La torre dell’orologio di Tirana fu costruita dai turchi ottomani e in origine aveva una campana di Venezia. Segnava il tempo ogni ora. Il tempo a Tirana per molto tempo è rimasto fermo, anche quando il Comune aveva nel frattempo comprato un orologio nuovo in Germania. Andò distrutto dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale e fu sostituito di nuovo nel 1946 con un altro che veniva da una chiesa di Scutari e aveva i numeri romani. Nel 1970 il turnover ne portò uno dalla Cina e altri lavori di ristrutturazione ci sono stati nel 1981, nel 1999, nel 2016.
In questa città che insegue il tempo altrui, il Giro scava oggi i primi distacchi slegati dagli abbuoni con una cronometro di 14 km. C’è una sola breve salita sul percorso. Nessuno dei due corridori che hanno vinto una cronometro al Giro dello scorso anno – Filippo Ganna e Tadej Pogačar – sono nel gruppo 2025. Secondo la rivista Rouleur il favorito è Josh Tarling, britannico, uno specialista su questo tipo di terreno, ex campione europeo a cronometro, all’UAE Tour di febbraio ha battuto anche Pogačar . Ma è un’occasione anche per Van Aert, mentre tra gli uomini di classifica dovrebbe avvantaggiarsi Primož Roglič.
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“Come per gioco di prestigio, qualche colore sgargiante qui, qualche bicicletta là, un grattacielo emblematico in piazza Skanderbeg, lavori pubblici frenetici ed eccessivi, un tocco di kitsch italiano, qualche goccia di realismo magico, autisti alla napoletana, ingorghi omerici e un primo ministro entusiasta dei costumi italiani, la Tirana grigia e cupa, dai costumi medievali e dall’architettura fascista, dalle chiese e le moschee requisite e trasformate in centri sportivi, la Tirana che immaginava il mondo negli anni della clausura leggendo Ismail Kadaré, ora brilla e scintilla, tra manifesti rosa incollati sopra l’aquila nera della bandiera rossa. È il Giro che invade l’Albania in bicicletta, come le truppe di Mussolini negli anni ’30. Il modello è l’Italia, l’Italia di Meloni che esporta immigrati, rifugiati e ciclismo. Per qualche giorno l’Albania sarà l’Italia dei Balcani, con lontane promesse di adesione all’UE e castelli sulle spiagge”
di carlos arribas, El País