La prima allenatrice siriana

La prima allenatrice siriana

Dallo scoppio della guerra civile in Siria [2011] sono morte circa 500.000 persone. Secondo le Nazioni Unite, gli sfollati hanno toccato la cifra di 14 milioni, quasi la metà si è diretta all’estero. Tra loro c’è Maha Janoud, la prima allenatrice di calcio donna della Siria. È andata a lavorare nel settore giovanile del Breidablik, uno dei più grandi club d’Islanda. È stata Deutsche Welle a raccontare la sua storia. Si dice felice per la caduta nel mese di dicembre del regime di Bashar Assad, sebbene il futuro del paese rimanga incerto, ma pure addolorata dal fatto che la sua famiglia è divisa da 12 anni. 

Janoud ha seguito corsi per diventare allenatrice già durante la carriera da giocatrice conclusa nel 2011. Nel 2018 la Asian Football Confederation [AFC] ha imposto a tutte le associazioni affiliate di istituire dipartimenti tecnici per il calcio femminile. Lei era la sola ad avere una licenza e pure l’esperienza, così è stata assunta in federazone, ente sotto il controllo diretto di Assad. «La federazione tratteneva lo stipendio che mi era stato assegnato dall’AFC e mi costringeva a firmare come se lo avessi ricevuto». Contemporaneamente lavorava come assistente presso la squadra maschile di Damasco, l’Al-Muhafaza, dove dice di essere stata sfruttata dal governo per scopi propagandistici, come simbolo dell’emancipazione femminile nel Paese.

«Tutto il mondo – racconta – parlava di me come della prima allenatrice donna in Medio Oriente ad allenare una squadra maschile, ma non ho ricevuto alcuna parola di ringraziamento dalle autorità in Siria, né alcun riconoscimento morale o finanziario». La federazione siriana non ha risposto alla richiesta di commento ricevuta da Deutsche Welle

Nel 2020 Janoud ha lasciato la Siria, ha avuto un’esperienza in Oman, due anni fa si è trasferita in Islanda. Da lontano dice che «la Siria sta attraversando le doglie di una nuova nascita e questa sofferenza è necessaria. Spero che il nuovo bambino nasca sano. La mia gioia per la fine della tirannia è indescrivibile, ma spero di non passeremo da un fuoco all’altro. Sto ancora aspettando di conoscere la visione per il governo del Paese e la nuova costituzione, le fondamenta su cui verrà costruito il futuro della Siria e del suo popolo. L’intera popolazione ha lavorato nelle istituzioni di Assad, mi riferisco specificamente agli individui corrotti che prosperavano sul sangue delle vittime, sul sudore dei contadini e dei lavoratori, attraverso il traffico di corpi di donne e di organi umani. Devono essere ritenuti tutti responsabili» 

Nonostante la guerra, la nazionale maschile è rimasta competitiva, arrivando vicina alla qualificazione per la Coppa del Mondo 2018. C’è ottimismo sul fatto che in un immediato futuro possano davvero farcela. Il futuro del calcio femminile è meno chiaro. In alcune interviste, al-Sharaa ha respinto le preoccupazioni, ribadendo che il paese non vieterà alle donne né l’istruzione né l’attività sportiva, rinunciando a seguire la strada dei talebani afghani.

«Se il nuovo sistema di governo e la costituzione consentissero alle donne di partecipare – dice Janoud a Deutsche Welle – allora la traiettoria del paese potrebbe sul serio cambiare. Dobbiamo aspettare e vedere se agli sport femminili sarà consentito di andare avanti. Con un budget dedicato. Niente avviene solo nei sogni. Se la Siria diventerà sicura, se sarà governata da una costituzione giusta, libera da razzismo e discriminazione, se garantirà una vita dignitosa ai suoi cittadini, allora potrò tornare»

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