Il modello di sviluppo di un outsider
Anche in Argentina stanno celebrando una sorpresa. Il Platense ha vinto il campionato per la prima volta nella sua storia, in occasione del 120esimo anniversario della sua fondazione. Solo cinque anni fa era risalito in Primera División. Sul finire degli anni Settanta aveva dovuto abbandonare lo storico stadio Manuela Pedraza e rifarsi una vita al Vicente Lopez, finendo più o meno definitivamente nell’ombra.
L’eroe in queste ore si chiama Guido Mainero, nome da ballerino nella febbre del sabato sera. Ha fatto un gol al volo nella finale del Torneo Apertura contro l’Huracan dopo i tre in 16 partite della stagione regolare.
Il suo è stato un percorso di tenacia e resistenza, una carriera trascorsa quasi per intero in prestito, con un legamento crociato rotto nel 2021.
La Nacion spiega che il modello di sviluppo del club è proprio questo, si basa sul reclutamento di giocatori che vedono nel Platense la possibilità di rilanciare la carriera, una specie di Verona anni Ottanta, “un mix molto interessante perché la ricerca di un’opportunità si intreccia con una solida base costruita sull’esperienza fatta nelle categorie inferiori. Due elementi uniti da qualcosa di fondamentale: la fame di gloria”.
LA STELLA
Il numero 10 si chiama Vicente Taborda ed è arrivato dopo aver giocato una finale di Libertadores con il Boca Jr. A un certo punto della stagione ha avuto un calo, l’allenatore Favio Orsi ha raccontato a ESPN di avergli detto «guarda Vicente che non puoi giocare così da noi, devi controllare la palla, devi fare assist, devi entrare in area, devi segnare, altrimenti che ti abbiamo preso a fare. Non sei al Boca, sei al Platense. C’è sempre qualcosa di meglio nella vita, ma c’è sempre anche qualcosa di peggio. Dipende tu cosa vuoi per la tua carriera».
Ha funzionato: spettacolare il gol contro il River Plate al Monumental.
Così come in Spagna chiamano colchonero l’Atlético Madrid, in Argentina il Platense viene detto El Calamar, per via delle condizioni del vecchio campo della squadra. Si trovava vicino al fiume e durante la stagione delle piogge il terreno si allagava, diventava fangoso. Il giornalista uruguaiano Antonio Palacio Zino scrisse allora che i giocatori del Platense “si muovevano come calamari nel loro stesso inchiostro” quando una volta li vide uscire dal campo completamente sudici.
La sua storia, il suo nome e i suoi colori vengono da una corsa di cavalli. I fondi per far nascere il club arrivarono da una scommessa vinta su un cavallo di nome Gay Simon. Anche i colori della maglia – bianco e marrone – sono stati scelti per un omaggio ai cavalli.