La Coppa del mondo di sci e l’incubo della sicurezza in allenamento

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Abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente

Filippo Tommaso Marinetti

  

Via alla nuova stagione nel lutto per Franzoso e Lorenzi

E allora si va, si comincia, si apre il primo cancelletto di partenza come ogni anno a Solden, come ogni anno presto, molto presto, a Palermo vanno ancora al mare. Si apre presto, troppo presto anche per le ferite e i traumi che lo sci si porta appresso. Un mese fa a La Parva, in Cile, Matteo Franzoso è morto a 25 anni durante un allenamento. Solo pochi mesi prima la famiglia Lorenzi ha pianto per Matilde, 19 anni, un incidente in Val Senales a dicembre. Cyprien Sarrazin è caduto a Bormio e non è ancora rientrato, forse neppure tornerà, lasciando il mondo dello sci sospeso tra sgomento e rabbia. 

Stéphane Kohler su L’Équipe racconta come questi episodi abbiano riportato all’ordine del giorno un tema che ogni velocista conosce bene: la sicurezza, o meglio, la sua vulnerabilità. La morte di Franzoso, ancora una volta, ha riacceso il dibattito: quanto è protetto chi sfida le piste a oltre 130 km/h?

La FIS promette protocolli più rigorosi, audit globali delle piste, rinforzo del casco e degli airbag, ma gli atleti conoscono la realtà della velocità: «Siamo carne da cannone», dice Sarrazin, sopravvissuto a un ematoma subdurale e vincitore della discesa di Kitzbühel pochi mesi fa. «Vorrei dire ai giovani “venite, lo sci è solo divertimento, è sicuro”, ma la realtà non è questa». Federica Brignone, dalla riabilitazione, ricorda con freddezza: «Gli ultimi decessi sono avvenuti in allenamento… il rischio zero non esiste». La velocità porta con sé il rischio, e in allenamento il rischio è spesso maggiore che in gara. Thibaut Favrot aggiunge: «Purtroppo i più grossi incidenti avvengono su tracciati meno sicuri di quelli ufficiali. Oggi c’è una vera consapevolezza dei cambiamenti necessari, anche se tardiva».

Fabien Saguez, presidente della Federazione francese e ex DTN, sottolinea la necessità di concentrare risorse su quattro o cinque siti di allenamento nel mondo, dotati di personale qualificato e infrastrutture adeguate: «È la priorità assoluta. Bisogna investire in sicurezza e in risorse umane qualificate, affinché gli organizzatori locali possano garantire piste più sicure». L’esperienza degli ex atleti diventa fondamentale: chi ha corso per dieci o quindici anni sa percepire la velocità, le distanze, l’equilibrio tra rischio e prestazione.

Ma la sicurezza non si ottiene in un clic. Frédéric Perrin, responsabile della squadra maschile francese, lo ricorda a L’Equipe: «Niente si fa con un colpo di bacchetta. Bisogna sedersi, discutere e rivedere molte cose». Gli airbag sono diventati obbligatori, le tute anticoupure integrate, le norme sui caschi riviste. Ma ogni innovazione richiede il suo tempo: le cosiddette fixations intelligenti, capaci di sganciarsi prima dell’impatto, devono essere validate dai produttori e integrate negli algoritmi degli airbag. Non si tratta solo di dispositivi: è un cambio culturale, un adattamento costante di regole, protocolli e tecnologia a un mondo in cui la velocità spinge i limiti del corpo umano.

Persino la velocità degli sci viene messa in discussione. Stéphane Mougin, direttore del servizio gare Rossignol, osserva: «Può sembrare difficile da accettare per un marchio, ma con tanti infortuni gravi dobbiamo pensarci. Stiamo ragionando su una semella “lenta”, comune a tutti i fornitori, per ridurre di qualche chilometro all’ora». 

La proposta sembra controintuitiva, ma in uno sport dove l’evoluzione tecnologica guida le prestazioni, il rispetto dei corpi è diventato prioritario. «La sicurezza non migliorerà mai lavorando su un solo fattore, serve agire su più fronti contemporaneamente. Le tute potrebbero essere meno aerodinamiche e l’airbag potrebbe coprire anche collo e testa, non solo il tronco». Ogni misura, ogni innovazione, ogni protocollo mira a raggiungere un equilibrio sottile: proteggere chi sfida gravità e ghiaccio senza stravolgere la natura della disciplina. La FIS, le federazioni nazionali e i marchi stanno lavorando insieme, a piccoli passi. Lo sci resta quello, il rischio anche, ma l’attenzione cresce, e la consapevolezza che il pericolo – dice L’Equipe – non è un’eccezione ma una costante del mondo della velocità oggi è più diffusa.

 

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Il passo indietro di Shiffrin

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Gianmario Bonzi, la voce dello sci su Eurosport, dice che la favorita per la Coppa che inizia oggi è Lara Gut-Behrami e che Sofia Goggia ha delle carte da giocarsi. Mikaela Shiffrin ha fatto sapere di non essere ancora in forma, evidentemente sta pensando ai Giochi di febbraio in Italia. Non farà le discese. Per ridurre i rischi. Stéphane Kohler su L’Équipe racconta come l’americana, 30 anni, abbia trasformato la sofferenza in concentrazione.

Lo scorso inverno, Shiffrin ha conquistato quattro slalom, raggiungendo 101 vittorie in Coppa del Mondo, record assoluto per uomo o donna. Eppure, il bilancio della stagione è stato al di sotto dei suoi standard. Una lesione all’addome durante un gigante a Killington le ha tolto due mesi di gare e introdotto un blocco psicologico che l’ha accompagnata per tutta la stagione. Ai Mondiali di Saalbach, il massimo risultato è stato l’oro nel combinato a squadre, mentre la classifica di Coppa del Mondo l’ha vista chiudere al 16° posto, il peggior piazzamento dai tempi della sua stagione da rookie.

Il ritorno di Shiffrin si concentra così sui suoi punti di forza: slalom e gigante, con una prova in super-G prevista a Saint-Moritz il 14 dicembre prima di definire il programma olimpico. Alexis Pinturault osserva: «Se gestisci un programma più leggero dopo un infortunio è del tutto comprensibile. Mikaela si concentra su ciò che padroneggia perfettamente. Senza dimenticare che con l’età accumulare gare rende il recupero più difficile».

Sulle nevi del Rettenbach, in assenza di Federica Brignone, Marta Bassino e Petra Vlhova, Shiffrin affronta Lara Gut-Behrami, Alice Robinson e Sara Hector. Intanto dice di aver superato il trauma del gigante di Killington: «Mi sento di nuovo me stessa. La mia fiducia è in aumento, in gigante come in generale. Ho dato priorità al gigante nella preparazione e non raggiungevo un tale volume di allenamenti da tempo».

Nonostante ammetta che «non sono ancora pronta al 100%, devo ritrovare la mia piena velocità, ma sono molto impaziente di iniziare l’inverno», Shiffrin dimostra lucidità e determinazione. La gestione attenta del programma, senza accumulare gare durante la quindicina olimpica come accaduto a Pechino 2022, è parte di una strategia chiara, dice L’Equipe. Il rapporto con lo staff è migliorato [«Sento che c’è una comunicazione più efficace e trasparente»], la pianificazione degli allenamenti, la gestione degli infortuni e il recupero della fiducia psicologica sono centrali per affrontare una concorrenza agguerrita e puntare alla sesta Coppa, prima o poi. «È un obiettivo che mi motiva ancora moltissimo. So di avere il potenziale per riuscirci, se ritrovo il mio miglior livello. È un sogno bellissimo, ma per ora devo essere realista e migliorare gara dopo gara».

ore  9.30 e 12.45   su Rai Sport, Eurosport

 

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