Il profumo che arriva da Loïs Boisson

Storia della numero 361 al mondo giunta ai quarti di finale al Roland-Garros

 

Un anno fa il torneo di Parigi aveva invitato in tabellone una ragazzina di 21 anni, sempre che a 21 anni si possa ormai essere ancora ragazzine. Ma come le rose e come tutte le più belle cose, la sua gioia durò qualche giorno appena, si ruppe il legamento crociato e buona notte. A Parigi, si sa, hanno la testa dura, altrimenti non avrebbero insistito 87 anni per costruire la cattedrale di Notre-Dame né altri cinque per riaprirla dopo l’incendio. Così, appena spuntata la nuova primavera, l’hanno invitata di nuovo. Anche se adesso gli anni di Loïs Boisson sono diventati 22. Non importa. Nel tennis contemporaneo femminile non sono tanti. Le teenager un tempo comandavano ma lunedì prossimo fra le prime-100 ce ne saranno appena tre [Mirra Andreeva, Maya Joint, Viktoria Mboko]. Se ne sono infischiati anche del fatto che nel suo curriculum ci fosse solo una partita vinta di recente nel circuito principale della WTA, al torneo di Rouen. Le hanno dato una wild card e gli sceriffi da cui siamo circondati l’avrebbero chiamato un atto di amichettismo – una delle parole più orrende e uno dei concetti più deformi che sono presenti in mezzo a noi. 

La sola partita vinta aveva peraltro fatto un discreto rumore. Era finita nel colonnino di destra dei siti, alla voce non tutti sanno che. Era successo che la sua avversaria, Harriet Dart, dall’alto della prosopopea di un numero #62 nel ranking, aveva detto all’arbitro di riferirle che doveva mettersi del deodorante. «Ha un odore davvero cattivo». Boisson era ancora seduta, sembrava non avesse sentito, ma alla fine ha ironizzato in una storia Instagram, pubblicando una foto che la ritraeva con in mano uno spray. Ha pure taggato un noto marchio di deodoranti e adesso vai a sapere se da cosa nasce cosa. 

Pareva che Loïs Boisson dovesse restare famosa in un senso andywarholiano per quest’aneddoto, il rischio adesso è che famosa solo per questo diventi Harriet Dart. Loïs Boisson è una delle otto qualificate ai quarti di finale del torneo femminile, la sola intrusa senza una testa di serie. Ha battuto in tre set Jessica Pegula, la numero 3 del mondo, lei che si è presentata qui da numero 361 e in questo momento naviga a ridosso delle prime-100. È la giocatrice dalla classifica più bassa che abbia battuto una top-10 negli ultimi quarant’anni del torneo e la prima wild card a spingersi così avanti dai tempi di Mary Pierce nel 2002. 

Mats Wilander su L’Équipe  ha detto che avesse guardato la partita senza conoscere il curriculum di Loïs Boisson, avrei detto che fosse una delle prime-20 giocatrici al mondo, con uno stile perfetto per la terra battuta. Una giocatrice che sarà in grado di fare cose piuttosto buone anche su altre superfici, ma che sarà davvero, davvero pericolosa ogni volta che torneremo sul rosso. Perché è molto atletica, il suo dritto parte alto con molto effetto e il suo rovescio tagliato rimane molto basso. Tutto questo rende il suo gioco molto divertente da guardare. È quasi un tennis vecchio stile, in un certo senso, ma con molta modernità nel dritto. Ha un braccio naturalmente molto veloce. A volte il suo dritto e il suo servizio producono un suono molto forte. A volte si sente questo bang che ricorda Sinner o Alcaraz. È davvero incredibile questa ragazza dalla traiettoria rara. Considerando gli infortuni che l’hanno frenata è come se avesse meno dei suoi 22 anni

Wilander considera che la cosa più importante di lei è il modo in cui gioca i punti importanti. Prendiamo il match point di ieri. Ha dato l’impressione di essersi presa quell’ultimo punto così, d’emblée, quando invece avrebbe dovuto avere il braccio di legno, paralizzato dalla tensione e dalla portata dell’evento che le stava capitando davanti a 15.000 persone.

Mi ha lasciato senza parole. Servizio esterno, come le aveva chiesto il suo allenatore dal box, shift e boom, dritto vincente lungolinea. Anche il linguaggio del corpo mi sembra molto interessante. Non festeggia i suoi colpi buoni, sembra sempre delusa dai suoi errori. È lo stato d’animo di chi si aspetta grandi cose da sé stessa. Il fatto che non si sia mai lasciata trasportare dall’entusiasmo ha trasmesso a Pegula il messaggio che credeva nella vittoria, non la trovava esagerata. Il suo modo di giocare a tennis garantisce che non è fuori luogo. Avrà altre belle giornate molto presto, e ne avrà spesso

Prossima avversaria: Mirra Andreeva. Con un’altra vittoria si porta a ridosso delle prime-60 al mondo. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.