Quando gioca l’Italia e all’Italia non importa

Gioca l’Italia, ma all’Italia in fondo cosa importa. Non ai giornali sportivi che quando c’è la pausa del campionato hanno imparato a fischiettar. Nessuno dei tre dedica il titolo più grande alla Nazionale che stasera – stasera – gioca contro il Belgio in Nations League. È il bacino d’utenza, bellezza, e allora Tuttosport giudica sia più il caso dare una bella scossa al costoso acquisto brasiliano della Juventus,Douglas, sveglia, in mezzo a tre richiami su sette in prima pagina dedicati al calciomercato. Italia, vale già per il Mondiale ammonisce il giornale torinese dalla fascia laterale destra della prima pagina, ma se stasera vale per il Mondiale perché occuparsi di Douglas che non vedremo in campo prima di dieci giorni?

Il Corriere dello sport-stadio parla al suo pubblico e si fa dire da Kvaratskhelia e da Totti che Antonio Conte è unico, un grande, uno dei migliori al mondo, Antonio incoronato, ecco, mentre la Nazionale sta malinconicamente lassù, in mansarda, dove è ghiacciato d’inverno e fa caldo d’estate, con un titolo pur’esso malinconico: l’Italia è questa.

Anche la Gazzetta ha sfrattato l’Italia e l’ha messa in un soppalco, 680 centimetri quadrati, finestra, da ristrutturare, no perditempo, Vai Italia, fai la grande, daje, si dice lassù, rivolgendosi direttamente agli azzurri, come accadeva in quegli indimenticabili titoli dei meravigliosi Anni Ottanta, ai tempi dei milioni di copie vendute in edicola dai giornali sportivi, quando il peso di un’opinione era il peso di un’opinione. Vai Italia ma nel frattempo Scansati Italia, che c’è il mercato della Juventus, Skriniar, si può, come in quel pezzo di Giorgio Gaber [si può fare i giovani a sessant’anni, si può regalare i blue jeans ai nonni]. È così grossa la notizia che qualcuno ha creduto avessero riaperto le trattative ieri sera, oppure stanno per farlo, ora, nel pomeriggio, domani sera al massimo, invece no, qualche riga più in là è tutto chiarito. Juve-Skriniar si può, ma a gennaio. Fra tre mesi.

Eppure l’Italia è stasera. L’Italia è quella stessa squadra che quando esce agli ottavi di finale agli Europei, quando per due volte di fila non si qualifica ai Mondiali, finisce al centro di editoriali indignati, feriti, turbati, disgustati, sdegnati, ecco sdegnati come certi antichi capi del sinedrio che si stracciavano le vesti; editoriali che dopo hanno capito tutto prima: editoriali che sferzano – come sferzano gli editoriali non sferza nessuno – editoriali che se la prendono con quei presidenti dei club interessati soltanto ai propri interessi, i più colti citano Guicciardini e scrivono il proprio particulare. Sono quei giorni in cui il male del calcio italiano è chiaro: non sa fare sistema, Un paio di giorni se ne vanno per chiedere le dimissioni di questo o quello, un paio di pagine sono occupate dall’elogio del modello inglese, il modello tedesco o quello spagnolo, dipende dalla moda dell’estate, e poi si torna all’ora dello spritz, ai blitz, ai profili che piacciono, alle piste calde, alle accelerazioni, alle brusche frenate, alle trattative fatte ma manca l’accordo fra i club, ai sondaggi, gli abboccamenti, il tesoretto delle cessioni, il nodo dei diritti d’immagine, il casting – diamine, la meravigliosa invenzione del casting quando onestamente non si sa proprio che pesci prendere – fino al trionfo della parola chiave con cui raccontare il vuoto del tutto: suggestione. Inter, suggestione Messi. Negli uffici di Appiano ne parlano, il giocatore piace, ha messo un like a un post di Zanetti, suo padre ha sfogliato Tuttocasa alle pagine di Milano per cercare un monolocale. e come diceva il poeta una storia non dura che nella cenere.

 

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