Italia-Germania: ma a chi interessa?

   

Italia-Germania: ma a chi interessa?

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C’è grande attesa per la Nazionale e per la sua partita di Nations League contro la Germania, buona pure per guadagnarsi un cammino più agevole verso la qualificazione al Mondiale del 2026: ve lo ricordate il Mondiale? È quel campionato che nessun dodicenne ha visto ancora con l’Italia. Nessun diciannovenne ha visto mai gli azzurri passare il girone. Nell’uno e nell’altro caso i giornali sportivi pestano polpastrelli su tastiere indignate contro il disinteresse e l’egoismo dei club. C’è grande attesa solo che stamattina la Nazionale ha uno spazio infinitamente più piccino sulle tre prime pagine dei quotidiani sport rispetto al calciomercato dell’Inter, del Napoli e della Juventus.

Fabrizio Roncone sul Corriere della sera stamattina però ricorda che “Luciano Spalletti è in una posizione scomoda. Quanto scomoda? Tanto. Certe volte bisogna andare diritti e raccontarla così com’è. Questa è una di quelle volte.

Ecco. Meno male. L’ultima volta che Spalletti venne raccontato in una posizione scomoda prima di una partita su qualche pagina di appunti, l’Italia andò a vincere al Parco dei Principi contro la Francia. Giravano spin con i nomi di chi era pronto a subentrargli. Passò la fabula che aveva vinto perché aveva ascoltato i consigli dei giornali. 

Spalletti è dunque in una posizione scomoda dopo essere stato pregato di lasciare la sua campagna e saltare in corsa sulla panchina della Nazionale rimasta vuota a Ferragosto. Nessuno è invece subentrato a Gabriele Gravina né dopo la mancata qualificazione per il Qatar né dopo l’Europeo smarrito l’estate scorsa. È stato rieletto con il 98,68 per cento dei voti. Dunque tutto il calcio italiano approva le sue opere e anche le sue omissioni. Le ha messe in fila Gianfranco Teotino per Sky Sport Insider dicendosi abbastanza incredulo e ricordando come sia stato lasciato cadere il progetto delle Academy federali territoriali “che, sulla base dell’eccellente modello francese, fossero centri di formazione per giovani calciatori italiani

È una di quelle idee che spuntano fuori quando è il momento di appiccare il fuoco e fare di tutto un falò. Generalmente funziona che si lascia il risentimento a bagnomaria per due-tre settimane, un mese, un mese e mezzo, anche due, tanto non succede niente, non succede mai niente e poi via libera, torniamo a parlare di Castro all’Inter, Lucca al Napoli, e di come rifare grande la Juventus. 

Sulle tematiche degli investimenti nei settori giovanili, delle iniziative premiali e degli incentivi a sostegno di chi impiega un maggior numero di giovani italiani e sull’implementazione dei criteri economici-finanziari per l’ammissione ai campionati di club professionistici sostenibili – ha scritto Teotino – il programma resta del tutto nel vago”.



Nel frattempo due squadre iscritte alla Serie C sono state escluse dai campionati – il Taranto e la Turris – con una riscrittura delle classifiche, cancellazione dei punti, una bella spallata alla credibilità di chi in federazione controlla i conti prima delle iscrizioni.La classifica è inattendibile ha scritto Lorenzo Vendemiale sul Fatto Quotidiano, chi aveva preso punti con Taranto e Turris se li è visti sottrarre, squadre che davano per scontata la salvezza o comunque l’accesso ai playout (in particolare Messina e Casertana) si ritrovano all’improvviso ad un passo dal baratro. Roba da portare tutti in tribunale. Otto squadre sono state penalizzate e Gravina tuona che il sistema non è sostenibile (bella scoperta!) e la riforma dei campionati andava fatta ieri. Indovinate chi c’era alla guida del calcio italiano ieri, e pure avantieri, ricorda il Fatto. Ecco. Beati i perseguitati, dice Matteo, ma beati soprattutto quelli a cui tutto sarà perdonato. 

Eppure stamattina è Spalletti che non può sbagliare. Per tre volte l’analisi di Roncone sul Corriere della sera glielo ripete: si legge che il cittì si porta addosso tanto calcio, e tanta vita” e trova che sia ragionevole immaginare che comprenda come e perché il tempo dell’indulgenza sia finito. Perdonargli il disastro del campionato europeo non è stato facile. Molti ne chiedevano, esplicitamente, le dimissioni. Le argomentazioni erano, diciamo così, piuttosto sostanziose. Spalletti non aveva mai allenato una Nazionale, e da calciatore non ci aveva nemmeno mai giocato. Ignorava le sacre liturgie, un certo pragmatismo, le necessarie astuzie. Eppure, in un fantasmagorico miscuglio di passione e di presunzione, su quella panchina si era seduto baldanzoso con il suo quaderno pieno di frecce e di cerchietti, di linee diagonali e tratteggiate: l’idea di un calcio che solo lui vedeva, e che ai suoi azzurri sembrò, fin dal primo allenamento, nient’altro che un pasticcio di progetti tattici visionari”. D’altra parte che ci volete fare, l’uomo è questo, un cocciuto, un testardo, ancora oggi si ostina a non chiamare Totti in Nazionale. 

 

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