L’esordio alla Sampdoria del pupillo di Mancini
Mezz’ora in campo. Che bellezza. Chi se la ricordava più com’era fatta mezz’ora in campo, quanto fosse lunga. Per avere almeno mezz’ora in campo, negli ultimi quindici mesi Simone Pafundi ha dovuto aspettare la chiamata di una Nazionale. Una qualsiasi. La Under-19, la Under-20, la Under-21. L’ultima occasione in cui aveva visto il campo per più di uno spezzone nel calcio dei club era stato per Losanna-Grasshoppers [21 maggio 2024], lasciamo stare le amichevoli. In tutto il campionato scorso, l’Udinese non lo ha mai utilizzato per più di 20 minuti, l’ultimo quarto d’ora risale a una dozzina di giorni fa in Coppa Italia contro la Carrarese, poco prima del passaggio alla Sampdoria. Dove ieri sera è stato mandato in campo al 61’ della partita di B contro il Modena.
Simone Pafundi ha compiuto appena 19 anni nello scorso mese di marzo, ma abbiamo consumato il suo nome e il suo cognome come un chewing-gum. Non è più un calciatore. È un epitome. È il compendio del famoso giocatorino italiano al quale non viene concesso spazio perché questo non è un paese per giovani. Pare già vecchissimo e invece ha tutto il futuro davanti. Bisognerebbe dargli agio di crescere senza altri pesi sulle spalle.
Ne porta in abbondanza da quando Roberto Mancini nella sua veste di c.t. disse una frase che voleva essere carezzevole e che fu feroce allo stesso tempo, «quando faccio la lista dei convocati viene prima Pafundi e poi gli altri ventidue». Partì la giostra della derisione. Per Mancini e per Pafundi. Esordì in Nazionale in un’amichevole a Tirana e il nostro sguardo su di lui mutò. Abbiamo rimproverato Sottil perché non lo faceva giocare abbastanza. In tv quando dovette spiegarne i motivi, Sottil pareva sinceramente imbarazzato. Abbiamo rimproverato Runajic per lo stesso motivo. Abbiamo creduto – come spesso succede – che gli allenatori siano dei signori capricciosi e autolesionisti, probabilmente inclini a tenersi in panchina dei prodigiosi fenomeni per non mortificare gli avversari.
Più realisticamente, Sottil e Runajic stavano immaginando un percorso di crescita, di cui fa parte questa nuova esperienza alla Sampdoria. “Non dev’essere un caso – fa notare la pagina Facebook Calcio da dietro – che il figlio di Roberto, Andrea (ora direttore sportivo alla Sampdoria), l’ha voluto prendere in prestito. Il tutto nonostante la Samp abbia anche annunciato Luigi Cherubini in prestito dalla Roma – sarà curioso capire come Massimo Donati, il nuovo allenatore blucerchiato, riuscirà a far coesistere due giocatori tatticamente simili”.
C’è tutta una formula contrattuale dietro di lui con cui l’Udinese si è garantita la possibilità di non perderlo di vista, se dovesse far bene o anche benino in prestito all Sampdoria. Intanto ieri nell’ultima mezz’ora, contro il Modena del vecchio allenatore Sottil, neppure dopo il suo ingresso in campo “ che avrebbe dovuto garantire il cambio di passo”, la Samp è uscita “da una certa prevedibilità tattica” [La Gazzetta]. Repubblica Genova ha scritto che “cerca qualche guizzo, ma non concretizza ed esagera nel dribbling”.