La NBA nell’età dell’equilibrio. O forse stiamo già entrando nell’età dei Celtics

   Sei stagioni, sei campioni diversi. Non è il campionato di Karl Marx. È il regno del capitalismo applicato allo sport. È la NBA che per diventare più ricca, per attrarre sponsor e investimenti, sa di non poter vendere un campionato con lo spoiler. Boston vs Dallas è la finale che ancora una volta racconta questo sforzo. I Mavs non vincono il titolo da 13 anni. I Celtics sono l’equivalente del Real Madrid calcistico nella pallacanestro americana, nessuna franchigia ha vinto più anelli di loro, eppure il più recente porta la data del 2008, ed è stato il solo negli ultimi 38 anni. 

Un panorama di questo tipo non capita. Non succede. Lo costruisci. Ne scrive in queste ore di attesa delle finali John Hollinger su The Athletic facendo notare una serie di elementi, un’ulteriore prova dell’equilibrio che governa la lega. Le squadre teste di serie cinque, sei, sette e otto hanno raggiunto le finali di Conference nelle ultime due stagioni. È dal 2019 che non arriva in finale una della due squadre con il miglior rendimento della stagione regolare: quella volta fu Toronto. 

Siamo in una nuova era di alternanza? E se sì, per quanto tempo continuerà?.

 

La NBA non ha avuto campioni in grado di ripetersi dal 1970 al 1987, diciotto stagioni consecutive senza un bis, prima che i Los Angeles Lakers ci riuscissero nel 1988. Ma nove dei 18 titoli di quel periodo sono stati vinti o dai Lakers o dai Celtics. Il vero termine di paragone con quanto sta accadendo, dovremmo allora rintracciarlo in quanto successe fra 1975 e 1980, cinque campioni diversi in sei anni. Negli ultimi sei anni abbiamo avuto la prima volta dei Raptors e la prima dei Denver Nuggets, abbiamo avuto il ritorno dei Milwaukee Bucks dopo mezzo secolo, i Lakers al vertice per la prima volta dal 2010. 

The Athletic fa poi notare la questione dell’imprevedibilità scoperta nei playoff, con un’abbondanza di squadre qualificate partendo da una testa di serie inferiore.  Hanno vinto 13 delle ultime 20 semifinali di Conference (65%), ma al turno precedente i più forti ancora non si fanno sorprendere: 8-40 al primo turno dal 2019. È quando restano in corsa otto squadre che può succedere di tutto, i margini tra loro – scrive The Athletic – diventano sottilissimi.  

Tutti i campioni tranne uno negli ultimi 44 anni hanno vinto almeno 52 partite in stagione. La statistica reggerà anche stavolta se l’anello dovesse andare a Boston, avrà una seconda eccezione se invece la spunta Dallas. Le tre squadre a Ovest che soddisfacevano questo criterio – Oklahoma, Denver e Minnesota – sono saltate prima della finale, e proprio i Mavs ne hanno battute due.

 

  Beati loro, uno pensa. Sbagliato. Non beati loro, ma bravi a costruirselo, un quadro così. Spiega The Athletic che il nuovo accordo di contrattazione collettiva sembra concepito per far sì che l’attuale contesto continui ancora per un po’. Le regole sono state progettate per tenere a freno i big spender e per costringere le squadre d’élite a prendere decisioni difficili ogni volta che le loro stelle passano da un accordo firmato da rookie a un’estensione. Vedremo come se la caveranno nei prossimi anni, ma le regole sembrano incentivare anche le squadre più spendaccione a darsi un limite, a firmare contratti biennali per evitare sanzioni più severe.

 

Tutto questo bel ragionamento, tutto questo elogio del modello NBA, andrebbe parzialmente in crisi con un successo di Boston, e probabilmente non esisterebbe se Jayson Tatum non si fosse infortunato alla caviglia nella prima partita di Gara-7 contro i Miami Heat un anno fa. Hollinger si domanda: Cosa diremmo oggi dinanzi a una nuova finale dei Celtics, se avessero vinto quel titolo? Ma non l’hanno vinto. Questo conta. Boston ha fatto sue 64 partite della stagione regolare – il numero massimo di vittorie da quando i Rockets arrivarono a 65 nel 2018 – e lo ha fatto con il quinto miglior margine di punteggio di tutti i tempi, una differenza media di più 11,3, con 12 successi su 14 nei playoff, il miglior attacco e la terza difesa. È anche la sola squadra che nei play-off ha saputo sopportare un grave infortunio. Le assenze di giocatori chiave possono essere una buona spiegazione per le eliminazioni di Clippers , Knicks, Bucks, Cavs e Pacers. Nonostante l’assenza di Kristaps Porziņģis negli ultimi due turni, i Celtics sono ancora qua. Così, dice The Athletic, stamattina tutti gli elementi sembrano raccontarci una nuova età dell’uguaglianza. Ma poi? Stiamo davvero entrando in una nuova era di equilibrio? Oppure la stiamo lasciando per entrare in un nuovo dominio dei Celtics?

 

  PROFILI

Bentornato Porziņģis

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Eccolo, allora Porziņģis. Passato anche da Dallas prima di trovare la sua dimensione più esatta a Boston. La sua ascesa a New York lo aveva reso il volto dei Knicks nel dopo Carmelo Anthony. È stato allora che si è rotto il legamento crociato anteriore, i Knicks lo hanno ceduto a Dallas e l’incontro con Dončić non ha funzionato. Racconta Jared Weiss, ancora su The Athletic, che una volta là dovette adattarsi alla superstar nascente. 

I loro compagni di squadra a Dallas sostenevano che Dončić e Porziņģis andavano molto d’accordo fuori dal campo, ma che il tempismo di un Dončić poco più che ventenne ha messo a dura prova l’alchimia in campo. Porziņģis ha accettato di lasciare a Dončić la leadership ma gli era difficile accettare di essere così fuori dall’azione. Porziņģis ha raccontato più volte di aver capito in fretta che non avrebbe funzionato

Così, Dallas lo ha mandato a Washington nel febbraio 2022, i compagni di squadra dei Wizards si aspettavano che avrebbe portato dell’ego in una squadra impantanata nella mediocrità. È stato un altro passaggio deludente. Quando Porziņģis è arrivato a Boston, ha avuto un lungo confronto con Joe Mazzulla. Si è sentito chiedere la disponibilità nell’adattarsi a nuove strategie. 

I Celtics – scrive The Athletic – volevano costruire una squadra versatile che potesse ruotare attorno a Porziņģis, al centro. Lui non aveva mai vinto una serie di playoff, ma a Boston pensavano che potesse essere la chiave per vincere l’anello

È l’unico giocatore nella rotazione dei Celtics a non essere mai stato in finale. Ma Mazzulla insiste. Dice che una finale è solo una partita come le altre. Ovviamente è un bugiardo. Ma lo sa pure lui.

 

NELLA NOTTE TRA 6 e 7 GIUGNO ORE 2.30 Sky: Boston vs Dallas [gara-1] | TRA 9 e 10 GIUGNO ORE 2 Sky: Boston vs Dallas [gara-2] | TRA 12 e 13 GIUGNO ORE 2.30 Sky: Dallas vs Boston [gara-3] | TRA 14 e 15 GIUGNO ORE 2.30 Sky: Dallas vs Boston [gara-4] 

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