbastanza apprezzata, ma che ora acquista grande valore in una scuderia che arrivava dal nono posto in classifica. Un merito che va condiviso con Alexander Albon, ancora davanti a Carlos di 9 punti, nonostante i quattro GP consecutivi senza punti. 

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     SCENARI  I pensieri maliziosi di Toto Wolff

La Mercedes non brilla particolarmente, ma grazie al quinto posto di Antonelli e al sesto di Russell conquista virtualmente il secondo posto in classifica costruttori. I 33 punti di vantaggio sulla Red Bull sono molto rassicuranti, soprattutto alla luce delle prestazioni di Tsunoda. Resta la macchia delle accuse mosse da Helmut Marko ad Antonelli circa l’errore nel finale di Gran Premio che è costato la quarta posizione al giovane pilota bolognese e ha permesso a Norris di incamerare due punti in più, punti che potrebbero diventare decisivi domenica prossima.

Nessuno crede che Kimi lo abbia fatto apposta, ma dopo l’acerrima rivalità tra Red Bull e Mercedes, dopo il mondiale 2021 “soffiato” da Verstappen a Hamilton, con una McLaren alimentata proprio da motori Mercedes e con la certezza che Toto Wolff sarà molto più contento se a vincere sarà una macchina papaya, nei panni di Marko in tanti avrebbero fatto l’identico malizioso pensiero.

Che in fondo è la mossa che lo stesso Helmut Marko chiederebbe di fare alla scuderia Racing Bulls se Verstappen ne avesse bisogno, ovvero lasciare spazio a Max per permettergli di fare più punti.

 

  PANORAMI  Antonelli e il campionato dei rookie

Il campionato degli “altri” è quasi deciso. Quello dei rookie lo vince nettamente Antonelli, che ormai ha nel mirino anche Hamilton che, se superato, perderà due sfide su due: quella con il pilota che lo ha sostituito in Mercedes, che finirebbe in una posizione migliore rispetto a quanto fatto nel 2024 sulla stessa macchina da Lewis, oltre alla sfida già persa con Sainz rispetto a quanto fatto l’anno scorso da Carlos sulla Ferrari.

Il secondo degli esordienti è Hadjar, che conserva 10 punti su Bearman e 13 sul sorprendente Lawson, per la settima volta in zona punti da quando guida una Racing Bulls.

In classifica costruttori la Aston Martin recupera 6 punti sulla Racing Bulls grazie ad Alonso, mentre la Alpine chiude aritmeticamente la stagione all’ultimo posto.

 

  DISCUSSIONI  Come si riconosce il pilota più forte

Il fascino del mondiale di Formula Uno vive quasi esclusivamente sulla sfida tra i piloti, anche se le macchine hanno una importanza talvolta maggiore rispetto a chi le guida. Non si spiegherebbero altrimenti alcuni mondiali vinti da piloti che hanno vissuto carriere da comprimari fino a quando non si sono seduti sulla monoposto giusta, narrazione che ancora oggi accompagna i titoli mondiali di Damon Hill e Jenson Button.

Quest’anno si è discusso molto dei meriti della McLaren rispetto a quelli di Norris e Piastri e di quelli di Verstappen rispetto alla sua Red Bull. Ma in realtà non esistono dei parametri oggettivi per attribuire la giusta percentuale di merito a pilota e macchina. Anche perché i piloti migliori cercano di guidare la macchina più veloce e le scuderie più forti cercano a loro volta piloti in grado di massimizzare le qualità delle proprie vetture.

Però, proprio in questi giorni, qualcuno ha provato ad indicare un parametro oggettivo, ovvero quante volte un pilota è riuscito a vincere su una macchina che poi non ha vinto il mondiale costruttori. Secondo una ricerca pubblicata da Formula Passion, Verstappen è tra i pochi ad aver ottenuto oltre il 50% di successi con una vettura che non ha vinto il Mondiale Costruttori, quindi con una monoposto non dominante. Dopo il Qatar, le vittorie di Max su una macchina non campione del mondo sono salite a 36 su 70. Formula Passion cita anche Fernando Alonso, Jackie Stewart, Nelson Piquet, Kimi Raikkonen, e Mika Hakkinen.

Lo Slalom ha analizzato i dati dei 10 piloti che hanno vinto più GP in carriera, e la classifica finale è la seguente: Alonso 18 su 32 (56,25%), Stewart 15 su 27 (55,56%), Verstappen 36 su 70 (51,43%), Clark 11 su 25 (44%), Prost 21 su 51 (41,2%), Vettel 19 su 53 (35,85%), Schumacher 32 su 91 (35,16%), Senna 14 su 41 (34,15%), Mansell 10 su 31 (32,26%), Hamilton 24 su 105 (22,86%).

Letti così, i dati indicherebbero un’incidenza maggiore di piloti come Alonso, Stewart e Verstappen rispetto alle proprie monoposto rispetto ad altri che hanno vinto addirittura molte più gare.

Si tratta però di dati da prendere con molta cautela. Affermare che Schumacher, Senna e Hamilton hanno vinto tanto soprattutto perché avevano una monoposto fortissima è solo una mezza verità. La McLaren di Ayrton, così come la Ferrari di Schumi e la Mercedes di Lewis, senza dimenticare la Lotus di Clark, erano davvero delle super macchine. Ma quanto hanno contribuito al progetto e al miglioramento delle macchine i piloti che poi le hanno portate al successo?

Sarebbe più corretto parlare di simbiosi pilota-macchina che ha portato entrambi alla vittoria. Purtroppo si tratta di una questione che non troverà mai soluzione, a meno che in un futuro fanta-automobilistico non si decida di affidare ad un unico costruttore la progettazione e la fabbricazione di tutte macchine identiche. Avremmo la quasi certezza del pilota più forte, ma quasi sicuramente sarebbe la fine dell’automobilismo sportivo come lo conosciamo. Un settore fondamentale per le grandi case automobilistiche e motoristiche e in termini di sperimentazione, di investimenti e soprattutto di pubblicità per le vetture di serie. 

 

      CHE COSA SI DICE IN GIRO

▥  CHI STA IN TESTA PERDE   Maxime Malet, L’Equipe: Da quindici anni, la Formula 1 spingeva per questo. Un campionato con una finale a tre in cui ognuno dei protagonisti ha una reale possibilità di vincere il titolo. Come nel 2010 [con Vettel, campione, Alonso e Webber] o nel 2007 [con Raikkonen campione, Hamilton e ancora Alonso]. La storia ricorderà che ogni volta il pilota in testa non è riuscito a portare a termine l’opera. Più di questi precedenti sfavorevoli, è il presente che dovrebbe preoccupare Lando Norris. La McLaren è riuscita, ancora una volta, a perdere una gara nonostante avesse in pista le due vetture più veloci.

▥  COERENZA  Giles Richard, Guardian: La McLaren è stata criticata per aver permesso ai suoi piloti di gareggiare l’uno contro l’altro per tutta la stagione, anziché dare la priorità a uno solo, ma Andrea Stella ha confermato che non cambieranno il loro approccio né utilizzeranno ordini di scuderia nella gara decisiva per la stagione.

▥  MA ANCHE TESTARDAGGINE  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Una scelta che ha ricordato l’errore, enorme e indimenticabile, commesso dalla Ferrari nel 2010 ad Abu Dhabi che privò Alonso del titolo. Ma sì, perché stiamo parlando di uno stato confusionale gravissimo nel momento supremo. Roba che potrebbe generare rimpianti infiniti. Senza contare che quell’errore del 2010 cambiò il destino di una quantità di figure centrali a Maranello. Da Stefano Domenicali a Fernando Alonso ad Andrea Stella, capacissimo, retto, ma forse troppo ligio a una filosofia eticamente corretta dentro una battaglia che non prevede prigionieri. Fa dispiacere star qui a criticare chi tiene la barra dritta sui propri principi. Però, troppi assist a Max. Una bestia che tira e rende circondato da eccessi di disarmo

▥  L’AUTOGOL  Umberto Zapelloni, Il Giornale: “Un autogol clamoroso. L’errore del box è ingiustificabile, il team avrebbe potuto splittare la strategia e salvare Norris che era stato superato da Max. Invece dal box McLaren hanno deciso di tenere in pista i piloti e alla fine hanno pagato cara la scelta

▥  HOLLYWOODIANO  Leo Turrini: Max Verstappen come Tom Cruise. Nel senso che imita l’attore hollywoodiano: per lui non esiste Mission Impossible! E’ oggettivamente stupefacente il fatto che l’olandese arrivi ad Abu Dhabi ancora in lotta per il titolo. Per capirci, a fine estate il suo distacco nei confronti del leader del campionato era superiore ai cento punti. Non faccio proprio fatica a testimoniare che Verstappen merita di essere collocato allo stesso livello di Ayrton Senna e di Michael Schumacher. E’ un fantastico animale da competizione. Azzanna alla giugulare l’avversario quando ne coglie la difficoltà. E aggiungo che evidentemente come gli illustri predecessori, appunto Ayrton e Michelone, sa tenere unita la squadra nei frangenti delicati.

 

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