Incompreso o sopravvalutato: la difficoltà di definire Haliburton

   

Un giocatore ingiudicabile solo dalle statistiche

Tyrese Haliburton danza in una terra di mezzo divisa da una sottile linea senza colore, il colore è a piacere, mettetelo voi. Da questa parte della riga c’è il giudizio da sopravvalutato che gli hanno appiccicato addosso i suoi colleghi giocatori della NBA in un sondaggio – anonimo – della lega. Dall’altra parte c’è una definizione non meno ambigua, contestabile e misteriosa: incompreso

Sono due poli di un contesto assai visibile nelle due partite giocate nelle ultime tre notti. In Gara-4 della finale di conference a est contro New York ha segnato 32 punti con 15 assist e 12 rimbalzi: una tripla-doppia con pochi precedenti e addirittura inedita se aggiungiamo le zero palle perse. La Gara-5 invece ha mostrato un giocatore che non si è presentato in campo dice The Athletic dinanzi alla prima chance mancata dagli Indiana Pacers di chiudere i conti. 

Un Haliburton che si è dimostrato sorprendentemente passivo. La parte frustrante della storia non è aver segnato solo otto punti con sei assist. È aver tirato appena sette volte in 32 minuti, sbagliandone cinque“. È stata la seconda volta in questa serie di playoff in cui è rimasto sotto i 10 punti in una partita: tutt’e due le volte Indiana ha perso. La squadra ha un bilancio di 26 vinte e 27 perse quando la sua stella resta sotto i 20 punti, rispetto alle 31 vinte e 4 perse quando ne segna dai 20 in su. 

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Le difficoltà offensive di Indiana non sono state causate solo da Haliburton. Il resto dei titolari dei Pacers ha tirato con 11 su 32 dal campo. Siakam ha chiuso con 15 punti e 5 su 13 al tiro in Gara-5, dopo averne segnati 30 in Gara-4. Nesmith era stato a lungo in dubbio, è andato in campo ma è uscito dopo aver segnato solo tre punti con 1 su 8 al tiro.  I 94 punti dei Pacers hanno segnato la prima volta in cui sono rimasti sotto i 100 punti nei play-off e la sesta complessiva in tutta la stagione.

Gli alti e bassi di Haliburton – dicono gli analisti di Opta che gli hanno dedicato un approfondimento – lo hanno trasformato in una figura divisiva nel mondo NBA. Qual è il problema con lui? Il suo impatto sulla vittoria è così marginale come alcuni pensano? O i suoi detrattori non capiscono le giocate vincenti che mette in atto con costanza? La carriera di Haliburton – considera Mat Issa – è simile a quella di Chauncey Billips, l’allenatore dei Portland Trail Blazers che ha giocato 17 stagioni NBA. Non tanto in termini di stile – Billups era un playmaker più fisico e metodico rispetto alla rapidità di Haliburton – quanto per la difficoltà di misurare il suo vero valore con le tradizionali statistiche del tabellino.

Billups è un caso di scuola sul perché la percentuale di tiri dal campo sia un indicatore tutto sommato inadeguato dell’efficienza. Nel 2005-06 ebbe una percentuale del 41,8%, posizionandosi al 97° posto su 111 giocatori. Tuttavia, la percentuale di tiri dal campo non tiene conto dei tiri liberi e del punto aggiuntivo sulle triple. Billups era un ottimo conquistatore di liberi [9,8 tentativi ogni 100 possessi nel 2005-06] e un buon tiratore da tre punti [43,3%]: se si considera la percentuale complessiva di tutti i suoi tiri, ecco che si tocca il 60,2%: settimo miglior risultato della lega.

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Inoltre dietro le cifre c’è quello che le cifre non catturano. Haliburton è famoso per la sua tendenza a cercare una giocata decisiva entro i primi 7 secondi dell’azione, prima cioè che la difesa avversaria abbia il tempo di sistemarsi. Dopo un canestro subìto, Haliburton ha la prontezza di spirito di guardarsi attorno e cercare crepe nel muro di maglie che ha di fronte. Se piazza un assist, il tabellino gliene conta uno: ma quell’assist è l’unica ragione per cui il tiro è stato disponibile. Il suo assist arriva quando la maggior parte dei giocatori si soffermerebbe a pensare al canestro appena subìto palleggiando con calma lungo il campo. Non Haliburton. È grazie alla rapidità e alla mappatura visuale del campo che i compagni di squadra hanno a disposizione delle occasioni. E come vogliamo misurarla, dicono gli analisti di Opta, una facoltà come questa? 

Haliburton è stato secondo in NBA per palloni toccati in stagione. Significa che ha un grande controllo su ciò che accade in attacco. Con lui in campo, l’attacco dei Pacers ha un parametro offensivo di 116,8 punti ogni 100 possessi. Senza di lui quel numero scende a 109,7. È un delta all’altezza di quelli che si riscontrano in Shai Gilgeous-Alexander [120,7/110,6] e Giannis Antetokounmpo [117,6/108,0]: due giocatori finiti nel terzetto dei candidati al titolo di mvp. Davvero possiamo ancora permetterci di lasciarlo in quella terra di mezzo tra sopravvalutato e incompreso?

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