sole sul tetto dei palazzi in costruzione
Il Mondiale Under-20 del Marocco
Mai il calcio del Marocco aveva vinto un titolo mondiale, in nessuna categoria. E l’Africa non faceva suo quello Under-20 dal 2009 con il Ghana. Andrea Galli sul Corriere della sera racconta “fantasia e resistenza, nuova frontiera del pallone”. Scrive che “bisogna rammentare un’immagine di Tangeri. Per capire tante cose. La linea infinita del nuovo porto finanziato in massima parte dalla Cina, gli scogli dei pescatori con le canne artigianali, le quattro corsie della trafficata e panoramica rute de plage Merkala, i giardini, i parcheggi, i vialetti, infine il pendio delle antiche mura della città coi sentieri di vertigine scavati nella roccia. Era il lungomare degli ubriachi, dei perditempo che scimmiottavano i poeti della Beat Generation; adesso è una sequenza di turisti e poliziotti anti-scippo nonché, anzi soprattutto, di sfide a pallone dei bambini. Nei giardini, nei parcheggi, nei vialetti. Le pietre a segnare i pali delle porte. Ghiaia, sabbia, sassi, cemento, scivolate, graffi, rincorse. Un pallone di strada: sovente rotola sull’asfalto della rue, senza barriere, e i piccoli giocatori, per lo più con indosso la maglia del capitano della Nazionale (maggiore) Hakimi, numero 2, continuano a correre tra le macchine. Perfino a palleggiare. In Marocco insistono sulla tecnica individuale insieme all’atletismo, alla corsa sia di scatto breve sia di resistenza. Più tardi, soltanto più tardi, le lezioni sulla lavagnetta. Gli schemi. La tattica”.
e poi magari piove
A Cairo non piace Milan-Como a Perth
Il presidente del Torino lo ha detto a Radio Anch’io Sport, mentre lodava i suoi propri investimenti e ripeteva che il calcio italiano non è stato aiutato dal governo. È la stessa riflessione che faceva il Corriere della sera l’altra mattina. La novità è che si tratta del primo presidente di A che giudica Milan-Perth in Australia inopportuna. Vediamo se De Siervo – come a Rabiot – gli ricorda i soldi che guadagna.
un pallone che sembrava stregato
Nico Paz
Gianluca Palamidessi su Rivista Contrasti ha scritto: “Nico Paz il pallone non lo tocca, ci danza intorno. Le sue piroette sono come quelle di una ginnasta: ritmiche ma decise, folgoranti e insieme dolci. Il suo tiro comprende una vasta gamma cromatica: dal purpureo di un mancino secco (vedi il gol contro il Genoa) al celeste di un piatto panoramico (v Lazio e ieri, contro la Juventus). Nico Paz è un calciatore fenomenale perché si diverte mentre gioca, e divertendo fa pure vincere la sua squadra”.
Francesco Gottardi su Rivista Undici osserva che “se la scorsa annata era stata una promettente anteprima del giocatore del futuro, questo primo spicchio di 2025/26 dice moltissimo del campione che già è. Un cambio di passo da pochissimi eletti, un sinistro vellutato che all’occorrenza sa diventare rabbioso, potente, da centravanti di peso. E una visione di gioco come se ne ammirano soltanto tra le Pampas e il Rio de la Plata, per qualche imperscrutabile ragione. È ancora presto – e non potrebbe essere altrimenti – per affermare che Nico Paz sta seguendo il solco dorato dei suoi connazionali più famosi a livello calcistico, Messi, Maradona, Di Stéfano, ma non lo è affatto per rivedere in lui alcuni dei colpi di Ortega, Riquelme, Verón e Tévez”.
con la maglia numero 7
L’evoluzione di Rafa Leao
Emanuele Mongiardo ne ha scritto su Ultimo Uomo: “L’evoluzione di Leão sarà uno dei temi principali del campionato. È impossibile dire come si concluderà, ma i presupposti per vincere la sfida ci sono tutti. Certo, Allegri, dovrà prendere scelte forti. Come detto, la maggior libertà di Leão è dipesa anche dalla presenza di una punta come Giménez. Ma cosa fare allora con Nkunku e, soprattutto, con Pulisic, che al pari di Leão giocherebbero meglio accanto a qualcuno che fissi i difensori? Il Milan riuscirà a reggersi su un attacco privo di punte o dovrà usare Giménez come specchietto per le allodole, nonostante non offra poi molto altro? Non tutti gli avversari, poi, saranno arrendevoli come questa Fiorentina in crisi”.