Gundogan è il calciatore preferito dai calciatori

  Durante l’ottavo di finale della Germania, l’altra sera, Jack Grealish non è riuscito a resistere. Ha preso il telefono e ha messo una storia su Instagram. Grealish è uno dei calciatori inglesi dalla tecnica più raffinata. Il ct Southgate l’ha lasciato a casa. Potrebbe essere malmostoso, oppure potrebbe essere al mare, deluso, affranto, nauseato da questo mondo, me meschino, me tapino, eccetera. Invece niente, invece Grealish sta guardando gli Europei, mendicante di bellezza come tutti quelli che cercano di salvarsi in qualche modo. 

Grealish ha preso il telefono e su Instagram ha scritto che è inspiegabile, davvero impossibile da spiegare quanto sia forte Gundogan. «Uno dei migliori con cui abbia mai avuto il piacere di giocare» ha scritto, e non aveva alcun obbligo di fare un complimento, proprio nessuno, non sono più compagni, non sono dello stesso paese, non ci sono questioni di marketing, di campagna acquisti, niente di niente. È ammirazione. Punto. 

Non è un fenomeno isolato. The Athletic è andato anzi a ricostruire e approfondire, perché Gundogan non è mai stato il miglior giocatore della sua squadra, ma è sempre stato un giocatore che i migliori giocatori vogliono avere accanto. Da quasi 15 anni, Gundogan è il calciatore preferito dai calciatori – che è la formula meravigliosa scovata dalla rivista americana per definire il capitano della Nazionale tedesca. E dunque: in modo più comune: Di cosa parliamo quando parliamo di Ilkay Gundogan?.

The Athletic se lo è fatto dire da chi lo ha conosciuto. Bernardo Silva, per esempio. «La gente – parole del portoghese – potrebbe pensare che io sia di parte perché è un mio grande amico, ma è stato uno dei più grandi privilegi della mia carriera condividere lo spogliatoio con lui. È un ragazzo che sa fare tante cose diverse. Può giocare come numero 6, numero 8, numero 10, io lo preferisco quando gioca vicino all’attaccante, perché è molto bravo a trovare quegli spazi nel posto più difficile dove giocare a calcio, tra le pieghe delle linee»

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Secondo la società di analisi dei dati Impect, quando Gundogan è in possesso di palla supera in media 30 avversari a partita nella Champions. Si tratta del terzo numero più alto dietro Rodri e Federico Valverde [31]. 

Trovare spazi da centrocampista avanzato – scrive The Athletic – è come governare una nave in una tempesta. La velocità di elaborazione richiesta è eccezionale.

Un altro ex compagno di squadra al Manchester City, il difensore Aymeric Laporte , dice che gli viene da paragonare Gundogan con David Silva, «che era bravo quanto lui o addirittura migliore in quest’aspetto, oppure a Phil Foden nella generazione più giovane. Fanno la differenza semplicemente per come controllano la palla. in un secondo hanno un’immagine mentale della squadra».

Gudogan è nato a Gelsenkirchen, la terra del carbone di Germania, padre minatore, ma in una squadra di calcio – dice la rivista americana – interpreta il ruolo del petrolio. Uno dei fondatori della società Impect è Jens Hegeler, ex calciatore e compagno di squadra di Gundogan a centrocampo nel Norimberga 2010-11. Hegeler ha un cognome da filosofo e filosofeggia dicendo che quando gioca Gundogan «c’è meno caos in campo, un ordine che in qualche modo è creato dal suo posizionamento, dalla sua calma, dal suo modo di sostenere i compagni»

Tutti insistono sul fatto che l’intelligenza di gioco di Gundogan è intuitiva, una dote naturale, ma è passata a un livello superiore da quando ha lavorato con Klopp e Guardiola. In realtà, quando si parla di abilità tecnica, quella in cui eccelle maggiormente Gundogan è molto più sottile. Più nascosta. Hegeler dice che a noi viene da associare la parola tecnica con un dribbling di Maradona, una ruleta di Zidane, una sterzata di Cruyff. Quando parliamo di Gundogan, invece, siamo in un altro campo. La scelta del piede. Ecco, nella scelta del piede da usare, Gundogan è insuperabile. «Nessun altro giocatore al mondo – dice – sceglie il piede giusto così spesso per effettuare il miglior primo tocco in qualsiasi situazione. Lui decide meglio di tutti e prima di tutti se stoppare di sinistro, controllare di destro e avanzare di sinistro, oppure l’opposto. È qualcosa che sembra facile, ma dopo, non ci fai neppure caso, sembra facile perché è fluido, perché lo fa bene». In effetti, chi ci aveva mai pensato.  

 

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