Alla Tirreno-Adriatico per vedere come sta van der Poel

   

Casamandrej Pogacar ha corso otto volte nel 2025, fra il 17 febbraio a Madinat Zayeb e sabato a Siena. Ha vinto quattro corse: due tappe al Giro degli Emirati, la classifica generale e le Strade Bianche. Anche nel 2024 aveva fatto lo stesso: otto uscite e quattro primi-posti, prima di vincere anche la nona, la decima, la dodicesima, e molte altre dopo nella stagione del Giro+Tour come il Pantani ’98 e del Giro+Tour+Mondiale come il Roche ’87. È una minaccia. Fino a maggio non si era mai piazzato oltre il 50esimo posto, si fece sfilare fino alla 74esima posizione durante la tappa finale del Giro a Roma. È rimasta l’unica volta in un anno da 9.959 km, 58 giorni in bicicletta, Ma in mezzo a quella serie di venticinque primi-posti, Pogacar raccolse solo il terzo alla Sanremo, la corsa che si è ficcato nella testa, dove nessuno vince in maglia iridata dai tempi di Giuseppe Saronni: ieri ne ha parlato in una intervista con Repubblica e ha parlato pure della sua rivalità con quello là, coso, come si chiama [satira politica che viene dal cuore di un ex adolescente saronniano]. 

L’OLANDESE

Anche Mathieu van der Poel si scioglie allo stesso nome. Sta lavorando al Progetto Iva Zanicchi, cioè vincere Sanremo per la seconda volta in tre anni. Si sa che Mathieu sacrifica pure le vacanze. Gli altri vanno al mare, lui si rotola nel fango. Ha corso otto ciclocross fra il 22 dicembre e il 2 febbraio, otto volte ha vinto: compreso il Mondiale. Il 4 marzo ha debuttato luciodallescamente su strada alla Samyn Classica. Era una corsa che in origine non avrebbe dovuto correre. Deve essersi allarmato per il primo posto del compagno di squadra Jasper Philipsen il giorno prima alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. È andato per marcare il territorio. Da oggi fa la ricognizione vera alla Tirreno-Adriatico, dove con lui appaiono altri otto corridori presenti nella top-30 del ranking UCI: il #6 Marc Hirschi, il #12 Jonathan Milan, il #21 adam Yates, il #22 Tom Pidcock, il #23 Mikel Landa, il #24 Richard carapaz, il #25 Tom Skujins, il #26 Juan Ayuso. Si comincia con la solita cronometro andata e ritorno a Lido di Camaiore, tutta pianeggiante e tutta sul lungomare, esposta al vento e alle gambe di Filippo Ganna

La rivista Rouleur scrive che il cast è bello ma privo di uomini d’élite. Né Jonas Vingegaard, né Tadej Pogačar né Primož Roglič sono presenti: insieme hanno vinto tutti i titoli generali qui dal 2021. Vingegaard se n’è andato alla Parigi-Nizza, dove i Top-30 iscritti sono undici. Per la Tirreno-Adriatico Rouleur vede favoriti i due Yates, Hindley e Landa, con la possibilità che si infilino Ciccone, Bilbao, Gaudu, De Plus. Cacciatori di tappe in volata. Jonathan Milan, Binian Girmay, Dylan Groenewgen [ancora a zero], Olav Kooij, Søren Wærenskjold, Paul Magnier. 

 strade 

Lido di Camaiore: il posto delle altalene e dell’ultima canzone di Mina

Dice Francesco M. Cataluccio che dondoli e altalene gli paiono i tentativi più suggestivi escogitati dall’umanità per fermare il Tempo. Con la lettera maiuscola. Deve essere per via del loro movimento oscillatorio, come un pendolo, così che la vita sembra un lungo andare e venire, avanti e indietro, salvo fermarsi in due punti simmetrici, in un attimo di sospensione periodico, “nel quale ci si sente fermi e sembra che non si tornerà più giù”.  [L’ambaradan delle quisquiglie, Sellerio, 2012 – qui]

La più bella delle altalene di tutto il litorale in Versilia sostiene si trovi al Bagno Bucintoro di Lido di Camaiore, dove di fianco “a quell’infernale marchingegno che illude l’uomo, come molti altri macchinari”, vanno e vengono le biciclette quando sta arrivando la bella stagione e il ciclismo insegue i suoi riti, il suo andare e venire sempre uguale, parti dalle sponde del Tirreno e una settimana più tardi sei sull’Adriatico, ma già non vedi l’ora di finire davanti al mare di Sanremo. 

Lido di Camaiore è un posto fronte-mare di circa 3 chilometri, pensato come tempo supplementare della riviera di Viareggio, all’inizio del Novecento ormai  incapace di reggere l’esplosione dell’edilizia e delle presenze estive. La borghesia cercava spazi nuovi ma ben serviti dai collegamenti, un riparo tranquillo che non fosse in chissà quale capo di chissà quale mondo.

Il primo gruppo di case lungo via del Fortino si chiamava Fosso dell’Abate. Gli artisti del tempo lo consideravano il luogo della Versilia dove si potesse vivere e lavorare in tranquillità. L’ultimo dell’anno del 1907 il pittore Plinio Nomellini scrisse una lettera all’amico Galileo Chini invitandolo a comprare in Pineta, nell’area dove sarà tirata su la Casa delle Vacanze, oggi Club Hotel I Pini. Gli dice: prendila adesso, stammi a sentire, vedrai fra qualche anno. Andavano costruendo al Lido villette come padiglioni di un grande giardino, sotto la guida dell’architetto lucchese Carlo Sorbi. Dovevano garantire riservatezza e salubrità, ma al tempo stesso erano vicine alla mondanità di Viareggio. 

Tra qualche piano urbanistico saltato, la cosa funzionò. Dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, nel 1978 Cesare Garboli aveva deciso di lasciare Roma. Aveva  un ufficio alla Mondadori, un appartamento in piazza di Spagna, eppure scelse come ritiro Camaiore. Qualche mese più tardi si ritirò anche Mina, sempre là, tenne un ultimo concerto e puff, non l’abbiamo mai più rivista.

Sergio Bernardini al Lido si era inventato Bussoladomani, più grande della Bussola a Marina di Pietrasanta, un tendone che restava aperto solo da maggio a settembre, dove portò nel giro di pochi anni fenomeni dell’istante come i Rockets e voci classiche come Barry White e Liza Minnelli, il rock e il soul di Frank Zappa e James Brown, Joe Cocker e Dionne Warwick, ma pure Renato Zero, Vasco Rossi, Gianna Nannini.

Rosetta Loy, a lungo compagna di Garboli, di quei giorni al Lido ricorda la malinconia delle sere d’inverno trascorse alla finestre, fuori la pioggia e dentro «la mastodontica affettatrice rossa dalla lama mangiata dalla ruggine, inamovibile dal ripiano di marmo». [I Diari di Antonio Delfini, Einaudi, 1982 – prefazione di Cesare Garboli ripubblicata da Minimun Fax col titolo Un uomo pieno di gioia].

E POI

Ha vinto Filippo Ganna, con 23 secondi di vantaggio su Juan Ayuso

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