C’è un unicorno anche nel football: cosa possiamo aspettarci da Travis Hunter in NFL

E così anche il football americano, anche la NFL, ha il suo unicorno. Nella Major League di baseball viene dal Giappone e si chiama Shohei Ohtani, la stella che gioca sia da lanciatore sia da battitore. Nella NBA ce n’è più d’uno, sono i tiratori che abitano nel fisico di un centro. Esistono una storia e una tradizione, il nome fu inventato da Kevin Durant per Kristaps Porzingis, è stato usato per Joel Embiid, per Nikola Jokic, il prototipo potrebbe essere stato LeBron o forse Magic Johnson. Ma se tutti sono unicorni allora nessuno lo è. Lo è invece per davvero Victor Wembanyama dentro quel suo corpo da centro e con quei suo gesti che hanno la grazia dei piccoli [ma pure Chet Holmgren è così]. 

Adesso tocca alla NFL con Travis Hunter, mvp del campionato universitario giocando sia da wide receiver sia da defensive back. Lo hanno preso i Jacksonville Jaguars sapendo di aver ingaggiato un ragazzo irremovibile sul fatto di voler giocare su entrambi i fronti anche in NFL. è una cosa mai accaduto nella lega nell’età moderna. 

Il Washington Post dice che essere un membro a tempo pieno sia dell’attacco sia della difesa richiede peraltro una disponibilità di tempo incredibile per qualsiasi giocatore. Adam Kilgore ha spiegato che la maggior parte della giornata lavorativa di un giocatore della NFL è dedicata alle riunioni. È come per i giornalisti. Solo che nella NFL almeno hanno il fisico. 

Ci sono le riunioni con la redazione, con il cdr, le riunioni dell’ufficio centrale, le riunioni del web, le riunioni dell’area marketing, le riunioni con l’area eventi, le riunioni con l’azienda, e gli zoom, le call, i teams, la sicurezza, i podcast, le più belle di tutte sono le riunioni per allinearsi. Ecco. Allinearsi. Ogni tanto si fa pure il giornale – le pagine, i titoli, quelle cose là – e sporadicamente si trova finanche qualcuno che scrive. 

Nella NFL ci sono le riunioni per l’attacco, le riunioni per la difesa, le riunioni più ristrette con un gruppo di ruolo specifico, tra una chiacchiera e un’altra si allenano, la domenica c’è questo fastidio della partita. 

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Tutta questa porzione di crudele verità non lo fanno vedere né in Vacanze Romane, né in Prima Pagina e neppure ne Il Paradiso può attendere o in qualcun altro dei trentacinque migliori film di sempre sul football [secondo la NFL]. Uno pensa di fare il giornalista per prendere casa a via Margutta e portare Audrey Hepburn in giro sulla Vespa, poi finisce a scrivere riproduzione riservata in coda ai pezzi, con il simbolo del copyright che è pure laborioso da mettere in pagina perché si deve… – naah lasciamo stare. 

Queste riunioni – spiega Adam Kilgore del Washington Post [ma è evidente che sta pensando alle sue] – come potete immaginare spesso si svolgono a ridosso l’una dell’altra. Anche se Hunter riuscisse a organizzare il suo programma, da principiante cercherebbe di apprendere una quantità impressionante di informazioni. Eppure, mi piacerebbe vederlo provarci

Hunter viene definito un ragazzo genuino appassionato del suo sport. Alla presentazione dell’Heisman Trophy di dicembre parla con entusiasmo trasognato di football e spiega quanto gli sembri naturale trascorrere tanto tempo in campo, nonostante sia alto appena 1,80 e pesi 84 kg. Si definisce un ragazzo on carenze di concentrazione fuori dal campo e Ava Wallace del Washington Post chiede comprensione, scrive ditemi pure che sono sdolcinata, ma è bello conoscere un ragazzo che si rifiuta di ridimensionare la sua ambizione. È un ragazzo che ha ascoltato quando sua nonna lo ha incoraggiato a provare il football a 4 anni nonostante la sua bassa statura, ha scelto di giocare per Sanders alla Jackson State, una scuola di football americano della Football Championship Subdivision dopo il liceo anziché andare a Auburn, Georgia o Florida State, ed è diventato il secondo difensore di sempre a vincere il trofeo di mvp. Ora chi siamo noi per dirgli che non può ottenere ciò che desidera?”. 

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