Il primo colpo di Ayuso

Roglic sorpreso a Tagliacozzo ma in maglia rosa

La Red Bull Bora di Primoz Roglic ha pedalato per quasi tutto il venerdì, la UAE di Ayuso si è fatta bastare l’ultimo km, con quattro uomini nei venti che erano in testa e con due nei primi due al traguardo, i più freschi e i più carichi di promesse, il capitan spagnoletto e il messicano Isaac Del Toro. Nel primo arrivo in salita, a Tagliacozzo d’Abruzzo, ha lasciato il segno.

Rafal Majka aveva preso il comando a 3 km dalla vetta, dove la strada iniziava davvero a salire. Dopo gli attacchi di Giulio Ciccone [-1,3 km] e di Egan Bernal alla fiamma rossa, Ayuso è stato il più abile nel contrattaccare sulle ruote del colombiano. Nessuno lo ha preso e stamattina Marca parla di show, sebbene la maglia rosa sia di nuovo sulle spalle del rivale sloveno, piuttosto discreto in un finale che avrebbe dovuto piacergli dice L’Équipe. 

I francesi sono un po’ di malumore perché le loro due carte migliori per la classifica generale hanno avuto una tappa complicata. Romain Bardet e David Gaudu sono caduti nello stesso punto, a 42 km dal traguardo. Uno ha preso una botta al ginocchio sinistro e 5 minuti da Ayuso. L’altro sanguinava dalla mano destra e si è lasciato andare all’ultimo km, accumulando 51 secondi.

Dopo cinque giorni in maglia rosa, Mads Pedersen ha quindi ceduto la maglia rosa. Il danese si è staccato ai piedi dell’ultima salita, ma Rouleur si domanda piuttosto quale fosse l’obiettivo di giornata di Roglic, se ha corso per prendere la maglia e si è disinteressato della tappa, oppure se Ayuso gli è sfuggito – e questo sarebbe un segnale. Una tappa – si legge sulla rivista che ha offerto più domande che risposte. Perché la Red Bull ha tenuto il passo per tutto il giorno per permettere a Roglič di trovarsi fuori posizione in salita? Lo sloveno è stato colto di sorpresa? Se così fosse, la perdita di Jai Hindley ha già mostrato di poter influenzare le ambizioni di Roglič?.

Qualche dubbio è venuto anche a Pier Augusto Stagi su Tuttobici. Nelle sue pagelle ha dato 5.5 a Roglic. Tappa insufficiente, per come si fa uccellare e precedere, forse anche volutamente. Farsi sorprendere nelle retrovie non è un bene: se l’ha fatto per non vestire la maglia rosa è pure peggio. A vederlo nel dopocorsa, sorridente e sereno, nemmeno un po’ ansimante, ci sembra uno che non si è dannato l’anima. Ha fatto il minimo per ottenere il massimo che lui nemmeno voleva. Meriterebbe un 6 politico, ma uno come lui deve dare molto di più. Ne riparleremo: il Giro è ancora lungo.

La UAE arriva così al primo week-end del Giro con quattro corridori fra i primi 15 della classifica generale, tutti entro il minuto di distacco. Può diventare un fattore nella scrittura della trama della corsa. Sempre che la corsa finisca per averne una.

È parecchio critico Cristiano Gatti, ancora su Tuttobici. Il Giro, scrive, è la solita noia

Sceneggiatura classica, stesso film: per una settimana tutti fermi e guardinghi in vista della prima tappa di montagna, poi arriva la prima tappa di montagna, tutti fermi e guardinghi perché c’è vento, perché bisogna prima valutare le proprie forze, perché dopo cinque o sei giornate di pianura la gamba arriva imballata al cambio di ritmo, allora tutti fermi e guardinghi fino all’ultima salita, meglio, fino agli ultimi due chilometri dell’ultima salita. Prima tappa di montagna e sempre la solita tiritera. L’anno scorso c’era la noia di avere Pogacar, sempre lui, sempre i suoi attacchi prevedibili e scontati, quest’anno c’è la noia di non avere Pogacar, perché senza di lui non si scatenano a mani libere tutti gli altri, ma anzi ne approfittano per mettersi tranquilli e aspettare, aspettare, aspettare…  un altro Giro da aspettare. Come nella sala d’attesa del dentista. Servi tanta pazienza. Prima o poi, due anni fa all’ultima cronoscalata, il Giro si deciderà. Sempre poi, mai prima. Emozioni, batticuore? Non pervenuti. Però guai a dirlo. Ne usciamo da disfattisti e criticoni. E allora accodiamoci docilmente: qui Tagliacozzo, pubblico in delirio per una tappa memorabile. La verità ormai è di chi la racconta. Raccontiamola così, come piace raccontarcela

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