I Giochi del presidente Macron

UN’OLIMPIADE IN MEZZO ALLO STALLO DEL GOVERNO

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Quattro giorni prima dei giuramenti, dei discorsi e delle sfilate, prima che le barche solchino la Senna e che Parigi apra i Giochi della grandeur, Emmanuel Macron va a prendersi il centro della scena al Villaggio Olimpico, già mezzo pieno di atleti. Anche lui ha giocato, ha giocato un azzardo politico sciogliendo l’Assemblea nazionale dopo il voto alle Europee per inventarsi un argine all’ascesa del Rassemblement National di Marine Le Pen. Ha trasformato una gara di velocità in una di mezzofondo, per giunta tattica, oggi rimette le scarpette e si farà accompagnare dai membri del vecchio governo tuttora in carica per incontrare la squadra francese: il ministro degli Interni Gérald Darmanin e il ministro delle Olimpiadi Amélie Oudéa-Castéra, costretti a trattare un’Olimpiade come uno dei rivoli dell’ordinaria amministrazione da gestire. 

Al Villaggio sono arrivati in 4.400 su circa 14.500 persone, compresi alcuni dei trenta fra russi e bielorussi. È arrivato pure il covid, che nelle interviste dei partecipanti più ottimisti in questi giorni era un ricordo di tre anni fa. Si sta riaffacciando timidamente dice la France Press, gli organizzatori sorridono e rassicurano, rassicurano e sorridono. Stiamo monitorando, dicono, usando un verbo delle riunioni marketing. Tony Estanguet, presidente del comitato organizzatore, parla di una tendenza al ribasso dei casi in Francia negli ultimi giorni. Il lavaggio regolare delle mani è già stato raccomandato, sono tutti pronti a passare alle mascherine se necessario, come ha fatto lo sciame del Tour de France che ha appena finito di attraversare il Paese. Le squadre di Parigi 2024 hanno previsto piani di emergenza. 

Nell’agenda presidenziale di oggi figurano anche un ricevimento all’Eliseo per i giornalisti stranieri e l’apertura della sessione del CIO presso la Fondazione Louis-Vuitton. Nei prossimi giorni il comitato dovrà decidere sul dossier per le Olimpiadi invernali del 2030 pre-assegnate alla Francia, un dossier che risente adesso della crisi politica. Dietro le barriere del perimetro di sicurezza predisposte lungo la Senna, oggi e domani sono ancora previste due prove del corteo delle nazioni. C’è il sole e solo adesso viene fuori che a fine giugno gli organizzatori si tenevano la testa tra le mani davanti alle previsioni del tempo che davano pioggia [ancora la France Press]. L’acqua della Senna allora non era balneabile e la portata del fiume aveva raggiunto picchi insoliti. «Entriamo in dirittura d’arrivo con enorme serenità» ha detto Tony Estanguet. «Tutti gli indicatori sono verdi per la Senna» ha aggiunto ieri dal centro stampa olimpico situato a Porte Maillot, dove ha lanciato un «Benvenuti a Parigi» alla stampa straniera che si stava insediando. 

Promette «una grande festa popolare», lo ha detto pure a un inquieto Isaac Herzog, il presidente israeliano che sarà a Parigi per l’apertura, Gérald Darmanin ha detto a France 2 che la delegazione d’Israele sarà «pienamente protetta dalla polizia francese 24 ore su 24, anche gli arbitri» dopo le minacce di morte arrivate. Ha espresso il suo disgusto, così l’ha chiamato, per l’atteggiamento del deputato dell’Insoumis Thomas Portes, uscito a dire che «gli atleti israeliani non sono i benvenuti ai Giochi olimpici di Parigi» chiedendo una mobilitazione. «Così sta mettendo un bersaglio sulla schiena degli atleti» ha detto Darmanin. Ogni Olimpiade porta la sua pena. 

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