La scelta di Luca Banchi c.t. dell’Italia del basket

La scelta di Luca Banchi

C’è il pollice all’insù di Roberto De Ponti sul Corriere della sera per la scelta di Luca Banchi come Ct dell’Italia del basket. La definisce scelta convincente, se ce n’è una. Dopo l’era della passionalità, dei (falli) tecnici, dei timeout visionari e dei cuoricini (e, questo va detto, di un grande senso di appartenenza alla maglia azzurra da parte dei giocatori), la Nazionale punta su un allenatore che ama il lavoro in palestra prima ancora che i disegni sulla lavagnetta (ma ci sono anche quelli), oltre che essere riconosciuto come coach di talento dai suoi giocatori. Uno su tutti Marco Belinelli, che a saperlo magari cambiava idea sul ritiro. Certo, la carriera di Banchi non è di quelle lineari. Da vero buttero maremmano, non ci pensa né uno né due a mollare tutto se vede che le cose non vanno come dovrebbero. Evviva allora i butteri maremmani. 

Giorgio Burreddu lo aveva intervistato per Domani qualche tempo fa, quando ancora Banchi allenava la Virtus Bologna. «Mi sento un allenatore europeo. Ai giovani coach dico: andate all’estero perché sono esperienze formative». Burreddu raccontava che Nada, sua madre, figlia di contadini che avevano fatto la guerra, ha 87 anni e lo chiama ancora dopo le partite. Prese la patente per aiutare i figli a coltivare lo sport, anche se nessuno a casa Banchi l’aveva mai fatto prima. Poerio, il padre, era stato riformato al militare per insufficienza toracica. «Vengo da una famiglia normalissima». Si spostavano su una Giardiniera, «con il tettuccio apribile, bellissima. Gli allenamenti finivano a tutte le ore, ma il piatto sulla tavola a casa mia non è mai mancato».

Sulla sua visione del gioco disse: «Il basket è di chi lo gioca. E io sono un artigiano del gioco, vado al lavoro ogni giorno per renderlo armonioso. Il basket che sogno è un basket libero, armonico, dove i giocatori abbiano la possibilità di prendere iniziative e corrette decisioni. Talvolta mi è successo di vederlo così. Sono estasi professionali. Il miglior complimento è dirmi che si notano i valori caratteriali, il riflesso del mio modo di comportarmi».

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