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giovedì 6 marzo 2025
#10 giorni al Mondiale di Formula 1
🟨 L’Inter ha vinto in Olanda l’andata degli ottavi di Champions. Ha battuto il Feyenoord e i titoli celebrano il ritorno della ThuLa. 🟨 È morto Bruno Pizzul, voce Rai delle partite della Nazionale 🟨 Giorgia Collomb solo quinta nello slalom ai Mondiali jr 🟨 Paulo Fonseca è stato squalificato per 9 mesi e rischia l’esonero a Lione 🟨 Dopo Milano, anche Scandicci e Conegliano hanno vinto l’andata dei quarti di finale della Champions femminile di pallavolo: tre italiane verso la final four 🟨 La Commissione Cultura ha approvato la modifica al decreto dignità: tornano gli sponsor delle scommesse nel calcio 🟨 Juan Ayuso ha vinto il Laigueglia. È il primo spagnolo nella storia
| Ci sono 36 morti. E per una partita di calcio
Bruno Pizzul
prima di tutto
Ci resta il problema di girarsi
Il mondo dove Bruno Pizzul è stato Bruno Pizzul non esiste più e non tornerà. Non è riproducibile. Siamo tutti figli di un solo tempo. È pieno invece stamattina di telecronisti che raccontano di aver cominciato perché avevano sentito lui in televisione ai Mondiali eccetera eccetera. È lo scherzo che fanno i ricordi. È sempre pieno di persone che si raccontano al posto del morto, quando muoiono i Bruno Pizzul. Ma non possono esserci frutti di un Bruno Pizzul in chi oggi fa il lavoro di Bruno Pizzul, dove tutto è scandito dal ritmo e dalla frenesia, dai frame, dove una partita a Fortnite è l’avversario del Liverpool come dice il suo ceo. Abitiamo altri parametri. Se oggi Gianni Brera tornasse stagista in una redazione, gli direbbero di riscrivere il pezzo perché non si capisce. Non è questione di giusto o sbagliato. È diverso. Si imboccano altre strade. Qualcosa si aggiunge, qualcosa si perde. Si disegnano altre mappe, altre geografie. Non si prolungano all’infinito le vocali di un centravanti, non si urla pazzesco dieci volte a partita se confini con la nazione Pizzul, l’uomo che dopo un mondiale perso ai rigori, l’uomo che dopo il rigore di Roberto Baggio a Pasadena dice solo alto, il Mondiale è finito, l’ha vinto il Brasile. Non si possono tenere insieme i clean sheet e Bruno Pizzul.
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Le immagini della giornata di ieri
🟨 I gol di Champions 🟨 L’arrivo del Laigueglia 🟨 Le telecronache di Pizzul
Cosa aspettarsi dagli Europei indoor di atletica leggera
La migliore atletica italiana di sempre, come la chiama il presidente federale Stefano Mei non senza ragioni, si permette di cominciare stasera gli Europei indoor senza due ex ori olimpici [Marcell Jacobs, Gianmarco Tamberi] e senza un argento di Parigi [Nadia Battocletti], confidando lo stesso in un numero di medaglie intorno alle sette-otto. È solo un giochino basato sulle liste di iscrizione e sulle prestazioni di questi primi tre mesi di attività: un terzo posto può diventare quarto e una sorpresa può sbucare inattesa.
Ma il giochino dice che in pista va un’Italia da 2 ori, 4 argenti e 2 bronzi. I due ori attesi sono quelli dei capifila del ranking europeo: Mattia Furlani nel salto in lungo con l’8,37 di Torun e Leonardo Fabbri nel getto del peso con il 21,95 di Lièvin. Gli argenti sono promessi da Zaynab Dosso nei 60 con il 7.05 di Torun, da Larissa Iapichino con il suo 6,86 saltato a Padova, da Zane Weir ancora nel peso con il 21,76 di Ancona, da Andrea Dalla Valle nel triplo con il 17,36 sempre di Ancona. I bronzi sulla carta vengono da Marta Zenoni nei 1.500 ma ha avuto l’influenza e un problema muscolare, da Andy Diaz nel salto triplo [17,31 a Metz] ma l’agonismo da pedana a volte fa luccicare di più certe medaglie annunciate e altre di meno: si vedrà. Prometteva una medaglia il 2,31 saltato in alto da Stefano Sottile a Halle, ma non è fra le 37 canottiere azzurre per Apeldoorn, 19 uomini e 18 donne.
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Guida allo sport in tv di oggi
18.20 Qualificazioni salto in alto maschile. Tamberi è a casa, ma c’è l’olandese campione in carica Douwe Amels, l’uomo del jolly di Istanbul. Avversari: l’ucraino Oleh Doroshchuk [2,32], l’israeliano Kapitolnik, il ceco Stefela. L’Italia ha iscritto il neo-campione italiano Matteo Sioli [2,28], Manuel Lando e il debuttante Eugenio Meloni. La Svezia schiera Melwin Lycke Holm, figlio del primatista dei campionati Stefan [2,40].
L’Italia ha iscritto il neo-campione italiano Matteo Sioli [2,28], Manuel Lando e il debuttante Eugenio Meloni. Sioli ha 20 anni, diplomato all’istituto alberghiero, studia scienze della ristorazione e vuole fare il nutrizionista. Lando è veneto di Cittadella, 25 anni, diplomato all’istituto tecnico meccanico, si è laureato in ingegneria aerospaziale a Padova e studia la magistrale in ingegneria meccanica. Meloni ha un cognome impegnativo, viene da Cagliari, 31 anni, laureato in antropologia, appassionato di cinema, letteratura e fotografia.
La morte di Fred Stolle
Se esistesse il Grande Slam delle finali giocate, Fred Stolle lo avrebbe raggiunto nella sua carriera. Due volte giocò e perse per il titolo a Melbourne, tre volte giocò e perse per quello di Wimbledon, ma una volta alzò la Coppa al Roland-Garros e una pure a New York. Nel 1966 era considerato il numero 2 del mondo: non c’era ancora il computer a stabilirlo con le sue certezze in Bit. In doppio invece fra 1962 e 1969 non gli è sfuggito nulla, gli Slam totali furono 10 in coppia con Bob Hewitt prima, poi con Roy Emerson e con Ken Rosewall.
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Che dolore, Naomi, che dolore. Osaka è già fuori al primo turno. Ha perso dalla colombiana Osorio, la prima giocatrice del suo paese a battere una ex campionessa di Slam. Osaka ha subito tre break nei suoi nove game di servizio e ha commesso 50 errori non forzati.
Il rientro di Kvitova almeno è durato un po’ di più. Due ore e 22 minuti. Ma da oggi guarda il resto delle partite in tv. La trentaquattrenne ceca è tornata nel tour dopo 17 mesi e dopo aver fatto nascere Petr a luglio scorso. È stata battuta da Varvara Gracheva, la russa che ha preso il passaporto francese. Le aveva portato via il primo set.
Viktoria Azarenka, campionessa 2012 e 2016 su questi campi, ha ottenuto la sua 35esima vittoria in carriera a Indian Wells, quarto posto di sempre nella classifica del singolare femminile. Una cosa che certamente arricchisce i discorsi da fare in ascensore guardando la targhetta del peso.
Quanti giocatori possono dire di aver vinto la loro prima partita ATP nel giorno del compleanno? Colton Smith può. Dalla sua duecentesima e passa posizione nel ranking mondiale ha eliminato Flavio Cobolli, che si è infilato ormai in un tunnel di 7 sconfitte di fila. Colton Smith sembra il nome di una pistola, vero? Ha conquistato il suo primo titolo challenger a Cleveland poco più di un mese fa. Ha messo a segno 27 vincenti, è stato molto bravo a rete, ha sfruttato 7 palle break su 9 e ne ha cancellate 11 su 15. La partita è finita con un emblematico doppio fallo di Cobolli.
Altri due univeritari hanno passato il turno: Tristan Boyer di Stanford [su Aleksandar Vukic] e l’ex UCLA Marcos Giron con 11 ace contro Nikoloz Basilashvili.
All’età di 35 anni Kei Nishikori si è presentato fra le palme del deserto per la prima volta dal 2021 e ha battuto Jaume Munar in una partita da montagne russe. Il giapponese era in vantaggio di un set e un break, ma alla fine del terzo set era a due punti dalla sconfitta.
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