24 maggio 1984. C’è una svolta nelle operazioni in corso per portare Diego Maradona in serie A. La Juventus sta aiutando l’Udinese a scambiare Zico con l’Argentino: glielo lascia un anno e poi lo prende in cambio di Boniek o Laudrup – L’attesa per Roma-Liverpool, finale di Coppa dei Campioni: il pericolo degli hooligans – Sandro Pertini mattatore tra Boniperti e Fraizzoli – Il governo Craxi alle prese con l’inflazione – La Palma d’oro di Cannes a Wim Wenders
È fatta. Forse. Pare. Anche Diego Maradona arriva in serie A, il campionato più bello del mondo. Mancava solo lui. Giocherà a Udine, e tra un anno nella Juventus. Stamattina la Gazzetta svela che questo è il patto fra Mazza e Boniperti, i presidenti delle due squadre. Quello dell’Udinese ha incontrato a Milano un emissario del Barcellona per portare avanti la trattativa più clamorosa: lo scambio di Diego con Zico. Un’operazione favorita e spalleggiata dalla Juventus. L’Udinese avrà subito un aiuto economico per prendersi Daniel Bertoni dalla Fiorentina, Soldà dal Como, Brio o Bonini o Prandelli dalla stessa Juventus, che ha già prenotato dai friulani Miano e Borin.
È come se si stesse muovendo un solo club. La trattativa è cominciata a Lugano ed è continuata ieri in un hotel di Milano, secondo la ricostruzione della Gazzetta. Per il Barcellona se ne sta occupando Maurizio Duarte. C’è una grande urgenza di firmare. Da tempo è annunciata la chiusura delle frontiere tra un anno. David Messina scrive che quando Diego cambierà la larghezza delle strisce sulla maglia, spostandosi da Udine a Torino, la Juventus rimborserà l’Udinese per il fastidio con Boniek o con Laudrup, nel frattempo parcheggiato alla Lazio. “L’operazione – dice – è già stata studiata in tutti i suoi dettagli e avviata concretamente”.
Solo che.
Solo che all’improvviso, fra queste righe così perentorie, sotto un titolo così netto, spunta un neo – forse una notizia arrivata a tarda ora in redazione, chi lo sa. Scrive Messina: “Essa tuttavia è tanto complessa ed articolata che potrebbe ancora saltare al primo intoppo. E che di intoppi siano destinati ad incontrarne ancora tanti l’Udinese e la Juventus, è dimostrato dal fatto che, ieri stesso, il Napoli ha fatto un ennesimo tentativo per soffiare loro Maradona, agganciando il Barcellona e il Torino è tornato invece insistentemente alla carica per Zico. È stato il d.s. granata Luciano Moggi, personalmente, ad avvicinare a Milano lo stesso presidente dell’Udinese Lamberto Mazza ed a rinnovargli le proprie offerte per il fuoriclasse brasiliano. Mazza ha dato a Moggi una risposta interlocutoria, in attesa ovviamente degli sviluppi delle trattative con il Barcellona. Al Torino tuttavia potrebbe dare Zico solo se in cambio ottenesse gente come Schachner, Galbiati, e forse lo stesso Dossena o tanti, tanti soldi.
Un’ultima annotazione: a questo punto appare inequivocabile che il Barcellona ha deciso di vendere Maradona, su sollecitazione dello stesso giocatore. Maradona, in Spagna, è stato squalificato per tre mesi e non potrà partecipare neppure alle amichevoli di preparazione alla prossima stagione agonistica. Egli è inoltre depresso per il fatto che è stato separato dal suo mentore ed amico, l’allenatore Menotti, esonerato, Di rimanere ancora in Spagna dunque Maradona non se la sente e il Barcellona, da parte sua, sarebbe ben lieto di sostituire il malinconico argentino con uno Zico più vecchio di otto anni ma disponibile immediatamente e di sicuro più esperto sotto rete”.
Di tutto questo non c’è traccia in Spagna. Il Mundo Deportivo cita Maradona solo una volta in tutto il giornale. Lo fa per dire che Diego ha confermato alla redazione che parteciperà alla tournée del Barcellona negli Stati Uniti, partenza domani. Ha ancora dolore al ginocchio, in allenamento si è riaperta una delle ferite, ma ha confermato che sarà con i compagni di squadra. Quanto alla squalifica di tre mesi, il Mundo Deportivo racconta che Diego ha scritto una lettera a Juan Carlos di Borbone, chiedendo scusa per la rissa nella finale di Coppa del re. «Non mi sarei dato tregua – sono le parole attribuite a Maradona – gli dovevo una spiegazione».
Stop. Niente della Juve, niente dell’Udinese, niente del Napoli. L’azione di disturbo di Ferlaino è confermata invece da Giorgio Gandolfi su La Stampa. “Ha inviato un emissario a Barcellona. Il dirigente è partito ieri con un incarico delicato, riuscire a ottenere Maradona per due anni in «leasing». Ferlaino è disposto a sborsare dieci miliardi, almeno a parole. L’operazione sembra improbabile anche perché Maradona interessa sempre alla Juventus”.
Il nome che si fa in alternativa è quello di Edinho, evidentemente in esubero a quel punto a Udine. Andrebbe a Napoli a prendere il posto lasciato libero da Krol.
L’altra grande operazione di cui si parla da giorni è la cessione di Giordano da parte della Lazio. A Boniperti la Lazio ha detto di volere Briaschi o Galderisi; Bivi o Serena; Bonini, Limido o Tagliaferri; Caricola, Laudrup per altri due anni e la seconda meta del difensore Filisetti. Mezza squadra. Allora si è inserita anche la Roma, dice la Gazzetta. Ma questo è un romanzo. Dino Viola ha detto a Chinaglia che “può liberamente pescare nella rosa dei giallorossi in cambio di Giordano e Manfredonia”.
LA POLITICA
Pertini dice che si spende troppo per gli stranieri
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Boh. Forse dice bene il presidente Sandro Pertini. Al presidente dell’Inter Fraizzoli ha chiesto: «Come mai spendete tanti soldi per gli stranieri? Possibile che non ce ne siano di italiani buoni a
prezzi minori?».
Si sono parlati alla grande giornata di festa dello sport italiano, un max ricevimento al Quirinale per tutti i premiati in mattinata al Coni, le stelle al merito sportivo e le medaglie al valore atletico. Al Foro Italico s’è notata l’assenza di Bettino Craxi, il capo del governo, impegnato alla Camera per la votazione sul decreto anti-inflazione. Pertini ha avvicinato il capo dello sport italiano, Franco Carraro, e fuori dal protocollo [“coglieva tutti di sorpresa” scrive la Gazzetta] gli ha fatto: «So che lei è in predicato di assumere un altro incarico di carattere politico e quindi potrebbe lasciare il CONI. Dia retta a me, non entri nella zona politica che ci lascia le penne. Non le conviene lasciare il CONI che sta guidando con molta passione e competenza e dove è benvoluto da tutti».
Carraro ha accennato un sorriso al modo suo, con una piega della bocca, mentre Pertini inseguiva Boniperti per chiedergli notizie del Genoa, la squadra per cui fa il tifo e che «adesso va male». Boniperti lo ha interrotto: «Ma no, non va male, è sempre una buona squadra». E Pertini: «Perché mi dice che va bene se è sceso in serie B? Lo sa cosa significa in Italia andare in B? È un inferno, una umiliazione. Non cerchi di farmi coraggio con le bugie».
Craxi ha altro per la testa. Allo scadere di cento giorni di durissime battaglie parlamentari che hanno già portato alla decadenza del primo provvedimento, il governo ha strappato ieri il sì della Camera (329 voti contro 256) al decreto-bis che taglia la scala mobile. Lo scontro riprende ora al Senato. Craxi lo ha chiamato il «timbro», l’Unità stamattina lo attacco per questo termine dispregiativo nei confronti del Parlamento, “in un clima di tensione, di perduranti polemiche tra gli alleati e anche di qualche nuovo segnale di dissenso nella maggioranza: ammesso che tutti i missini abbiano votato contro, una ventina di deputati del pentapartito hanno unito i loro voti a quelli dell’opposizione”.
L’inflazione continua ad aggirarsi tra l’11 e il 12 per cento, un ritmo che non consentirà di mantenere i prezzi entro i tetti programmati. In alcune città, la corsa agli aumenti è ripresa in modo ancora più sostenuto. E tutto ciò nonostante il calo del prezzo del gasolio. In testa alla classifica dei prezzi di maggio è Milano (+1%, +12,1 alla fine dell’anno), aumenti minori si sono registrati a Torino (+0,4%; +10,9). Su valori intermedi sono Trieste e Bologna (+0,7%; +11,5%).
ATTESE
La Coppa Campioni a Roma con gli hooligans
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È sorprendente la disinvoltura sul mercato che viene attribuita a Dino Viola. Scegli liberamente i giocatori che vuoi, avrebbe dunque detto a Chinaglia per avere Bruno Giordano. Eppure fra una settimana quei giocatori devono andare in campo all’Olimpico per la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool.
Stamattina la Gazzetta racconta la violenza del tifo nel calcio inglese. Gli ultrà più estremi si chiamano hooligans. “Non più tardi di tre mesi fa – scrive Giancarlo Galavotti da Londra – hanno seminato il terrore a Parigi, dove erano calati in massa al seguito della loro nazionale. Dove vanno lasciano il segno ed è anche per loro (soprattutto per loro) che i tifosi – quelli veri – disertano gli stadi inglesi. Per paura”
La Gazzetta racconta in una pagina da dove arriva questa violenza. Ieri era altissimo l’allarme per il ritorno della finale di Coppa UEFA fra Tottenham e Anderlecht, più di 700 poliziotti schierati, cinque volte di più del solito. Il Daily Express aveva parlato alla vigilia di un piano degli inglesi per vendicare la morte di un compagno nella trasferta di due settimane fa a Bruxelles.
“Il fenomeno del teppismo – scrive Galavotti – è fondamentalmente correlato ai ceti sociali meno abbienti: la Gran Bretagna contemporanea e il Paese europeo con una stratificazione di classi tradizionali molto più marcata rispetto alle altre nazioni della Comunità e i circa quattro milioni di disoccupati, soprattutto nei quartieri più poveri della capitale e in quella che era la regione della rivoluzione industriale (con i centri di Birmingham, Manchester e Liverpool), accentuano il divario tra benestanti-colti e poveri-incolti”.
È la tesi appena pubblicata, una documentatissima ricerca di tre sociologi dell’Università di Leicester. Uno di loro, John Williams, ha vissuto in questi ultimi cinque anni tra gli hooligans, partecipando in incognito a molte delle loro spedizioni. Lo studio racconta la provenienza dai quartieri popolari, “abitati dalle classi lavoratrici, dove sin dalla più tenera età i bambini giocano senza controllo da parte degli adulti. In tali condizioni, età e forza fisica sono estremamente importanti, e l’abilità e le doti di difesa personale e aggressione sono valori fondamentali per i giovani. Si crea cosi una gerarchia ben definita tra le bande, a livello di strada, quartiere, città, fino a regione e nazione, con alleanze sui diversi piani, a seconda dell’avversario: se una squadra londinese riceve una compagine del Nord, è normale che le varie bande della capitale si mettano insieme contro i tifosi in trasferta; e tutti i teppisti dell’Inghilterra possono coalizzarsi per un viaggio all’estero, indipendentemente dalla squadra della loro fede”.
La ricerca dei tre sociologi sostiene che la maggior parte degli hooligans abita nella regione di Londra, e si paga il viaggio rubando nei supermercati. “Una parte di loro – scrive la Gazzetta – ha stretti rapporti col National Front, l’organizzazione neonazista inglese”.
In vista della partita all’Olimpico della prossima settimana, dà un po’ di sollievo il secondo pezzo in pagina. “Tra le squadre inglesi, il Liverpool è quella che ha i tifosi più corretti. Allo stadio di Anfield gli incidenti sono rari, e comunque di quantità e portata irrisorie, rispetto a quelli che si verificano con terrificante frequenza in occasione delle partite delle squadre londinesi”.
Non è che sono dei santi. Nel maggio del ’77 si mascherarono da tifosi del Saint-Étienne per infiltrarsi tra loro, facendo sparire in massa i portafogli. A Parigi tre anni fa cento di loro furono arrestati dalla celere francese per violenze varie prima della finale di Coppa dei Campioni, non avevano il biglietto e volevano entrare comunque allo stadio.
VOCI
Socrates a Firenze non avrà freddo
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➣ Perché Firenze?
«Perché mi piace Firenze, mi piace la Fiorentina. Firenze è una città ricca d’arte, di cultura. Mi stimola l’idea di vivere una simile esperienza. Poi va bene anche per la mia famiglia e soprattutto per i miei figli, Firenze farà senz’altro bene a tutti. Non solo ma nella città toscana spero di poter lavorare in ospedale e rifinire la specializzazione in ortopedia. A Firenze c’è un ottima scuola di
ortopedia».
➣ Quali altre società italiane ti avevano contattato, prima?
«L’anno scorso la Roma, ma non era ancora arrivato il momento di lasciare il Brasile. Quest’anno ho avuto contatti solo con l’Inter ma si trattava solo di un primo approccio. Si vede che con Rummenigge hanno sistemato tutto. Poi è arrivata la Fiorentina e abbiamo concluso subito».
➣ Come mai i giornali hanno annunciato tante visite e contatti?
«A me piace parlare soltanto sui fatti concreti e con le persone giuste. Molti mi hanno telefonato
dicendomi di essere emissari di questo o di quello. Ho dovuto cambiare il numero del telefono».
➣ Gli altri giocatori brasiliani che già giocano in Italia si sono lamentati del freddo.
«È solo questione di ambientamento, non penso che ci saranno grandi problemi. Basterà coprirsi bene».
[intervista di gerardo landulfo, Guerin Sportivo]
CULTURA
La Palma d’oro di Cannes a Wenders
Ma all’Unità è piaciuto Herzog
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“Lo avevamo conosciuto due anni fa a Milano, reduce dalla sconvolgente esperienza di Nick’s Movie e dalle grane produttive di Hammett, e qui a Cannes ci è sembrato un altro uomo. Ma essendo un taciturno, quando gli si parla di Palma d’Oro sorride, fa le spallucce e tace. Per lui, parla Harry Dean Stanton, lo stupendo protagonista di Paris, Texas. «Un premio al film? Fantastico! Un premio a me? Ancora più fantastico! E un riconoscimento a un film che potrebbe cambiare la mia carriera. Sono sicuro che Paris, Texas è il mio film migliore. Dici che la stampa italiana lo adora? Grazie, grazie davvero».
Il cronista lascia il festival con la bocca amara, sicuro com’è di aver visto solo il dieci per cento di ciò che Cannes propone al pubblico. Ma sia concesso anche a noi, prima di chiudere, di assegnare la nostra personale Palma d’Oro al personaggio più affascinante tra quelli che abbiamo incontrato e intervistato. Conserveremo un ottimo ricordo di Wenders, di Vanessa Redgrave, di due patriarchi come Leone e Huston, ma il nostro premio particolare va a Werner Herzog, l’autore di Dove sognano le formiche verdi. Non dimenticheremo mai la faccia con cui, in chiusura di intervista, ci ha detto: -Ti dispiace se ti lascio? Devo andare a comprarmi un paio di scarpe prima che chiudano i negozi. Sono arrivato ieri dal Nicaragua e mi sono avanzate solo queste vecchie scarpe da tennis. Forse a quest’ora Herzog è già sull’Himalaya per un nuovo film, una nuova avventura. A personaggi simili vorreste andare a chiedere cosa pensano della Palma d’Oro?”
[di alberto crespi, l’Unità, 24 maggio 1984]
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