Cosa volete che sia una Dakar
Dalla Dakar che parte oggi in Arabia Saudita arriva la storia di Nani Roma e della sua “lotta quotidiana” accanto a Marc, il suo figlio sedicenne, paraplegico dopo una caduta a maggio durante una corsa di motocross. Lo spagnolo ha vinto la Dakar due volte, con le moto nel 2004 e con le macchine nel 2014. Roma dice a L’Équipe che il 2024 non poteva essere peggiore. “La vita di Roma non è stata risparmiata dal destino” scrive il giornale francese. Ha visto il suo copilota Henri Magne morire in gara al suo fianco, in un incidente durante il Rally del Marocco del 2006. Tre anni fa, quando ne ha compiuti cinquanta, gli hanno diagnosticato un cancro alla vescica, ormai quasi sconfitto. Ha perso il fratello per una malattia simile, a maggio l’incidente di suo figlio Marc.
Marc Roma, hijo de Nani Roma, vuelve a caminar tras un accidente que lo dejó parapléjico a los 15 años. Ahora, gracias a un exoesqueleto, vuelve a caminar y admite que “le ha cambiado la vida” https://t.co/8JGOSw9Lxj pic.twitter.com/280zLZuvdy
— Europa Press (@europapress) December 13, 2024
Quel giorno con lui c’era solo mamma Rosa, alla tappa spagnola del campionato europeo di motocross. Nani era stato trattenuto a casa dai test con la Ford, tra una sessione e l’altra al volante della Raptor, nella bellissima villa di famiglia nell’hinterland di Barcellona, seguì la gara da uno schermo. I primi due settori cronometrati erano visualizzati in verde, segno del miglior tempo del figlio. Poi niente più. «Ho sentito un buco nello stomaco» racconta toccandosi la pancia. «Quando sono riuscito a contattare il meccanico, mi ha detto che Marc era caduto e non poteva più muovere le gambe. Ho camminato in tondo attorno alla piscina, preso da un vortice di emozioni». Ora c’è Marc che gira in torno alla piscina di casa, seduto sulla sua carrozzina, una handbike elettrica. Fa le acrobazie e suo padre “alza gli occhi al cielo, tra il divertito e il preoccupato”: «Facendo così l’idiota, un giorno finirà per cadere in acqua. Ma Marc non è una testa calda. Su quello stesso circuito in Galizia c’è un salto con poca visibilità. Gli dissi che se lo avessi visto decollare, saremmo subito tornatI a casa, e lui mollò il gas, perdeva un secondo al giro, ma a noi non importava». “Marc – scrive L’Équipe – non è stato cresciuto per diventare un campione come papà. La scuola è sempre stata la priorità della famiglia, per scelta comune. Lo è ancora oggi, per necessità. Dopo tre mesi in un centro di riabilitazione di Barcellona, è tornato a vivere con la sua famiglia in una struttura riadattata. È stato installato un ascensore per andare dal soggiorno alle camere da letto al piano superiore. Una parte del garage è stata trasformata in una palestra, dove Marc pratica quasi quotidianamente la sua nuova routine doposcuola. Anziché passare le giornate a piangere, inveire contro gli organizzatori di quella corsa maledetta o contro il destino, i Roma hanno deciso di lottare di fronte all’inevitabile”.
«I miei amici – dice papà Nani – hanno cercato di mettere tutto in prospettiva dicendomi che Marc è scampato per un pelo alla quadriplegia». Marc aggiunge: «Voglio dire a chi si trova nella mia condizione che non tutto è perduto. Forse un giorno si troverà una soluzione mi permetterà di camminare di nuovo, ma se così non fosse ci sono altre mille cose da fare e mille modi per essere felici. Dobbiamo andare avanti. Sempre avanti».