I canestri nel deserto della Nazionale femminile di basket

 

   

Non è raro trovare deserti e aridità mortali tra le folle

José Saramago

 

Storia di cinque ragazze italiane a canestro nel deserto

    La Nazionale che verrà, non veniva mai. Quanti anni d’attesa per la Generazione Zandalasini, il gruppo che ha attraversato i tornei internazionali giovanili vincendo un argento mondiale Under-17 nel 2016, un oro europeo Under-16 nel 2018, uno Under-18 e uno Under-20 nel 2019. La squadra del futuro, solo che il futuro – come la primavera di Battiato – tardava ad arrivare. 

Eccole qua, finalmente, le ragazze che nel frattempo sono diventate donne. Eccole a una semifinale europea, un traguardo che mancava da trent’anni. 

Se il canestro decisivo contro la Turchia ai tempi supplementari l’ha segnato Zandalasini, significa che il caso, il destino, gli dèi dell’Olimpo conoscono pure l’algoritmo di Netflix e sanno come si costruisce una trama. 

Quel che ancora non abbiamo scoperto è come si costruisce un movimento. Perché la semifinale europea dell’Italia femminile di basket è la storia di un pugno di ragazze e di un allenatore che sono arrivate dove sono arrivate camminando fra le dune di un deserto, e senza neppure le palme. 

Da tempo in Italia la pallavolo ha sorpassato la pallacanestro. Non solo per risultati, ma per vitalità, numero di tesserate, capacità di inclusione e di attrazione tra le figlie degli immigrati, attenzioni mediatiche, visibilità televisiva, marketing. Dal 1995 si sono alternati nove commissari tecnici alla guida della Nazionale. Il presidente è lo stesso di allora. Gianni Petrucci dà l’idea di non aver finito il lavoro. Ma il lavoro ogni tanto mostra qualche crepa che questa semifinale – meno male – adesso può nascondere. 

Jasmine Keys stamattina dice al Corriere della sera che è «bello sentire tanto interesse: serviva al movimento, resterà indipendentemente dall’esito di questa avventura». Traduzione: e chi l’aveva visto mai. 

LA FUGA DAL CAMPIONATO

Solo un’estate fa la Virtus Bologna, Ragusa e l’Oxygen Roma si sono sfilate dalla serie A1 nel silenzio diffuso, lasciando il campionato a 11 squadre. Dispari. Come al calcetto quando uno telefona all’ultimo momento e dice che la bambina a casa ha la febbre, o la macchina si è rotta, oppure s’è fatto tardi al lavoro, scusate, ragazzi, stasera non posso. 

Andò a vuoto pure il tentativo di far iscrivere fuori tempo massimo una seconda squadra sarda. Una serie di mirabolanti avventure, tra Fantomas e Fantozzi, raccontate meglio di tutti da Michele Spiezia su Storiesport, il cui archivio è una specie di museo dell’orrore, un saggio a puntate su com’è stato trattato il movimento femminile nella pallacanestro italiana. 

Si stenta a credere che una squadra campana sempre sconfitta in serie B nella stagione 2023-24, anziché essere retrocessa in C, sia stata ripescata in serie A2. Dove si è distinta all’ultimo posto in classifica con 2 vittorie e 24 sconfitte.

Si stenta a credere che le finali nazionali under-19 del 2024 non avevano ancora una sede a 60 giorni dall’evento. Non solo. Per decidere le otto finaliste scudetto, erano stati previsti degli spareggi tra le squadre piazzate ai primi posti nei campionati regionali. La prima in classifica del girone sardo avrebbe dovuto affrontare la prima del campionato calabrese. Con una piccola questione rimasta irrisolta: il campionato Under-19 femminile in Calabria non esisteva

Nell’anno precedente ancora, come racconta sempre Storiesport, era stata ammessa alla finale nazionale femminile Under-17 una squadra che in stagione non aveva giocato neanche una partita in un campionato regionale. 

Questo è il meraviglioso mondo nel quale – peraltro – quattro anni fa fiorì la storia dei ragazzi nigeriani di Castel Volturno ai quali la federazione voleva negare di giocare il campionato giovanile perché no, non si può: eh, so’ tutti stranieri. Dovette intervenire il Parlamento. 

IL DINSINTERESSE

Quando nel giugno del 2023 la Nazionale italiana femminile andò a giocare la partita decisiva per la qualificazione alle Olimpiadi, Gianni Petrucci era altrove. Preferì un posto in tribuna alla finale scudetto Bologna-Milano. La finale scudetto maschile. 

Alla sua rielezione, Eduardo Lubrano su Pianeta Basket ha scritto che in tutta evidenza a “nessuno interessa cambiare lo status quo e che questo movimento italiano non sa esprimere un candidato forte e credibile tanto da sovvertire appunto lo stato delle cose. Tutti si lamentano di come non vanno le cose, ma al momento del dunque, tutti preferiscono non esporsi, non parlare e tuffarsi nel tranquillo immobilismo di sempre.
Pianeta Basket riferì allora le cifre del report di sostenibilità della federazione, dove su 3.164 società affiliate, solo 182 si occupavano di attività femminile. Le donne tesserate: il 13% del totale. Nel 2023 erano 22.550, più o meno quanto sono le tesserate della pallavolo nella sola Roma e provincia. In Francia e Spagna – le semifinaliste di stasera  dall’altra parte del tabellone – le donne che giocano a basket sono 200 mila. 

La Federazione ha fatto tutto il possibile per convincere a giocare pallacanestro? No. Ha lasciato campo libero ad altri sport, forte di una presunzione che non ha una base logica, ma nemmeno emotiva, sulla quale appoggiarsi. Le società spariscono dall’oggi al domani, la qualità tecnica è bassa perché pur di fare campionati con numeri faraonici, si mandano allo sbaraglio giocatrici non pronte al livello. 

Nell’era Petrucci II, iniziata nel 2013, il numero complessivo dei tesserati è sceso del 7,2% mentre nello stesso periodo i tesserati della pallavolo sono aumentati dell’11,9% [sempre da Storiesport]. Per ogni bambina che si iscrive al basket ce ne sono sette che vanno a giocare a volley. Alla fine dello scorso mese di ottobre, sei comitati regionali su 19 [Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Puglia] non avevano ancora attivato per la stagione 2024-25 neppure un campionato femminile, né senior né giovanile, su un territorio da nove milioni di abitanti.

Michele Spiezia segnalava che le fenomenali azioni di contrasto a questo spopolamento sono state in federazione la nascita di una “Commissione per il Giubileo” e un evento dal titolo “Allenare le Azzurre”, una tavola rotonda con i commissari tecnici di altri sport. 

In effetti è stato meglio farsi raccontare come fanno loro. 

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